Articolo a cura di Metella Orazi.

Negli anni Sessanta si credeva imminente un incontro con gli alieni, per questo la NASA dette vita a un esperimento per prepararsi a comunicare con loro e scelse i delfini come modello di intelligenza extraterrestre, perché dotati di un cervello di dimensioni ragguardevoli.

La scrittrice Audrey Schulman nel romanzo La casa dei delfini edito da E/O prende le mosse da quello che successe durante l’esperimento del 1965 nell’isola di St, Thomas, una delle Isole Vergini americane, e narra la storia di Cora e dei quattro delfini tenuti in cattività e studiati.

La casa dei delfini

Cora dopo essersi licenziata da un nightclub di Tampa dove, per servire ai tavoli, era costretta a vestirsi da animale, con un costume di una taglia in meno per esaltare le forme, decide di comprare un biglietto di sola andata per la lontana isola di St. Thomas, dove spera di trovare un lavoro in cui la sua sordità parziale non sia d’ostacolo.

Da quando la malattia le aveva portato via l’udito, Cora pensava al mare come a un mondo fatato, Oz o Narnia, un mondo vivido abitato da strane creature che fluttuavano intorno sfavillanti, e in cui le venivano concessi poteri magici per un tempo limitato. Pensava a se stessa come alla Sirenetta, che soffriva sulla terraferma e sentiva il mare come casa sua.

La ragazza viene quindi assunta per nutrire quattro delfini in cattività che vengono studiati da tre ricercatori, il cui capo è Blum, un neuroscienziato che sperimenta anche gli stati di coscienza attraverso l’uso di LSD.

Cora, che in acqua sente meglio, entra sempre più in contatto con il mondo dei delfini, dà loro un nome e appunta le diverse caratteristiche, le attività che compiono, le reazioni nelle situazioni in cui si trovano e a un certo punto – in maniera casuale e senza aver compiuto studi specifici – diventa la persona più importante dell’esperimento grazie all’attenta osservazione discreta che non impone ma partecipa.

3 Luglio – A volte i delfini sembrano imitare gli umani, nella postura e in tutto ciò che fanno.

I metodi per lo studio del cervello dei delfini, in un epoca in cui ancora si sa ben poco persino del cervello umano, sono rudimentali e anche crudeli e Cora, per salvare Junior, il delfino più giovane, da una delle osservazioni di Blum, propone allo studioso di vivere ventiquattro ore su ventiquattro con l’animale, in una casa-acquario, per insegnargli a parlare umanoide.
La donna non immagina che da quel momento in poi anche lei sarà l’esperimento, sarà osservata dai tre uomini della casa tanto quanto il delfino.

Gli uomini guardarono anche Cora in modo diverso. Era una femmina poco vestita e poco istruita, dalla carnagione sospettosamente scura, eppure quegli uomini illustri, i professori universitari, restarono fermi davanti alla sua piscina a osservare il suo lavoro. La fissavano accigliati come se fosse stupida, come se fosse qualcosa che erano incapaci di classificare, una nuova forma di vita. Se avevano domande non le rivolgevano a lei, ma a Blum, come se Cora non fosse in grado di parlare.

La Casacquario porta risultati sorprendenti, ma la ricerca è destinata al fallimento; Cora compie sforzi immani per essere presa sul serio e deve lavorare il doppio rispetto gli altri ricercatori che vedono il lei solo una preda sessuale e non una persona in grado di ottenere risultati rilevanti.

La casa dei delfini è un romanzo etologico che parla di potere, della sopraffazione dell’uomo sugli animali, ma anche sulla donna, che si scontra con i pregiudizi e tanto quanto i delfini dell’esperimento non riesce a far sentire la propria vera voce perché quello che ci si aspetta da lei è un allineamento alle convenzioni, in cui la figura femminile a bordo piscina non può che essere la moglie del ricercatore, non la ricercatrice che con i delfini instaura un rapporto di comprensione reciproca.

Schulman scrive un romanzo a tratti commovente che, attraverso personaggi immaginari, racconta di episodi realmente accaduti e pone molte domande su quale sia il diritto dell’uomo di pretendere che la natura gli si conformi, con risultati a volte catastrofici.

La casa dei delfini di Audrey Schulman

un libro per chi: ama le storie originali che parlano della sorprendente bellezza della natura e degli animali che la popolano

autrice: Audrey Schulman
titolo: La casa dei delfini
traduzione: Silvia Montis
editore: edizioni e/o
pagg. 338
18

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Metella Orazi

Marchignola (marchigiana+romagnola), vive al mare, che ama in tutte le stagioni. Per quasi vent'anni è stata libraia e ora, pur senza libreria, continua a pensare e agire da libraia: parla di libri, fotografa i libri che vorrebbe e quelli letti per ricordare di averli letti e continua a impilare libri su libri che forse un giorno leggerà. Ama i gatti, i viaggi, la storia dell’arte, il cinema e il teatro, insomma, tutto ciò che racconti il mondo. Crede fermamente nel potere delle storie e della condivisione, perché se la lettura è un atto solitario, i libri sono fatti apposta per creare connessioni. Non chiedetele di scegliere un libro preferito, potrebbe entrare in crisi, cambiando idea di continuo.

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