Chilografia di Domitilla Pirro

Questa è l’epoca della lotta al body shaming, supportata da migliaia di donne stanche di essere giudicate e derise per il proprio aspetto fisico, sia che si tratti di chili in abbondanza, sia che il problema (negli occhi altrui) sia l’eccessiva magrezza.
Mai come in questi anni le donne hanno preso coscienza di quanto sia importante accettarsi e piacersi, senza per forza sentirsi umiliate da chi vuole imporci canoni di bellezza da riviste patinate.
Per questo leggendo Chilografia di Domitilla Pirro, edito dalla piccola casa editrice toscana Effequ, ho deciso che sarebbe stato il romanzo protagonista del prossimo incontro del gruppo di lettura Absolute Beginners, che si terrà nella libreria Scatola Lilla di Milano mercoledì 25 settembre alle 19.45.

Chilografia

Per capire il tempo bisogna liberarsi delle parole. Le parole delle cose e le parole dei corpi. Le parole finite, quelle che si possono contare.

Palmafaccia di pesca e di strutto – nasce in una famiglia disastrata.
La madre Stefania ha una cotta per Pierpi, l’insegnante di scuola guida; il padre Sauro è un uomo dai pensieri fin troppo basici e nemmeno si accorge che la moglie ha ben altre ambizioni; la sorellina Clara, di poco più grande, la accoglie dimostrandole prima una furiosa gelosia e poi un gelido disinteresse.
Già la scelta del suo nome è stata una beffa, pilotata dall’infelice e rancoroso infermiere Nemesio, presente durante il difficile parto che l’ha vista venire al mondo.

Poi c’è una parola che è corpo ma si comporta da cosa. Palma. Palma era: una bambina di undici anni, otto mesi e nove giorni, felice di cominciare le vacanze di Natale, figlia di Sauro e sorella di Clara (Clara che è rimasta al piano di sopra, perché già non voleva venire e s’è incazzata con Stefania, che sta a Roma col compagno).
Palma è: l’immobilità dei sassi del fiume, la durezza precaria di un gheriglio, la friabilità delle ossa vecchie, la vuota compostezza della lettera O. Accucciata ai piedi dei gradini con le mani sulle orecchie e gli occhi molto aperti.

Un nome, quello di Palma, che avrebbe potuto auspicare un futuro di gloria e amore, rivelandosi invece il peggior alleato per una storpiatura dolorosa e infelice.
Perché è facile chiamare Palla una ragazzina obesa e sudaticcia, che colma le mancanze affettive trangugiando qualsiasi cosa si trovi nel frigorifero e in dispensa.
È facile per le ragazzine scout che la battezzano così, ed è altrettanto facile per i compagni di scuola che nel migliore dei casi la evitano, nel peggiore la sbeffeggiano.
Sarebbe facile anche per la perfetta Clara, se solo si degnasse di guardarla e considerarla.

A Palma – sempre più affamata di vita e altrettanto satura di cibo – non resta che rifugiarsi nella virtualità; un angolino di paradiso in cui l’aspetto fisico non conta, perché celato dietro a uno schermo.
Un eden di pixel in cui Kate, l’alter ego Sims di Palma, incontra Tato, al secolo Angelo, giovane burino, appassionato di donne abbondanti.
Il primo uomo a non fuggire di fronte a quegli ingombranti chili di troppo, l’unico a desiderarla davvero e a volerla conoscere.

Palma e Angelo andarono a vivere nella Stalla.
Lui prese a svegliarsi ogni mattina un’ora prima per raggiungere il posto di lavoro, che Palma non vide mai. Angelo diceva che lei valeva ogni sacrificio, diceva che non era necessario che si trovasse un impiego – non subito, almeno – e che doveva solo pensare a sta’ bbene. Anzi, che lui l’avrebbe fatta stare sempre meglio, perché la conosceva troppo bene di già. Era stato molto chiaro sulle condizioni indispensabili perché il loro amore crescesse e durasse persempreinfinitoplus: tutto ciò che li legava al passato andava rimosso. I retaggi familiari li tenevano ancorati a dolori vecchi, insanabili, e li condannavano al dolore. Per stare bene davvero dovevano affidarsi alla loro scelta: erano destinati a stare insieme, e fondando una famiglia nuova si sarebbero affrancati dalla vecchia, che non li aveva mai accettati.

Angelo si rivelerà un principe meno azzurro del previsto e a Palma non resterà che difendersi nell’unico modo che conosce: masticando e ingrassando.

Si può essere amati davvero, se non ci si ama per primi?
Si può riconoscere il male, quando nel male si è nati e cresciuti?
E ancora, perché spesso confondiamo l’amore con la sottomissione, l’accudimento con l’offerta di cibo, l’accettazione con l’inerzia?
Chilografia pone domande a cui non sempre è semplice dare risposte definitive e assolute.

La scrittura volutamente brusca e ruvida di Domitilla Pirro fa del linguaggio gergale un ariete che sfonda il confine tra letteratura e realtà, catapultando il lettore nella vita di Palma, fino a sentirne gli odori acri, il suono dei rantoli da fatica, il rumore di un letto che cigola sotto il peso del sesso.
Fino a sentire l’esigenza di gridare forte “Palma, salvati!”, aprendo le braccia per accoglierla, proteggerla, volerle bene.
Un esordio narrativo potente, che disturba, pungola e ferisce; un diario che non si vorrebbe aver mai letto e da cui, invece, non ci si può staccare.

Chilografia di Domitilla Pirro

un libro per chi: ha imparato a guardarsi allo specchio ma a volte fa ancora fatica

autore: Domitilla Pirro
titolo: Chilografia
editore: Effequ
pagg. 202
€ 15

Absolute Beginners

L'ho comprato io!

2 comments

  1. Grazie per le tue recensioni che mi permettono di avere una bella finestra sui libri. In questo tuo spazio trovo spesso degli spunti letterari affatto scontati, originali.
    Questo libro come altre tue proposte lo aggiungo nei libri da leggere.
    Francesca

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