Mia nonna d’Armenia di Anny Romand, pubblicato dalla sempre attenta La Lepre Edizioni, è un breve e intenso volumetto che unisce stralci del vero diario della nonna citata nel titolo, Serpouhi Hovaghian, alla narrazione dei ricordi che la piccola Anny ha conservato di quella donna armena bellissima e triste, la cui immagine spicca lungo tutte le pagine.

Mia nonna d’Armenia

Nel 2014 Anny Romand, riordinando vecchi ricordi di famiglia, ritrova un quaderno scritto dalla nonna Serpouhi nel 1915.
Serpouhi, nata nel 1893 in una famiglia della borghesia armena, è stata testimone del genocidio che solo nella primavera di quest’anno è stato per la prima volta riconosciuto ufficialmente da un Presidente degli Stati Uniti e riportato di conseguenza alla ribalta mondiale, scatenando non pochi commenti dalle autorità turche e dagli storici che hanno sempre percorso la strada del negazionismo.

Serpouhi, nel 1915 è una giovane moglie e madre.
Una mattina le guardie turche bussano alla porta di casa e viene brutalmente separata dal marito Karnik, che non rivedrà mai più, e poco più tardi dalla figlia più piccola, probabilmente uccisa subito dopo averla strappata alle braccia materne.
Inizia così il suo viaggio, infinito e doloroso, sulle strade dell’Anatolia, in una delle tante marce della morte in cui sarà testimone, con altre donne, di massacri indicibili e soprusi di una violenza inaudita.

Di fianco scorreva sempre il fiume, lunghissimo. In ogni momento pensavamo che ci avrebbero buttato dentro. Nel fiume avevano scaraventato due carretti pieni di bambini piccoli. Questa scena ce l’avrò sempre davanti agli occhi, non riesco a togliermela dalla mente e non penso che ci riuscirò mai. Vedendo i corpicini di quei piccoli in acqua, le braccia, le gambe che ancora si muovevano, sono rimasta completamente sconvolta, e ancora più quando ho visto quei mostri guardarli con un sorrisino sarcastico. Oh Dio mio, ti scongiuro lasciami vivere per vedere quegli infelici vendicati.

Serpouhi deve poi separarsi anche dal figlio di soli cinque anni Jiraïr, che abbandona nella speranza di garantirgli la sopravvivenza e che tornerà a cercare anni dopo, fino al miracoloso ritrovamento.
Le pagine del diario, strazianti e pregne di una crudeltà difficile anche solo da immaginare, si alternano ai ricordi di una Anny bambina, che quella nonna triste la adorava, ascoltando i suoi racconti infelici e osservando ogni suo gesto, pregno di un passato impossibile da dimenticare.

Quanto è contenta anche nonna, però pure un po’ triste. Borbotta qualcosa, si gratta la testa occhi chiusi. Forse pensa a sua figlia, la piccola Aïda, morta per un biberon avvelenato! Oppure è perché i neonati sono fragili e ha paura di perderla? Ripensa alla sua vita laggiù.
È tristissima, le ritorna Il male all’intestino ed eccola riprendere la strada del dolore, non vede più nient’altro che quello. Io le voglio un bene dell’anima e me ne sto zitta perché non so come calmarla. Le accarezzo la fronte, ma non riesco a toglierle la tristezza di cui nessuno vuol sentir parlare.
In famiglia potrebbero ascoltarla, quando racconta la sua storia. Ma ognuno pensa solo a se stesso, come dice nonna. «Nessuno mi sta a sentire».
Io la sto sempre a sentire, ma io non conto.

L’unione della durezza dei ricordi di Serpouhi alla tenerezza di quelli di Anny, fa di questo breve libro un piccolo gioiello storico e narrativo, lettura perfetta per chi voglia saperne di più sull’orrore del genocidio armeno e in generale su cosa significhi sopravvivere a uno stermino di massa.
La voce infantile dell’autrice, che qui ha scelto di ritrovarsi bambina innocente di fronte al racconto di qualcosa di enorme e per lei ancora incomprensibile, alleggerisce la lettura senza nulla togliere allo straziante dolore che ne deriva, in una dicotomia narrativa indubbiamente originale che sottolinea quanto, seppur distanti, nonna e nipote siano state indissolubilmente legate dal passaggio di quei ricordi.
Da leggere per conoscere e non dimenticare.

Mia nonna d'Armenia di Anny Romand

un libro per chi: cerca testimonianze reali

autrice: Anny Romand
titolo: Mia nonna d’Armenia
traduzione: Daniele Petruccioli
editore: La Lepre
pagg. 125
€ 16


Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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