Articolo a cura di Davide Ragona e Melina Spinella.

Quando chiesero a Takeshi Kitano, perché avesse ambientato il suo capolavoro cinematografico Sonatine in riva a una spiaggia, rispose semplicemente “perché i nostri antenati sono arrivati da lì, è il luogo da dove tutti siamo emersi”.
Hilary Tiscione nasce a Genova ma vive a Milano.
Forse troppo lontana dal mare.
Studia presso un’accademia di cinema americana, si laurea in Lettere e Filosofia, e al liquido primordiale ci torna con Liquefatto, pubblicato da Alessandro Polidoro Editore.

Liquefatto

A noi non è dato sapere quale sia il nome della protagonista o, a dire il vero, ci toccherà aspettare un po’ per conoscerlo, dovremo prima vederla sopravvivere alla noia molle che vive con Romano, il suo fidanzato.
La seguiremo mentre lo tradisce con l’Altro, la accompagneremo in California insieme all’amica Lia e all’altro ex amante Tito, mentre porta in sé una nuova vita che galleggia nel liquido amniotico della sua pancia acerba, e poi grazie a un flashback toccheremo la Francia, per poi riemergere a Las Vegas e lì proseguiremo verso il basso fino agli ultimi meravigliosi quanto lisergici capitoli che hanno il sapore della tana del Bianconiglio.

Io dico che le adoro, le palme, perché mi fanno sentire come quando hai fame e stai per mangiare; come quando sali su un aereo, come quando tocchi il lino per la prima volta e sai che non lo confonderai mai più con il cotone. Ma, le palme, sono anche come il caffè quando un poco si raffredda e lo puoi bere.

Liquefatto è un romanzo “on the road” che propone un viaggio in cui anche al lettore è permesso perdersi.
Ma torniamo al mare da cui siamo partiti, poiché il liquido e la forma che assumono gli umori umani – quelli fisici e dell’anima – sono il vero filo conduttore carnale e appiccicoso del romanzo, così da ritrovarsi calati in una vera e propria esperienza più che una semplice lettura. Un romanzo che fa dell’ambiguità della lingua e degli eventi che narra la sua cifra, sempre in equilibrio tra liquido e asciutto.

Apro il frigo bar e prendo una bottiglia tascabile di Gordon’s, alta poco più di un accendino. La verso in un bicchiere con acqua tonica e Tito dice che bevo come un camionista. A lui passo un bicchiere con la vodka. Ridiamo un po’, gli chiedo perché ha una cicatrice lungo la schiena, mi dice che la sua ex moglie gli ha lanciato addosso un deumidificatore.

Le frasi di Tiscione sono un gorgo dal quale è difficile uscire intatti, una costruzione volutamente poetica e carica, a tratti dura e perturbante, liquida, che muta evaporando in frasi che si perdono con cognizione di causa, che tendono a creare un effetto d’insieme più intenso delle singole parole.

Un libro che a tratti ti sfida, sfugge, cerca di non farsi prendere, come l’acqua da cui emerge l’inconscio da cui sembra attingere a piene mani.

Una donna è distesa con la pancia nuda sul telaio. È coperta da un cappello Derby e nient’altro. Tamburella i talloni sulle natiche bianche e prega in un miracolo. Le suore tengono in mano le racchette da tennis, hanno vent’anni e scodinzolano come gatte siamesi nei mesi caldi. Certi pirati calciano una palla di carta. Volano libri come rondini. Parlano i pappagalli della veranda di marzapane.

Il cinema è tutto nelle pagine del romanzo, Hilary Tiscione lo ama e si vede, ogni passaggio ha un attento occhio registico e l’autrice decide di calare la sua macchina da presa, il punto di vista del racconto, così dentro alla protagonista da far sembrare la realtà al di fuori di essa un abisso insondabile sbirciato dall’interno di un sottomarino con il sonar malfunzionante.

Non è un libro per tutti, come non lo è la filmografia fatta di corpi e liquidi di Gaspar Noé, Terry Gilliam, David Cronenberg e a tratti David Lynch, ma se amate i toni accesi, saturi ed eccessivi di una narrazione in acido che rasenta la maniera, questo testo vi porterà all’origine del tutto, come i personaggi di Sonatine di fronte al mare.

Rigorose come marionette, io e Lia ci diamo il cambio sotto il getto d’acqua. Mi sfiora l’incontro denso con il monsone messicano che minacciava da giorni. È l’epilogo del più profondo bacino da dove nascono tutti i fiumi.

Liquefatto di Hilary Tiscione

un libro per chi: non ha timore di perdere il senso dell’orientamento in una discoteca umida, illuminata soltanto da nervose luci stroboscopiche

autrice: Hilary Tiscione
titolo: Liquefatto
editore: Alessandro Polidoro Editore
pagg. 170
€ 14


Melina Spinella

Nata in un piccolo paese alle pendici dell’Etna, dove sono ben piantate le sue radici, vive a Milano fin da quando sognava di imparare a leggere. Da quando è accaduta quella magia, non ha mai smesso di farlo. Quando non legge, ama camminare, scattare fotografie e rilassarsi con il birdwatching. Nella sua borsa non è scontato trovare la trousse dei trucchi, ma almeno un buon libro non manca mai. La migliore meditazione che Melina possa praticare è perdersi la tre corsie di una libreria.

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