La caduta dei Golden di Salman Rushdie

Riguardo a me devi porti la seguente domanda: è possibile essere, al contempo, buoni e cattivi? Può un uomo essere buono nonostante sia malvagio?

Ci vogliono ben 167 pagine per arrivare alla questione esistenziale che permea l’ultimo romanzo di Salman Rushdie, La caduta dei Golden, uscito per Mondadori lo scorso ottobre.

Dimenticatevi del capolavoro I figli della mezzanotte, dimenticatevi le trame e i personaggi dalle sfumature magiche ed esoteriche, dimenticatevi di tutto il passato letterario di Salman Rushdie e leggete questo libro, scritto dal romanziere indiano con lo sguardo volto verso un orizzonte completamente diverso, senza però rinunciare alla consueta e impeccabile prosa.

La caduta dei Golden

Chi è Nero Golden e perchè è arrivato a New York con i suoi tre figli?
Da dove e da cosa fuggono e quale segreto li ha spinti a cambiare i loro nomi?
Cosa si nasconde dietro alla loro opulenza e al loro eccentrico e misterioso stile di vita?

Queste e molte altre domande ci stuzzicano fin dalle prime pagine, arrivando a insinuarsi ossessivamente nei  pensieri e diventando indissolubili catene che ci legano alla storia.
Dobbiamo sapere, abbiamo bisogno di capire, di andare oltre l’apparenza delle minuziose descrizioni con cui Rushdie ricama il vissuto di ogni singolo personaggio.

Nero Golden arriva negli Stati Uniti e chiede ai figli di scegliere un nuovo nome; vuole qualcosa di epico e altisonante, degno della sua decisione di chiamarsi Nerone, come il folle e distruttivo imperatore romano. Eccoci allora di fronte alla (ri)nascita di Petronio, Apuleio e Dioniso, che poi, nel prosieguo della storia, chiameremo confidenzialmente Petija, Apu e D.
Tre figli con tre caratteri diversi e tre differenti approcci alla vita, che qui non voglio svelare, per non togliervi il piacere di aggiungere con i vostri occhi i tasselli fondamentali alla ricostruzione di questo puzzle crudo e realistico.
Un romanzo maschile e patriarcale, la cui voce narrante è quella di René, vicino di casa dei Golden, aspirante cineasta e pedante osservatore, che si lascerà invischiare fin troppo dalla misteriosa famiglia.

La caduta dei Golden è anche un innegabile tripudio di ficcanti citazioni cinematografiche, che ribadiscono la grande passione di Rushdie per la settima arte. Un romanzo forte, che non fa sconti alla natura umana e che delinea senza alcun filtro la società contemporanea, non nascondendone gli orrori e le contraddizioni politiche e sociali.

Un libro che ha previsto l’elezione di Trump e che segna definitivamente la svolta letteraria di Rushdie: da narratore immaginifico dal tocco esotico ed esoterico, a fautore del grande e potente romanzo americano.
Una svolta magnificamente riuscita.

Salman Rushdie - La caduta dei Golden

un libro per chi:
ha amato I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij;
adora scavare nell’animo umano e non si spaventa quando trova ciò che custodisce;
combatte ogni giorno contro la distorsione della realtà.

autore: Salman Rushdie
titolo: La caduta dei Golden
traduzione: Gianni Pannofino
editore: Mondadori
pagg. 452
€ 23

Salman Rushdie

È dai tempi de I figli della mezzanotte che penso a Rushdie come a uno dei più grandi scrittori viventi e leggendo quest’ultimo romanzo ho potuto apprezzarne, ancora una volta, l’innegabile versatilità e l’infinita potenza narrativa.
Avere la possibilità di incontrarlo insieme a pochi altri blogger è stato un onore indescrivibile, ma è stata anche l’occasione per avere la conferma che ho sempre ben riposto la mia ammirazione.
Rushdie è un vero narratore, un intellettuale che non si risparmia mai, nemmeno nel confronto con la stampa e con i media.

Così, in un piovoso sabato di novembre, ci siamo raccolti attorno a lui, rinchiusi in una piccola sala barocca che, a ben pensarci, richiamava i fasti della Golden house.
Abbiamo quindi scoperto che la necessità di cambiare voce nella sua produzione letteraria è stata dettata dalla presa d’atto che ormai viviamo in una società devota alle fake news e che era suo dovere, come cittadino e come scrittore, abbandonare i mondi magici, metaforici e fantastici dei precedenti romanzi, per dedicarsi al necessario racconto della verità e della realtà.
Una strada percorsa anche da quelli che Rushdie considera i suoi maestri, come Dickens ma anche Dostoevskij, al quale s’è chiaramente ispirato per raccontare le vicende della famiglia Golden.

Rushdie dichiara apertamente una profonda ammirazione per tutti quegli autori che faticano per entrare nella storia, studiando le situazioni e i personaggi e raccontando accadimenti non vissuti in prima persona.
Non ci nasconde che l’identità è il nucleo centrale intorno a cui ruotano le vicende dei Golden. C’è chi la occulta, cercando di gettare il passato alle spalle; c’è chi cerca quella più profonda, abbandonandosi alla naturale transizione di genere sessuale; c’è chi ne ha più di una, perchè affetto da una patologia che lo rende mutevole e scostante.
L’identità, ne La caduta dei Golden, è così importante da ritrovare tra le pagine un fittizio museo ad essa dedicato. Un museo descritto così vividamente da aver destato dubbi nei giornalisti d’oltreoceano, che hanno confessato al suo inventore di aver dovuto googolare per avere la certezza della sua inesistenza.

Quando è arrivato il mio turno d’interrogare Salman Rushdie, ben poche cose erano state tralasciate.
Una curiosità però non era ancora stata svelata.
Qual è il vero ruolo delle donne in questo romanzo? Apparentemente non hanno posizioni primarie, ma è grazie alle loro azioni, seppur a volte minime e addirittura passive, che la narrazione si muove… o forse mi sbaglio?
Ho avuto quindi la conferma di aver toccato un punto fondamentale per l’autore, che ha ammesso di essersi accorto durante la scrittura del romanzo che le donne, anche se in ruoli secondari, erano diventate motore della storia ma anche giudici morali dei personaggi maschili.

Seppur settantenne Rushdie ci ha congedati dichiarando la sua profonda fiducia nelle nuove generazioni e auspicando un cambio ai vertici politici, che mandi velocemente in pensione gente come Trump, Clinton e Sanders.

Insomma, uno dei più grandi scrittori viventi non ha paura di cambiare e di sperare che il futuro sia migliore di oggi.
Chapeau.

Salman Rushdie

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