Dovremmo smettere di chiamarli “giovani” i trentenni di oggi.
A trent’anni si dovrebbe poter avere un lavoro con tanto di contributi previdenziali versati già da almeno un lustro.
Si dovrebbe poter fare un mutuo per acquistare una casa.
Ci si dovrebbe poter concedere almeno due bei viaggi all’anno, senza dover contare i centesimi per mesi.
A trent’anni si dovrebbe smettere d’essere definiti “giovani”, come scusa per non voler vedere la realtà dei fatti: i trentenni sono persone a cui la politica del passato e del presente ha tolto diritti fondamentali.

Di questo (e molto altro) ci parla Concita De Gregorio nel suo ultimo libro uscito per Einaudi, In tempo di guerra.
Dove la guerra, per molti invisibile, è quella che la generazione di Marco, il protagonista, è costretta a combattere ogni giorno, da anni e per anni.

In tempo di guerra

Il destino immaginato esiste. Comincia a esistere dal primo momento in cui lo pensi. Non importa se si realizza. Esiste già, quando lo pensi.

Marco ha trent’anni e ancora non sa quale sia il suo posto nel mondo.
Figlio di genitori dapprima militanti negli anni di piombo, poi naturalisti rifugiati in un bosco e infine membri dei Testimoni di Geova, Marco conosce a menadito il passato della sua famiglia: il bisnonno partigiano, un nonno comunista e dirigente di partito e un altro professore, una nonna devota a Dio tanto da fare miracoli e un’altra medico, devota più alla scienza che al cielo.
Marco non riesce più nemmeno a immaginarlo un destino per sé e per quelli della sua generazione.

Dopo anni di mala politica, di baby pensioni, di tangenti, di sinistra che sui diritti dei lavoratori si camuffa da destra, di destra che pensa solo al benessere dei milionari, cosa rimane a un trentenne che da bambino si sentiva già così fuori luogo nella propria famiglia, da essersi convinto di appartenere a una razza aliena?

Che poi anche tutto questo parlare, non sarà sopravvalutato?
Tutti parlano, dicono cosa si deve fare, e come, e quando. Tutti che ti spiegano in modo definitivo come stanno le cose. E ora bisogna combattere questo, e adesso condannare quello. E poi bisogna denunciare quest’altro, e mobilitarsi e vergogna, e partecipa, e firma, e alza la voce anche tu. Ma io non sono mica tanto sicuro, sai, di questi giudizi netti e inesorabili. Io a volte non lo so, come stanno le cose. Preferisco aspettare, capire meglio, studiare. Magari partire e andare a vedere. Metterci del mio, fare senza dire. Quante volte siamo partiti. Però mica abbiamo fatto gli hashtag su Instagram. Siamo partiti.

È nell’età adulta che si fa davvero prepotente il pensiero che qui in Italia, per un uomo come lui, non ci sia molto da fare. Forse è il caso di abbracciare una causa lontana e partire, andare a combattere altrove, fare la rivoluzione con chi rischia la vita ogni giorno.

Ci pensa il nonno tradito dal comunismo a far capire a Marco che la sua battaglia è qui in Italia, contro chi ha lasciato che andasse tutto a rotoli, contro chi non ha avuto pensieri lungimiranti a salvaguardia dei cittadini, contro chi inquina, appesta, se ne frega.

Concita De Gregorio ha il dono di saper ascoltare, (r)accogliere e raccontare le storie di chi ha qualcosa da dire, e qui ne fa magistralmente uso.
In tempo di guerra è un J’accuse pungente e diretto, che punta il riflettore su grandi verità, troppo spesso sottovalutate e ignorate.
Qui più in forma che mai, la straordinaria acutezza dell’autrice coglie l’occasione per indicare ai lettori alcuni riferimenti culturali da cui ripartire, come l’ambientalista e pacifista Alex Langer e l’artista Carol Rama, radicale e sovversiva, non propriamente amata dalle femministe dell’epoca.

Mi sono appassionata ultimamente alla vita di Carol Rama, la conosci? Una persona del tutto libera, e per questo – ovvio – oscurata dal suo tempo. Invisibile. Solo i bambini, le persone libere e qualche volta i pazzi riescono a fare e dire quello che ha fatto lei. Le sue opere eretiche-erotiche ti piaceranno moltissimo. Ti mando la foto di una scultura s’intitola Feticci: una scarpa di donna con un cazzo dentro. Che meraviglia, no? Abbiamo avuto la nostra Louise Bourgeois e non ce l’avevano detto.

In tempo di guerra è un romanzo atipico ma fondamentale, da leggere e sottolineare, da cui imparare.

un libro per chi: si pente di non aver lottato abbastanza

autore: Concita De Gregorio
titolo: In tempo di guerra
editore: Einaudi
pagg. 165
€ 16,50

Categorie: Leggiamo

Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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