Biliardo sott’acqua di Carol Bensimon

C’è un’assenza così pesante da diventare addirittura palpabile e carnale in Biliardo sott’acqua di Carol Bensimon, prima autrice straniera nella collana che la casa editrice Tunué dedica ai romanzi.
È l’assenza di Antônia, morta in un incidente stradale, che in poco meno di centoquaranta pagine traccia il resto della vita di chi l’ha conosciuta e amata.

Biliardo sott’acqua

Antônia e un incidente mortale sono due cose che non hanno senso, insieme.

Antônia era bella, brillante, intelligente, spiritosa, molto amata e desiderata. Una perla di ragazza, finita fuori strada di notte mentre tornava da un club esclusivo.
Probabilmente ubriaca.

Il problema è che Antônia è sempre stata troppo per quella casa. La casa color salmone con dentro una famiglia che cercava di capirsi. Un’automobile inizio anni Novanta, rossa quel tanto da farla sembrare un giocattolo, e una manina sul sedile posteriore che mi salutava da dietro un finestrino. Un ragazzo problematico, un padre chiacchierone, una madre che ascoltava Julio Iglesias, gite al mare, piscina nei pomeriggi estivi, il ragazzo si lasciava crescere i capelli, il padre era un puttaniere, la madre annaffiava i fiori, più rumore di quando la gente riuscisse a ignorare, un gran viavai di donne di servizio, il ragazzo cercava di rialzarsi da terra, il padre innaffiava le sue puttane di champagne, la madre prendeva lezioni private di spagnolo, tutti a litigare contemporaneamente invece di provare a dimostrare di meritarsi Antônia, di modo che Antônia e fosse qualcosa di più di un piccolo caso, di un piccolo miracolo.

Nessuno riesce a spiegarsi come mai una ragazza come lei abbia fatto quella fine.
Bernardo, per esempio, la conosceva da sempre e da sempre l’amava, standole al fianco come amico, in una di quelle relazioni sempre al limite dello sbocciare di un amore, che diventano trappole soffocanti e invalicabili perché passione non diventeranno mai.
Lui davvero non sa cosa pensare di quella tragica notte, perché lui Antônia la conosceva bene e no, lei non era tipo da finire così, morta per colpa di una leggerezza, quei pochi chilometri di velocità in eccesso che l’hanno fatta volare via.

Prima di Antônia avevo perso un porcellino d’India, la mia unica esperienza di morte era stata con quello. E nemmeno in modo tragico come spesso capita, tipo calpestato da un padre distratto o per aver ingerito un qualche cibo altamente sconsigliato per un porcellino d’India, o ancora dentro il forno a microonde, che ci si creda o no è una roba che può benissimo succedere. È durato più di quanto durano di solito questi piccoli animali stupidi e domestici, e da morto mi è sembrato non poi così diverso che dal vivo. Si tratta solo di una mia interpretazione, certo, sia all’epoca (era un bambino maturo) sia adesso, perché dubito che essere morti o vivere in gabbia faccia molta differenza.

E pure Camilo, il fratello di Antônia, non capisce come mai sia toccato a lei, quando era lui la pecora nera di quella famiglia apparentemente perfetta ma così profondamente disagiata.
Lui che, tra sigarette e altro, ha sempre avuto la mente annebbiata; lui che trova pace solo mettendo le mani nei motori delle auto, che si sente vivo nel farle funzionare e sa che da un tocco al posto sbagliato possono dipendere molte cose.

Cazzo. È morta Antônia. Il peggio è quando inizia il giorno e ti tocca ricordarti che Antônia è morta, una cosa a cui ho pensato tutto il tempo ieri, l’altro ieri e anche il giorno prima, non importa, ogni nuovo giorno è il punto zero, e quindi il fatto che mia sorella è morta arriva sempre di sorpresa, una sorpresa scioccante che si ripete e si ripete. Fra l’altro può capitare anche in piena notte. Ti alzi per andare in bagno e non appena la testa riprende a funzionare eccoti lì di fronte alla vecchia novità.

Infine c’è Alexandre, che tutti conoscono come Il Polacco. Gestisce il bar davanti alla casa di Antônia e di lei ha visto anche l’invisibile, anche quello che altri non riuscivano nemmeno a immaginare.
Perché Antônia, come tutti noi, non era perfetta, non era divina, non era intoccabile.
Antônia, come ogni essere umano, aveva segreti da nascondere e paure da affrontare.

C’è qualcosa di cretino in tutto ciò, che un libro duri più di una persona, un libro che magari è stato un albero e anni fa ondeggiava senza muoversi dal suo posto. È di carta. Potrei strapparlo anche subito. Potrei buttarlo nell’immondizia e aspettare che lo spediscano al centro riciclaggio. Ha comunque più possibilità di sopravvivere com’è, che trasformarsi in qualcos’altro. Antônia invece si trasforma in qualcos’altro, perché qualcos’altro prima si è trasformato in lei, ma cosa importa avere polvere di stelle nelle ossa o finire in fondo al mare sotto forma di particelle infinitesimali?

Nonostante una scrittura articolata e complessa, è un vicenda a togliere quella narrata da Bensimon, che gioca tutte le sue carte tra le assenze (di Antônia, della speranza, di un futuro, dei ricordi del passato, di sorrisi facili e leggeri) e i non detti (amori inconfessabili e misteri inaspettati), riempiendo gli occhi dei lettori di personaggi mediocri, in fuga e inadatti a vivere, persi nelle proprie inettitudini e incapaci di sentire appieno il dolore del lutto.
Un romanzo corale dai riflessi così sfuggenti e indefinibili da apparire quasi lynchiano, a tratti inquietante e profondamente rivelatore di ciò che si nasconde dietro le apparenze del mondo.
La partita a biliardo che dà vita al titolo si gioca fino all’ultima pagina, dove non ci saranno vincitori né vinti, dove nessuna buca inghiottirà il passato e nessuna stecca lancerà il futuro.

Biliardo sott'acqua di Carol Bensimon

un libro per chi: non si accontenta

autore: Carol Bensimon
titolo: Biliardo sott’acqua
traduzione: Daniele Petruccioli
editore: Tunuè
pagg. 137
€ 14

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