La stasi dietro il lavello di Claudia Rusch, pubblicato da Keller, racconta con molta ironia quanto sia stato difficile se non terrificante vivere nella DDR, la Germania dell’Est prima della caduta del muro di Berlino nel 1989.

La stasi dietro il lavello

Claudia ripercorre diversi episodi della propria infanzia e adolescenza alle prese con le privazioni imposte da un governo che vuole sapere tutto dei propri cittadini, onde evitare che possano diventare dissidenti in fuga verso l’Occidente.

Il mondo di Claudia è molto diverso da quello che conoscono i suoi coetanei nati dall’altra parte del Muro: niente jeans, niente banane e frutta esotica, niente aragoste, niente Bounty, Mars o Twix, niente libertà di muoversi fuori dai confini, niente certezze sugli studi che si potranno fare dopo il diploma di maturità.

Nata nel 1971 e cresciuta in una famiglia che contesta il regime, Claudia impara fin da piccola a diffidare dei poliziotti, dei soldati e di tutte quelle persone apparentemente comuni che potrebbero essere state assoldate dalla Stasi, il Ministero per la Sicurezza di Stato, per spiare lei, sua madre, sua nonna e tutte le persone a cui è vicina.
Impara a mandare giù e a tacere quando esporsi troppo rischierebbe di condannare lei e i suoi cari a conseguenze molto gravi.

Il signor Petzke mi fece dunque mettere in piedi davanti alla classe mentre lui discettava sui motivi per cui il movimento per la pace e il distintivo sarebbero in realtà frutto della propaganda tedesco-occidentale e che pertanto io sarei stata smascherata come nemico di classe. Concluse dicendo che io volevo la fine della DDR e quindi il ritorno al fascismo.

Le sue idee però sono forti e quel suo carattere spregiudicato, con quel fare ironico, le consente di non abbattersi troppo quando tutto ciò che desidera – un viaggio a Parigi, una montagna di Twix, un timbro sul passaporto – le pare troppo lontano.
Claudia è anche ingenua, del mondo oltre Berlino Est ha visto davvero troppo poco, per questo tutto la sorprende, la entusiasma, la perplime.

Quando il muro crolla e tutto diventa improvvisamente più accessibile, per Claudia e per tanti altri giovani le opportunità si moltiplicano, anche se il mondo là fuori più che accoglierli li osserva come animali rari nati in cattività, anche se non è tutto oro ciò che pareva luccicare da lontano.

Nei giorni successivi alla caduta del Muro ci fu a Berlino Est una fuga di massa di studenti – durante le ore di lezione. Tutti marinavano alla grande. C’erano un sacco di cose nuove da vedere, tanti parenti da visitare. Tutto suscitava più interesse della scuola. Restavamo alla larga delle lezioni con le scuse più assurde. A metà dell’anno scolastico gli insegnanti si arresero. Le ore marinate e i giorni di assenza furono registrati come lezioni straordinarie di geografia. Della serie, mettiamoci una pietra sopra.

Rusch non ha l’ambizione di analizzare il sistema che ha governato la Germania Orientale per più di quarant’anni ma si limita a raccontare il proprio rapporto diretto con il regime, facendone una vera e propria questione personale.
Una scelta vincente che rende la narrazione viva e sincera, che arriva forte e chiara ai lettori e alle lettrici.

All’improvviso mi sentii pervasa da un odio cieco. Ci sono cose che non posso perdonare alla DDR. Una di queste è la disgregazione di intere famiglie. È un’altra dimensione rispetto alla penuria di frutta o alle fiaccolate. Questo sistema ha indotto dei genitori a rinunciare per sempre ai loro figli. Non c’è niente che possa guarire ferite come queste.

La stasi dietro il lavello è un agile romanzo di formazione a episodi, una lettura che resta sempre accattivante, a tratti spassosa, pur raccontando un periodo storico e temi non certo leggeri.

La stasi dietro il lavello di Claudia Rusch

un libro per chi: prova una forte curiosità verso il periodo della Guerra Fredda

autrice: Claudia Rausch
titolo: La stasi dietro il lavello
traduzione: Franco Filice
editore: Keller
pagg. 166
€ 15.50

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Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce diversi gruppi di lettura. Pratica mindfulness, sogna sempre le montagne e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

2 commenti

Giada · 18 Luglio 2022 alle 10:07

Ciao Elena, che bella storia 🙂 Un argomento difficile, di cui si è anche parlato poco… sembra molto interessante, me lo andrò a cercare. :-*

    Elena Giorgi · 18 Luglio 2022 alle 10:37

    Ciao Giada!
    È un libro che merita soprattutto per il tono ironico con cui affronta quel pezzetto di Storia.
    Una voce davvero particolare quella della Rusch!

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