Articolo a cura di Melina Spinella.

È proprio vero che leggere è come viaggiare e, con Le magnifiche invenzioni, pubblicato da Giunti Editore, Mara Fortuna regala al lettore la possibilità di salire su una macchina del tempo per ritrovarsi catapultato tra Napoli e Parigi alla fine dell’Ottocento.
Il romanzo di esordio dell’autrice non può che definirsi una fluida e avvincente ricostruzione storica delle atmosfere adrenaliniche di quel tempo, caratterizzate da grandi fermenti culturali e artistici e da epocali cambiamenti politici e scientifici che si prefiguravano prorompenti, sapientemente raccontate attraverso le vite di affascinanti personaggi.

Le magnifiche invenzioni

È l’estate del 1888. A Napoli l’epidemia di colera ha da poco mollato la presa e il “pennacchio” di fumo scuro del Vesuvio caratterizza ancora il panorama della città partenopea.

Gaetano Starace aveva iniziato a frequentare il Teatro San Carlo di Napoli come ciuccio di fatica a soli dieci anni per sbarcare il lunario. Rachelina, sua madre, era rimasta vedova molto presto, e anche suo fratello Tunino, aspirante inventore, aveva dovuto iniziare presto a lavorare come guaglione nella bottega di Don Salvatore il ferraro.
Dopo otto anni trascorsi a fare lo sguattero, però, Gaetano entra nel corpo di ballo grazie alla sua eccezionale capacità di elevazione nel salto notata per puro caso da Germain, il maestro di danza del Teatro e amico di vecchia data di Rachelina.

Anche Etienne Jules Marey, un cardiologo parigino realmente esistito e qui riportato in vita dall’abile autrice, rimane colpito dalla performance di Gaetano nel balletto di Coppelia in cui interpreta il ruolo di Franz. Il dottor Marey, che trascorre la sua vita tra Parigi e Napoli, è anche uno studioso appassionato del movimento e conduce alcune ricerche catturando le immagini con il fucile fotografico da lui stesso ideato e realizzato. A tale scopo, il medico parigino comincia ad assistere alle prove dello spettacolo per ritrarre in una veloce sequenza i prodigiosi salti di Gaetano, senza sapere che tale tecnica getterà i semi della futura cinematografia.

Entrambi attratti dalla personalità di Marey, ciascuno per ragioni di natura diversa, Gaetano e Tunino iniziano a frequentare Villa Maria a Posillipo, da vent’anni la dimora invernale del dottore, vissuta insieme a Marie e la figlia Francesca. Le vite dei fratelli Starace si intrecceranno inesorabilmente anche con l’entourage del dottor Marey, tra cui la vulcanica Apollonia dai capelli rosso fuoco che lavora come donna di servizio alla Villa.

Per Apollonia l’allegria non era mai stata questione di carattere. Fin dal principio era stata questione di sopravvivenza.

Della cerchia del dottor Marey fa parte anche Philippe, il maestro di musica della giovane Francesca e aspirante cospiratore politico di stampo anarchico.

Pensava a come morivano i lavoratori. I cavatori morivano senz’aria e circondati di fantasmi. E anche gli altri finivano la vita in un soffio, senza sapere se avessero mai vissuto, e se la vita fosse veramente solo quel terribile fardello che loro avevano sperimentato. I fravecatori morivano cadendo dagli anditi, i pescatori se li inghiottiva il mare e se li divorava il vino, i servi morivano di umiliazione e fame, e tutte queste morti gli ricordavano i morti bambini. La pena che provava era la stessa, perché ciò che era inaccettabile per gli uni era esattamente ciò che era inaccettabile per gli altri: la vita negata.

Nel loro vivere intensamente l’epoca, Gaetano e Tunino finiscono entrambi a Parigi nell’anno dell’Exposition Universelle inaugurata il 6 maggio del 1889, uno dei primi eventi in cui si sperimenta l’uso dell’elettricità su vasta scala come fonte di energia. La Tour Eiffel è stata finalmente completata e i francesi possono festeggiare trionfalmente il centenario della rivoluzione francese.

Forse il re non c’era e, Tunino doveva ammetterlo, una certa aria di libertà, di gente che se la spassava, di femmine che camminavano a testa alta, si notava. Ma c’erano sempre i ricchi e i poveri, e nel complesso la gente non era molto più felice che a Napoli.

La scrittura di Mara Fortuna si adatta incredibilmente ai tempi in cui la narrazione si svolge, utilizzando un linguaggio ricco di espressioni dialettali napoletane che rendono ancora più veraci le vicende e i suoi protagonisti.
La descrizione dei luoghi partenopei è particolarmente suggestiva e la trama è densa e coinvolgente: oltre a essere popolata da personaggi incredibilmente affascinanti, si toccano temi sempre attuali che riguardano le disuguaglianze sociali, le riflessioni sul conflitto di classe e l’omosessualità.

Le magnifiche invenzioni è un romanzo che parla anche di riscatto sociale e della tenacia di chi non demorde anche quando si parte svantaggiati, come Tunino che proviene da uno dei più malfamati quartieri di Napoli, il Cavone.
Cade molte volte nella sua vita, rovinosamente, ma è si rialza ogni volta, implacabilmente, fino a prendere il volo.

Niente più poveri, niente più oppressioni, l’amore libero. Come un salto senza gravità. Ci sarebbe voluto un altro po’ di tempo, pensò Tunino, ma anche quella avrebbe finito per realizzarsi.

Proprio una bella, intensa e suggestiva lettura.

Le magnifiche invenzioni di Mara Fortuna

un libro per chi: ama volgere lo sguardo al passato, ma con un occhio al futuro

autrice: Mara Fortuna
titolo: Le magnifiche invenzioni
editore: Giunti
pagg. 396
€ 18


Melina Spinella

Nata in un piccolo paese alle pendici dell’Etna, dove sono ben piantate le sue radici, vive a Milano fin da quando sognava di imparare a leggere. Da quando è accaduta quella magia, non ha mai smesso di farlo. Quando non legge, ama camminare, scattare fotografie e rilassarsi con il birdwatching. Nella sua borsa non è scontato trovare la trousse dei trucchi, ma almeno un buon libro non manca mai. La migliore meditazione che Melina possa praticare è perdersi la tre corsie di una libreria.

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