Salvare le ossa di Jesmyn Ward

Si può leggere un romanzo di 300 pagine in meno di un fine settimana?
Se quel romanzo è Salvare le ossa di Jesmyn Ward, in uscita oggi per NN Editore, le ore trascorse tra le pagine voleranno senza che ve ne rendiate conto.
L’attesa dell’uragano Katrina diventerà la vostra ossessione, così come lo è stata per me.

Salvare le ossa di Jesmyn Ward

Salvare le ossa

Salvare le ossa è il grande romanzo americano, quello che racconta la provincia più povera, popolata di gente ai margini della società. Persone dalle storie difficili, dal presente immobile e dal futuro incerto, le cui vicende sono però raccontate con una scrittura ricca e torrenziale, travolgente e affascinante, qui tradotta magistralmente da Monica Pareschi.

La Ward racconta, in dodici capitoli, i dieci giorni che la famiglia Batiste vive nell’attesa dell’uragano Katrina e i due giorni successivi, quello della distruzione e quello del dopo.
Il padre, dalla facile sbronza, è il novello Noè che pare vaneggiare, inascoltato, sull’arrivo della catastrofe.

Papà è pazzo, penso, e quest’estate la sua ossessione sono gli uragani. L’anno scorso, dopo che una tromba d’aria aveva sfiorato un centro commerciale a Germaine, si era convinto che la costa del golfo sarebbe diventata un nuovo corridoio per gli uragani. Aveva passato tutta l’estate a indicarci quali erano i punti più sicuri della casa in cui ripararci. Ogni volta che trovava Junior in cucina, gli faceva ripetere le esercitazioni antiuragano che ci insegnavano a scuola: lo costringeva a inginocchiarsi, piegarsi sulle cosce, infilare la testa tra le ginocchia, coprirsi il collo con le dita ossute per proteggere la gola.

I figli – tre maschi, Randall, Skeetah e Junior, e l’unica femmina, Esch – lo compatiscono e lo temono, mentre lo osservano preparasi al peggio. Orfani della madre, morta mettendo al mondo Junior, galleggiano in una realtà piccola e cenciosa.
Le loro vite, simili a quelle di tanti giovani afroamericani dei ceti più disagiati, in quell’afoso agosto del 2005 trascorrono lente e annoiate. Il grande avvenimento, quello che muove gran parte delle loro azioni, è la nascita dei cuccioli di China, il pitbull allevato da Skeetah, padre padrone che riversa su quell’animale tutta la propria affettività, nascondendola dietro il mero interesse del commercio di cani da combattimento.

L’io narrante è la giovanissima Esch, poco più che bambina, ben lontana dall’essere donna e già in attesa di un figlio, probabilmente concepito con Manny, amico dei fratelli e fidanzato di un’altra.
Rubando le parole al mito di Medea e Giasone, libro che legge tra una nausea e l’altra, la ragazzina racconta la propria storia di madre, figlia, sorella, amante e piccola donna, alle prese con un mondo che apparentemente non regala speranza e calpesta le migliori intenzioni.

Per prima cosa mi ha toccato il culo, come faceva sempre. Mi ha afferrata e tirata verso di sé, mi ha sfilato i pantaloncini. Poi le sue dita mi hanno tirato giù le mutande, ho sentito le sue braccia sfregarmi contro la vita, la sua pelle come una lingua di fuoco. Era quello il suo modo di baciarmi, mai con la bocca, solo con il corpo. Le mutande mi sono scivolate lungo le gambe. Mi staccava di dosso i vestiti come se sbocciasse un’arancia: era l’altra me che voleva. Il cuore maturo e carnoso. Il cuore caldo e umido che i ragazzi intravedevano sotto la mia corporatura mascolina, la mia pelle scura, la mia faccia anonima. Il mio cuore di femmina che, prima di Manny, avevo lasciato che i ragazzi si prendessero perché lo volevano, e non perché volevo darglielo.

Qual è la vera tragedia di questo romanzo contemporaneo ed epico?
Una madre che muore di parto? Un padre incapace di prendersi cura dei propri figli? Un gruppo di ragazzini abbandonati a se stessi e costretti a crescere troppo in fretta? Una ragazzina incinta di un ragazzo che la usa solo per il sesso? La ferocia di un cane, in costante lotta con l’istinto materno?
L’uragano Katrina che sta per arrivare? La devastazione del giorno dopo?

Jasmyn Ward, prima e unica donna a vincere per due volte il National Book Award, ha scritto una storia, primo capitolo della Trilogia di Bois Sauvage, che diventa mito, da tramandare di lettore in lettore, fino a diventare un classico immortale.
Una storia che è femmina, madre e divinità, così come femmina fu Katrina, dalla divina potenza devastatrice, partorita dalla nostra madre Terra.

Salvare le ossa di Jesmyn Ward

un libro per chi: è in cerca di un capolavoro.
da leggere ascoltando: A Tale of God’s Will (A Requiem for Katrina), uno dei miei dischi preferiti, che il grande trombettista americano Terence Blanchard ha dedicato alle tante vittime di quel terribile uragano.

autore: Jesmyn Ward
titolo: Salvare le ossa
traduzione: Monica Pareschi
editore: NN Editore
pagg. 320
€ 19

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