Un’isola di Karen Jennings

Sulla copertina di Un'isola di Karen Jennings c'è l'illustrazione di una figura umana stilizzata che nuota in un oceano blu

Articolo a cura di Metella Orazi.

Fazi pubblica per la prima volta in Italia l’ultimo libro di Karen Jennings, autrice nata a Città del Capo da madre di lingua afrikaans e padre inglese, che con Un’isola è stata finalista del Booker Prize.

Un’isola

Samuel è ormai anziano e vive da circa vent’anni completamente solo su una piccola isola al largo della costa africana, dove lavora come guardiano del faro.

Le sue mansioni come custode dell’isola sono svariate e costanti, ha sempre da fare, ripulire la spiaggia da ciò che arriva dal mare, sistemare se possibile le crepe nelle recinzioni, pulire i vetri del faro e così via fino ad aspettare ogni tanto i rifornimenti di cibo che gli vengono portati dal continente. La routine delle sue giornate viene spezzata quando trova sulla spiaggia un cadavere.

Era la prima volta che un fusto di petrolio finiva a riva, tra i ciottoli sparsi qua e là. Nel corso degli anni il mare aveva portato sull’isola altre cose – brandelli di maglie, pezzi di corda, coperchi di portavivande rotti, tracce di materiale sintetico fatte per sembrare capelli. Erano arrivati anche dei corpi, come quello di oggi. Era disteso in tutta la sua lunghezza accanto al fusto, con mano protesa in avanti, come a indicare che avevano fatto il viaggio insieme e non volevano essere separati.

Quello che Samuel ha scambiato per uno dei vari corpi dei profughi restituiti dal mare, è in realtà un uomo che respira ancora e che lentamente sembra riprendersi. Senza parlare la stessa lingua il naufrago si affida a Samuel e cerca di chiedergli aiuto.

Questa presenza inaspettata sconvolge la quotidianità di Samuel, un uomo che ha deciso di mettere un muro tra lui e il mondo rifugiandosi sull’isola e che ora sente invadere lo spazio protetto in cui a lungo è vissuto.

Il corpo, la fisicità del naufrago che supplica cibo e protezione, innesca in Samuel una serie di ricordi sulla vita precedente, quando era giovane e vedeva il suo Paese piegarsi ai colonizzatori, finendo poi per cadere completamente nelle mani di un dittatore, quando credeva che si potesse lottare per un ideale.

Era di nuovo un bambino, nella vallata verde, che però non era più verde. Arancione e nero e fiamme, le piantagioni e il raccolto che garantivano la sussistenza a ciascuna casa distrutti. Uomini in uniforme marciavano sulle strade di terra battuta con fucili e tizzoni, dando fuoco a tutto ciò che era stato piantato e costruito

La storia si svolge in quattro giorni, mentre il passato doloroso di Samuel è ricostruito attraverso continui flashback. Sull’isola la convivenza con l’uomo assume una natura ambivalente: da una parte Samuel ne beneficia perché può essere aiutato nelle mansioni pesanti, dall’altra ha paura che qualcosa possa venirgli sottratto.

Jennings è abile nel mantenere un tono asciutto e sospeso nell’attesa di qualcosa che deve fatalmente accadere. 
Un’isola è l’interessante racconto di un uomo che si confronta con la sua storia alla ricerca di un approdo nel ventre della natura, bellissima e indifferente alle sofferenze umane.

Sulla copertina di Un'isola di Karen Jennings c'è l'illustrazione di una figura umana stilizzata che nuota in un oceano blu

un libro per chi: crede con John Donne che «Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te»

autrice: Karen Jennings
titolo: Un’isola
traduzione: Monica Pareschi
editore: Fazi
pagg. 191
€ 18

Chi ha scritto questo post?

Marchignola (marchigiana+romagnola), vive al mare, che ama in tutte le stagioni.
Per quasi vent'anni è stata libraia e ora, pur senza libreria, continua a pensare e agire da libraia: parla di libri, fotografa i libri che vorrebbe e quelli letti per ricordare di averli letti e continua a impilare libri su libri che forse un giorno leggerà.
Ama i gatti, i viaggi, la storia dell’arte, il cinema e il teatro, insomma, tutto ciò che racconti il mondo.
Crede fermamente nel potere delle storie e della condivisione, perché se la lettura è un atto solitario, i libri sono fatti apposta per creare connessioni. Non chiedetele di scegliere un libro preferito, potrebbe entrare in crisi, cambiando idea di continuo.

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