Articolo a cura di Metella Orazi.

Se una persona a cui volete bene stesse facendo qualcosa di imbarazzante, o stupido, probabilmente esclamereste oh, e il nome della persona, in un tono misto tra compassione, esasperazione, rabbia e tenerezza. È la stessa cosa che fa Lucy Barton nei confronti del suo ex marito William, nel nuovo romanzo di Elizabeth Strout edito da Einaudi, che s’intitola appunto Oh William!.

Oh William!

Dopo Mi chiamo Lucy Barton e Tutto è possibile, ritroviamo per la terza volta Lucy Barton, alle prese con le sue vicende intime e quotidiane, quando ha raggiunto la sessantina ed è vedova da un anno, perché l’amato secondo marito David è morto in seguito ad una malattia.
Lucy, che è rimasta in buoni rapporti con il suo primo marito nonché padre delle sue figlie, sente di dover capire alcune cose del passato condiviso con William e rievoca perciò momenti sparsi vissuti insieme e piccoli accadimenti, all’apparenza non così significativi.

Vorrei dire alcune cose sul mio primo marito, William.
William ha avuto molte tristezze – è successo a tanti di noi, ma vorrei ricordarle lo stesso, lo sento quasi come un dovere; oggi William ha settantun anni.
Il mio secondo marito, David, è morto l’anno scorso, e il dolore per lui mi ha fatto provare dolore anche per William. Il dolore è così – oh, fa sentire talmente soli; è questo che lo rende terribile secondo me. È come scivolare giù per la facciata di un lunghissimo palazzo di vetro mentre nessuno ti vede. Ma è di William che voglio parlare adesso.

In questo incipit sono espressi gli argomenti di cui l’affermata scrittrice Lucy Barton vuole parlare, rivolgendosi intimamente al lettore, in un dialogo diretto che fa trasparire tutta l’urgenza e la necessità di comprendere le scelte del passato.

William è in crisi, la sua carriera accademica di scienziato ha perso lo slancio e il suo terzo matrimonio, con una donna di ventitré anni più giovane, comincia a scricchiolare. Lucy, che ha sempre continuato ad averlo tra i suoi affetti, non lo abbandona e nello stargli vicino è inevitabile per lei ripercorrere la loro storia d’amore e familiare, da come si sono conosciuti e amati, alla nascita delle figlie per finire con la morte della suocera.

William è l’unica persona al mondo con cui mi sia sentita al sicuro. La sola casa che ho avuto.

Quando William le chiede di accompagnarlo in un viaggio nel Maine, per scoprire un segreto di famiglia, Lucy non esita, anche perché lei stessa è ricorsa al suo sostegno quando il marito David si è ammalato. Non smette di chiedersi però chi sia William, perché tra i ricordi frammentari che rievoca ci sono anche quelli dei tradimenti di lui che hanno portato alla rottura del loro matrimonio dopo vent’anni.

Lucy durante il viaggio scopre molte più cose su se stessa di quante potesse immaginare all’inizio: le sue origini povere e il contesto culturale e sociale disagiato, una madre anaffettiva, di cui ha scritto nei libri precedenti, la tornano a trovare e la donna, che ora ha una stabilità economica e prestigio lavorativo, quasi si stupisce del punto in cui si trova.

La voce inconfondibile della scrittrice originaria del Maine intrattiene e diverte parlando di temi che fanno paura, come la solitudine in età avanzata, ma non è mai angosciante e, volendo usare un ossimoro, si può definire di una semplicità profonda.

Strout con una scrittura illuminante si astiene dal giudicare i suoi personaggi, verso i quali mostra empatia e compassione, compiendo il miracolo di far esclamare anche al lettore: oh, ma sono io!

Oh William! di Elizabeth Strout

un libro per chi: si è innamorato di Olive Kitteridge e da allora non può fare a meno si leggere tutto ciò che Strout scrive

autrice: Elizabeth Strout
titolo: Oh William!
traduzione: Susanna Basso
editore: Einaudi
pagg. 184
€ 18


Metella Orazi

Marchignola (marchigiana+romagnola), vive al mare, che ama in tutte le stagioni. Per quasi vent'anni è stata libraia e ora, pur senza libreria, continua a pensare e agire da libraia: parla di libri, fotografa i libri che vorrebbe e quelli letti per ricordare di averli letti e continua a impilare libri su libri che forse un giorno leggerà. Ama i gatti, i viaggi, la storia dell’arte, il cinema e il teatro, insomma, tutto ciò che racconti il mondo. Crede fermamente nel potere delle storie e della condivisione, perché se la lettura è un atto solitario, i libri sono fatti apposta per creare connessioni. Non chiedetele di scegliere un libro preferito, potrebbe entrare in crisi, cambiando idea di continuo.

0 commenti

Lascia un commento

Segnaposto per l'avatar

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.