Heidi di Francesco Muzzopappa

Un Muzzopappa all’anno, vi toglie ogni affanno!
Per fortuna che il nostro eroe della letteratura comica e satirica, non ci lascia mai troppo a lungo senza le sue parole.
A un anno di distanza da Dente per dente, in cui lo scrittore pugliese prendeva di mira le bizzarrie del mondo dell’arte contemporanea, da oggi in libreria troviamo Heidi, il nuovo romanzo che sbeffeggia, con la solita acuta ironia, la televisione e l’universo dei programmi trash.
Francesco Muzzopappa è tornato, così come il sorriso sulle mie labbra.

Heidi

Purtroppo a Milano uscire alle sei di sera viene considerata una malattia non curabile. Solo gli sfaticati lavorano otto ore. L’ideale di vita è arrivare morti alla pensione o spirare durante una riunione. In alcuni uffici ti fanno addirittura correre sulla ruota.

In questa nuova storia, Muzzopappa ha preso in mano un’affilata accetta e, con mia somma gioia, ha deciso di fare a pezzi il patinato mondo dei milanesi imbruttiti. L’intero romanzo è costellato di frecciatine rivolte ai workaholic, a chi crede di esserlo, a chi si convince che questo sistema sia l’unico per mantenere alto il rendimento delle operose formichine meneghine.
Tra questi milanesi asserviti all’iper lavoro troviamo anche la protagonista del romanzo, dal cognome che è tutto un programma: Chiara Lombroso è una talent scout, dove il talento sta per “essere in grado di fare cose assurde che piacciano al pubblico”.
Chiara lavora per la Videogramma, un’azienda che crea format televisivi e seleziona dubbi personaggi da infilare nello schermo e pronti a rendersi ridicoli pur di avere pochi secondi di notorietà.

Troppo presa dagli interminabili orari d’ufficio e dal tipico stress dei polli in batteria, Chiara trascura le visite all’ospizio dove è ricoverato il padre Massimo, affetto da demenza selettiva e ormai incapace di relazionarsi pacificamente con il mondo.
Un giorno, però, tutto cambia in un istante: Massimo Lombroso, famigerato e temuto ex critico letterario del Corriere della Sera, viene sbattuto fuori dalla casa di riposo e Chiara non può fare altro che accoglierlo in casa, cercando di raffazzonare al meglio una sistemazione per questo uomo svampito che ormai la scambia sempre per Heidi, la piccola svizzera protagonista del cartone animato che tutti – ma proprio TUTTI NOI – abbiamo amato e visto, rivisto e stravisto in tv.

Ed eccoci giunti al punto: mio padre non mi chiama con il mio nome di battesimo da anni. A volte sono Barbara, la sua assistente storica al «Corriere».
Più di frequente, invece, mi chiama Heidi.
Cè un motivo: lui e io non abbiamo mai avuto un buon rapporto. Tracciata la sua linea snob al di sopra della quale c’erano lui e pochi altri, al di sotto, tra i molti, c’ero anch’io, imperfetta, incostante, indecisa. Di me non si è mai interessato granché. L’unica concessione da padre premuroso risale la mia infanzia, quando seduti sul nostro divano di velluto verde a coste guardavamo insieme le videocassette di Heidi, che riusciva a stroncare sottovoce criticandone trama e personaggi, per lui troppo caricaturali. Piantavo le mie manine sulle sue ginocchia e restavo incantata davanti a quei panorami montani, zeppi di natura e neve.

Per fortuna entra subito in gioco anche il piccolo pastorello Peter, o meglio il giovane Thomas, paramedico dolce, paziente e molto preparato, che si prenderà cura di Massimo, ma anche della fragile Heidi, sempre più stressata dalle terribili condizioni lavorative, dalla creazione di format televisivi, assurdi quanto ignobili, e sottomessa a un capo, detto lo Yeti, che minaccia continui e perfidi licenziamenti.

Tra addomesticatori di pulci della frutta cicliste e poeti gotici che osservano penne e le trasfigurano in ossari nelle proprie assurde declamazioni, Muzzopappa descrive un’umanità varia e grottesca, che all’apparenza potrebbe sembrare fin troppo bizzarra per essere vera e che, invece, siamo ormai abituati a vedere sul piccolo schermo.
Una risata dopo l’altra si affrontano temi attuali e toccati con mano, prima o poi, da ogni lettore: dalla forzata competizione in ufficio alle molestie sessuali, dall’abbandono dei nostri anziani all’abuso di psicofarmaci per essere sempre pronti ad affrontare vita e lavoro, dalla mercificazione dell’umanità fino alla deriva culturale di un paese che sta incollato davanti al televisore, a credere a tutto quel che ci sta dentro.
Muzzopappa non solo ci fa ridere di gusto con la sua consueta penna intelligente, ironica e spietata, ma riesce anche a farci sorridere amaramente, diventando un pungente paladino del benessere umano.
Perchè rotoliamo verso una vita di solo lavoro e ben poco piacere? Perchè non facciamo pace con il nostro tempo?
Non si può che dargli ragione e, una volta finito il romanzo, alzare la testa dalla propria scrivania, cercando spazi vitali in cui ritrovare se stessi.

Ora, mentre voi andate in libreria a comprare Heidi io scappo in ufficio a lavorare e stasera, per staccare, mi piazzerò davanti alla tv, attendendo con trepidazione la nuova puntata di Ombelico a sorpresa.
(no dai, sto scherzando, ma non ditelo a nessuno, che poi perdo la mia credibilità di vera milanese!)

Heidi di Francesco Muzzopappa

Un libro per chi: vive e lavora a Milano e ha disperatamente bisogno di ridere di se stesso

autore: Francesco Muzzopappa
titolo: Heidi
editore: Fazi
pagg. 230
€ 15

2 comments

  1. Ho adorato i primi 2 di Muzzopappa, l’ho consigliato a tutti, e Francesco, davvero impagabile, è venuto a commentare il mio blog! Poi però Dente per dente mi ha un po’ delusa, l’ho letto tardi, giusto un paio di mesi fa (la solita rincorsa dei libri) e quando ho visto che era uscito un nuovo romanzo, so che Francesco è assai prolifico, ho pensato “e adesso?” Pensavo che il fulcro fossero le trasmissioni televisive assurde, ma tu mi parli di una Milano frenetica e super lavoratrice, quella che appartiene purtroppo a molti di noi, giusto un attimo fa ho detto a mio marito “ma quella cena al ristorante greco rimandata domenica scorsa, organizzarla in settimana?” ecco una cena fuori in settimana è una cosa che ormai è diventata impossibile, causa lavoro., Bene, carissima Elena, penso che lo prenderò presto, sono giorni un po’ difficili e ho tanto bisogno di svago tra le pagine.
    Un abbraccione

    1. Cara Sandra, ti aspettavo al varco, so che come me hai amato i libri di Francesco!
      Anche io sono partita pensando che fosse una sarcastica critica al mondo della tv e certamente lo è, ma ho trovato tantissimi spunti di riflessione sul senso del tempo e sul valore che gli diamo, mettendomi quindi in discussione più del solito (già lo faccio ogni giorno, so bene che tutto questo lavoro alla fine non ha alcun valore in una lunga e appagante vita): riprendiamoci il nostro tempo e dedichiamolo alle cene, agli amici, alla lettura!
      Alla vita, insomma.
      Ti abbraccio, mia Sandra.

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