Il canto della fontana di Marzia Verona

Anno nuovo, vita nuova!
Dite la verità, anche voi ogni anno fate una lunga lista di buoni propositi, nella quale elencate i vostri desideri per migliorare le vostre giornate e il vostro benessere, magari sognando di fuggire alla quotidianità e iniziare tutto da capo, in altri luoghi e nuove circostanze.
Io, per esempio, ogni giorno sogno una vita montanara, lontana dallo smog di Milano, immersa nel verde dei boschi, profumata di legna che brucia nel camino e di aria frizzante e rarefatta.
Sarà anche per questo sogno ormai ossessivo che ho voluto leggere Il canto della fontana, romanzo breve di Marzia Verona, pubblicato dalla piccola casa editrice Pentàgora.

Il canto della fontana

Emiliano Donati vive in una grande città e fa il giornalista.
Orfano di entrambi i genitori, morti in un incidente stradale quando era ancora bambino, non ha particolari interessi oltre alla vita virtuale in cui s’è rifiugiato.
Commentatore seriale da social, leone da tastiera sempre pronto a gettarsi in lunghe quanto inutili discussioni, Emiliano non si accorge che la compagna Antonella s’è ormai stancata di lui, al punto da lasciarlo con un annuncio plateale su Facebook.
Preso alla sprovvista, perché ormai incapace di relazionarsi in una vita reale con persone vere, il giornalista inizia a mettersi in discussione, rifugiandosi in lunghe passeggiate tra i monti, alla ricerca di se stesso e della pace perduta.

Durante una di queste lunghe escursioni, Emiliano scopre un piccolo villaggio abbandonato, Vignali.
In una delle case ormai disabitate, trova un biglietto lasciato dall’ultimo abitante, che lo invita a prendersi cura di quel luogo che gli ha dato ospitalità.

Mi restava da esplorare l’ultima casa prima di ritornare sui miei passi. Era completamente in pietra, costruita contro la roccia a gradini che avevo sceso per arrivare alla fontana.
Ripresi lo zaino come per ripartire e risaliti, portandomi a livello dell’ingresso: anche in quel caso la porta era solo accostata, ma l’interno era spoglio, i muri avevano le pietre a vista, allineate perfettamente le une alle altre. C’era un’aria secca, pulita, senza quel senso di umido e odore di muffa che il più delle volte avevo incontrato entrando in quegli ambienti. Da un capo all’altro della stanza penzolava uno strano cordone di stoffa, che subito non identificai per quello che era, cioè una grossa amaca dalla fattura esotica. Toccai quell’inconsueto intreccio di materiale colorato e mi stupii che non si disgregasse sotto alle mie dita. Non ero mai salito su di un’amaca in tutta la mia vita, così mi sfilai lo zaino e anche gli scarponi, per fare la prova. Goffo e titubante, mi accinsi a sistemarmi su e improvvisamente mi ritrovai avvolto da un abbraccio morbido e leggero. Il senso di pace già provato all’aperto si trasformò in una sensazione indescrivibile di leggerezza, ma nello stesso tempo venni avvolto da un torpore che pareva frutto di mesi di insonnia, il che non si discostava troppo dal vero.
Nel lieve dondolio dell’amaca, chiusi gli occhi e, prima ancora di rendermene conto, mi addormentai.

Rientrato in città dopo quel sonno ristoratore, Emiliano si rende conto di non riuscire più a vivere senza poter vedere il cielo, privo del silenzio dei monti e del rigoglioso verde dei prati.
È così che la decisione viene presa in pochi attimi: si trasferirà a Vignali e cercherà di sopravvivere seguendo il ritmo delle stagioni, diventando autosufficiente e in totale armonia con la natura.

È una scrittura d’altri tempi quella di Marzia Verona, un romanticismo ottocentesco che rimette la natura al centro del mondo e pone l’uomo nella posizione di suo devoto ammiratore.
Una lettura piacevole, rapida e senza grandi pretese ma capace di instillare dubbi su questa nostra vita fagocitata da apparenza e vanità, da burocrazia e scadenze, da rabbia e discussioni.

A volte, voler capire a tutti i costi è un inganno. Non sempre c’è qualcosa di migliore, dietro all’apparenza.

Il canto della fontana di Marzia Verona

un libro per chi: è rimasto colpito dalla vita di Chris McCandless, protagonista di Into the wild, il film diretto da Sean Penn

autore: Marzia Verona
titolo: Il canto della fontana
editore: Pentàgora
pagg. 119
€ 12

4 comments

  1. Direi anche una forte assonanza con Il ragazzo selvatico di Cognetti, uscito per Terre di mezzo, che infatti pure lui cita Chris McCandless
    Buon anno, Elena! Pieno di storie e soddisfazioni

  2. Ho ordinato “Il Canto della Fontana” giusto qualche giorno fa e non vedo l’ora di leggerlo! Anch’io sogno di cambiare vita e trasferirmi a vivere in montagna, chissà che prima o poi non ci riesca davvero 😉

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