Fioly Bocca | Intervista

Inauguro questa nuova rubrica, dedicata alle scrittrici e agli scrittori che hanno lasciato un segno nella mia vita di lettrice, con un’intervista a Fioly Bocca, autrice che ha pubblicato tre romanzi con Giunti e che è immediatamente entrata nella mia libreria, in un posticino in primo piano.

Fioly Bocca

Fioly ha il dono di una prosa limpida e trasparente, suggestiva ed emozionante. Una lirica pulita, chiara ed estremamente piacevole da leggere, che evidenzia una cura per il linguaggio elegante e tutt’altro che ordinario.
Nel romanzo d’esordio Ovunque tu sarai ha raccontato il dolore di un lutto ma anche la forza di un amore improvviso; nel seguente L’emozione in ogni passo ci ha rivelato che si può sopravvivere a tutto, anche alle perdite più gravi e importanti, grazie all’amicizia ma soprattuto grazie alla forza profonda insita in ognuno di noi; nell’ultimo libro, Un luogo a cui tornare, Fioly Bocca ha saputo tratteggiare con intensità indimenticabili personaggi tormentati, in cerca di una strada che li conduca verso la meritata serenità.
Tre romanzi che raccontano la vita, nei suoi alti e bassi, senza mai cadere nel tranello della banalità e del già detto.

Fioly Bocca

L’intervista

Cara Fioly, benvenuta tra i lettori e le lettrici geniali!
Sei mamma, hai un grande amore, lavori e sei pendolare. Chi ti segue sui social sa che hai forti passioni, che ti tengono molto impegnata. Sei anche un’autrice prolifica, con tre romanzi pubblicati in tre anni.
Dove trovi il tempo di essere una wonder woman?

No, nessuna wonder woman. Come tutti, arranco. Credo che se qualcosa davvero ci appassiona, in qualche modo il tempo salta fuori. Anche se naturalmente ha un prezzo ed è ciò a cui dobbiamo rinunciare, soprattutto in termini di ore si svago o relax. Una cosa che mi spiace è non aver una parte della giornata definita da dedicare alla scrittura, per concentrarmi senza distrazioni. È più un collage di attimi sottratti al resto, almeno per adesso.
Quello su cui cerco di lesinare il meno possibile è il tempo da passare coi bambini, che mi sembra sempre così poco…

Una cosa che ti avranno già detto è che i tuoi romanzi non sono semplici storie d’amore. Io per prima non sono una grande ammiratrice di libri sentimentali e romantici, mentre mi sono subito profondamente innamorata delle tue trame, che non parlano solo dei rapporti tra uomini e donne ma anche della relazione più importante, quella tra gli esseri umani e la vita.
Quando ti sei accorta di riuscire a raccontare così bene l’animo umano? Non è un dono che appartiene a tutti, credo tu ne sia consapevole.

Grazie per queste tue parole. Anche io non sono un’amante dei cosiddetti “rosa”, anche se spesso i miei libri vengono inclusi sotto questo cappello. Credo anche però, come altri e illustri hanno affermato prima di me, che non si possa raccontare la vita senza raccontare l’amore.
Ma quello che chiamiamo amore ha mille forme e definizioni; può essere un certo modo di indagare se stessi e gli altri, di accettare i propri limiti. Anche alzarsi ogni mattina per fare del buono nelle ore che ci separano dal momento in cui torneremo a dormire è una forma d’amore.
Mi piace osservare le persone, provare a capirle, immaginare cosa stia dietro una scelta o un cambiamento d’umore, così come mi piace fare un lavoro di introspezione e di analisi dei miei stati d’animo: raccontare tutto questo mi è venuto naturale. Non mi interessano tanto i fatti, quanto il modo in cui li si vive.

Leggendo i tuoi romanzi si percepisce la magia della vita, che spesso ci sorprende con avventure inaspettate.
Nella tua storia personale c’è stata una coincidenza speciale che ha cambiato il tuo percorso?

Ce ne sono state diverse e mi piace pensare che non siano solo “coincidenze”.
Una “a tema” è la pubblicazione di Ovunque tu sarai, il mio primo romanzo, avvenuta grazie a una serie di fortuiti passaparola.
Ma ce ne sono di infinitamente più piccole: riuscire a farci caso è anche quella una forma di amore verso la vita, capace di renderla magica.

Fioly Bocca - L'emozione in ogni passo

Rinunciare a vivere è una cosa da idioti. C’è un modo solo per essere morto, ma tanti d’essere vivi.
L’emozione in ogni passo

Nei tuoi libri si nota che i protagonisti maschili sono quasi sempre stranieri, esotici nei nomi ma anche nelle nazionalità di provenienza. Questi uomini – penso ad Arun, Manuel e Zeligo – hanno anche una sensibilità e uno spessore umano decisamente straordinari. Gli italiani, invece, sono quasi tutti un po’ insicuri, bamboccioni, superficiali, egocentrici, razionali.
C’è un particolare motivo che ti spinge a raccontarci l’universo maschile da questo punto di vista?

Ammetto di non averci pensato in quest’ottica. Nel primo e nel secondo libro è stato un caso. Semplicemente mi interessava raccontare personaggi con un passato e una storia interessanti. Per quel che riguarda Zeligo, invece, volevo davvero mettere l’accento sul “diverso”, sull’importanza di conoscere qualcuno oltre il primo approccio che può farlo apparire molto distante da noi, dalla nostra identità culturale. Zeligo è un profugo bosgnacco, uno scampato alla guerra e a una cieca furia persecutoria. Credo si debba tenere desta l’attenzione sul tema delle migrazioni, vero e proprio stigma dei nostri tempi.
Per quello che mi riguarda, cerco di ricordare ai miei figli ogni volta che posso che l’essere nati nella parte “comoda” del mondo non è diritto acquisito, ma un privilegio di cui cercare di esser grati, e degni. Possibilmente rendendo qualcosa a chi non lo ha avuto.
Rispetto agli uomini italiani nessun pregiudizio: ho la fortuna di avere un padre, un compagno, famigliari, amici e figli meravigliosi.

Fioly Bocca - Un luogo a cui tornare

… che opera di infaticabile scavo sia dissotterrare una storia e quanti reperti del nostro vissuto la compongano: un fossile creato dalla sedimentazione delle nostre memorie e da emozioni che nemmeno ricordiamo di aver provato.
Un luogo a cui tornare

A proposito di nomi: in Ovunque tu sarai sottolinei che i nomi delle persone hanno spesso un significato; in L’emozione in ogni passo ci ricordi che esistono locuzioni magiche, modi di dire in altre lingue che in italiano si possono esprimere solo con giri di parole.
Che “le parole sono importanti” ce lo ha ricordato anche Nanni Moretti, ma più passa il tempo più la lingua italiana s’impoverisce e le nuove generazioni sono tristemente portate a semplificare il linguaggio, con acronimi e abbreviazioni imbarazzanti, usandolo a volte con una superficialità dannosa.
Tu che sei anche una mamma, cosa pensi che si possa fare per invogliare i ragazzi e le ragazze ad avere cura e rispetto delle parole?

La mia risposta è banale, ma credo sia la cosa più alla portata di tutti: leggere.
Raccontare storie ai bambini, leggere loro un libro la sera, giocare con le filastrocche, invogliarli a esplorare e far proprio il linguaggio, una delle più straordinarie chiavi per decodificare il mistero che ci circonda e di cui siamo imbevuti. Se si appiattisce quello, si rischia di compromettere la percezione di quanto abbiamo dentro e fuori di noi.
E poi credo si debba ascoltare i bambini con attenzione. Loro inventano parole ed espressioni incredibili, con una forza e una poesia uniche. A volte hanno bisogno soltanto di essere valorizzati e guidati verso questa loro ricchezza interiore. Una bella sfida, stimolante.

Un’ultima domanda, la più importante per noi lettori in attesa del tuo prossimo romanzo: se potesse telefonarti il futuro, che cosa ti direbbe di te ma anche del mondo intero che ci circonda?
Bella domanda. Ho molti “buoni propositi” per il 2018; per quel che riguarda la scrittura ci sarebbe una storia a cui sto lavorando. Ma è ancora un germoglio, troppo presto per dire se soccomberà alle prime intemperie o se è robusto abbastanza per sopravvivere e prosperare. Io prometto che lo annaffierò con cura.
Quello che il futuro mi direbbe del mondo non lo so, lasciarsi andare al pessimismo è troppo facile. Posso dire di una notizia molto incoraggiante sentita in questi giorni, riguardo un enorme passo avanti nella ricerca sui tumori, o di un reportage su un progetto di accoglienza dei migranti a Bruxelles: ecco, vorrei che la telefonata fosse piena di questo genere di novità. In questo inizio d’anno mi sforzo di soffermarmi su questo: sulle aperture, sulle possibilità.
Auguro a tutti noi di imparare a farlo il più spesso possibile.

Fioly Bocca - Ovunque tu sarai

Chiudere gli occhi per non vedere – come fanno i bambini – non cancella la realtà, ma l’allontana di un passo.
Ovunque tu sarai

Grazie a Fioly per la sua disponibilità e per la sua infinita cortesia, mai scontata.
E grazie soprattutto per i suoi romanzi, che vi invito a leggere e far leggere.
Vi faranno bene.

credit immagine di copertina: Irene Brusa

5 comments

  1. Leggevo il blog di Fioly e spero che lei si ricordi di me.
    Io già avevo pubblicato ma con editori di poco conto e la esortavo a continuare, poi lei ha preso il volo e l’ho vista spiccare oltre gli arcobaleni più belli.
    Ho preso il primo al Salone, postai nel mio blog la foto col libro, non credo che Fioly la vide, ma c’è!
    Ritrovai il mio dolore.
    La scorsa primavera ho letto il secondo, casualità stavo per partire per Lisbona: Alfama è descritta in maniera sublime. Mi manca il terzo.
    Ciao Fioly, ti mando un saluto speciale, con una marea di complimenti per la bellissima carriera ormai già così ben avviata.

    1. Cara Sandra, com’è piccolo il mondo, vero?
      Fioly è davvero una bellissima penna, sono molto felice d’averla incontrata nel mio percorso di lettrice.
      E tu sei sempre un tesoro grande!

  2. Una bella intervista. Mi sembra di sentir parlare tua madre,mia sorella.Sei grande…continua così e ti
    faccio un grosso in bocca al lupo…per tutto. Un saluto a tutti i”tuoi”.

    zio Claudio

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