Le pianure di Federico Falco, romanzo dal sapore autobiografico pubblicato da SUR, ha tra i suoi molti pregi quello di poter essere cura per un’anima in subbuglio.
Una sorta di unguento di parole che cola sulle ferite e le aiuta a rimarginarsi, passando anche attraverso un cicatrizzante bruciore.

Le pianure

Federico è nato in campagna, nella pampa argentina, dove il suo bisnonno italiano arrivò in cerca di fortuna quando ancora non esisteva l’ombra degli alberi, quando tutto era piatto e vuoto, da riempire di storie e coltivazioni.
Un luogo pregno di ricordi di famiglia, dove Federico decide di tornare quando il suo compagno Ciro, l’amore con cui condivideva casa in una vivace Buenos Aires, lo lascia improvvisamente e gli chiede sgarbatamente di andarsene, abbandonandolo attonito e ferito.

Come ha potuto non accorgersi che la sua storia con Ciro stava finendo? Quando è successo?

Stare con un’altra persona è difficile. Stare con un’altra persona è un lavoro, una fatica. Capire, o non capire, o cercare di capire. Quello che pensiamo di essere. Quello che l’altro crede che siamo. I nostri desideri e la nostra voglia di fare. I desideri dell’altro. La voglia dell’altro. Il lavoro dell’altro e il nostro lavoro. Il lavoro di squadra: il lavoro, la coppia, l’amicizia, la vicinanza. Logorio, malintesi, cose non dette. Quello che non si vede, quello che non si sente, quello che non si vuole vedere, quello che è così terribilmente doloroso che si preferisce non saperlo.

A un dolore così grande e improvviso Federico risponde prendendo in affitto una vecchia casa colonica nella sconfinata pianura argentina, dove il cellulare non ha segnale e lo scorrere del tempo è scandito dalla semina e dal raccolto.
Ed è proprio piantando un orto e seguendo con scrupolosità le fasi lunari, zappando e smuovendo la terra nel modo più adatto a ogni singola coltivazione, che Federico cerca di sfinirsi tanto da dare pace alla propria sofferenza, riempiendo il vuoto di quell’amore svanito con pomodori cinesi, kale, fagiolini, carote, cavoli e bieta.

A fargli compagnia ci sono solo quattro fragili galline ovaiole, una radio che trasmette tango, molti libri da cui prendere spunto per importanti riflessioni, i ricordi di quando era bambino e il padrone di casa Luiso, che ogni giorno viene a controllare il vicino allevamento.

Vivo il paesaggio con la vista, con la pelle, con l’udito, ma non lo metto in parole. Non ci provo nemmeno. O ci provo soltanto qui, per me, parole chiave per non dimenticare. «Parole porta» che tra dieci o quindici anni, quando sarà passato del tempo, mi diano accesso al ricordo del mio corpo nel suo muoversi in questi luoghi, alle sensazioni e ai sentimenti di questo periodo della mia vita.

Nella terra Federico cerca una fine.
La fine del dolore, il finale delle storie di famiglia, l’epilogo dei suoi sogni di scrittore.
Cerca le parole per raccontarsi e raccontare, per tramandare a chissà chi questi momenti, fosse anche solo per riviverli egli stesso tra qualche anno, quando tutto, si spera, farà meno male.

Alcune cose bisogna nominarle, perché altrimenti non esistono; altre bisogna tacerle, perché non ci siano. Bisogna nominare le nuvole. Il cielo. Ciascuno degli uccelli, ciascuna delle erbe spontanee. Ogni tanto faccio questo esperimento: cammino e cerco di nominare tutto quello che vedo. Le foglie di certi cespugli di cui non conosco il nome, un palo della recinzione, un bastoncino, le impronte che lasciano nel fango i trattori al mattino.
Tacere, bisogna tacere il mistero. Attenersi alle cose. Guardare solo da fuori. Quello che c’è dentro non si vede. Quello che c’è dentro è meglio non dirlo.

Federico Falco con Le pianure ci dona un romanzo di una sincerità disarmante, intimo e potente allo stesso tempo, che rammenta al lettore una semplice e fondamentale verità: tutti abbiamo bisogno, per ricostruire noi stessi sopraffatti e distrutti dai dispiaceri della vita, di affondare le mani nella terra, nel reale, toccando da vicino le radici da cui proveniamo.
Perché l’unica guarigione possibile è quella che arriva quando ci si dà il tempo di sentire tutto, di far crescere e germogliare una nuova consapevolezza, una piccola e temeraria speranza.

Le pianure di Federico Falco

un libro per chi: deve ricominciare da se stessə

autore: Federico Falco
titolo: Le pianure
traduzione: Maria Nicola
editore: Edizioni Sur
pagg. 222
€ 17


Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

2 commenti

paola · 28 Maggio 2022 alle 14:15

Sembra un libro bellissimo!
Sicuramente lo è il tuo post.

    Elena Giorgi · 28 Maggio 2022 alle 14:29

    È un libro lento, di quella lentezza buona che ci fa capire quanto tempo buttiamo via ogni giorno a inseguire cose e persone che non ci rendono felici.
    Te lo presterò molto volentieri Paoletta!

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