Articolo a cura di Metella Orazi.

Una lunga vita presuppone spesso l’avere un certo numero di ricordi che in età avanzata, meno attiva e più contemplativa, si ha più tempo per riordinare; Lilia, protagonista di Se vado via, scritto da Yiyun Li e pubblicato da NN editore, ha proprio questa intenzione.

Se vado via

Lilia Liska è ottuagenaria e vive già da qualche tempo a Bayside Garden, una residenza per anziani in California, dove si è trasferita ancora in buona salute e autosufficiente sorprendendo i familiari che la prefiguravano indipendente fino alla fine.

Lilia però che preferiva non essere del tutto sola ma esserlo in mezzo ad altre persone, ha deciso consapevolmente e per questo motivo non le pesa la scelta che ha fatto.
Ora, nel 2010, ha molto tempo a disposizione per ripercorrere le tappe della vita che l’hanno vista seppellire tre mariti, mettere al mondo cinque figli ed essere nonna di diciassette nipoti.

Mentre gli altri ospiti della residenza partecipano ad un corso di scrittura della memoria, Lilia si astiene perché ha ben altro da fare.
Lei vuole scavare da sola nel suo passato.

Quando si è vicini alla morte, non si ha bisogno di chissà quale scusa per giocare a essere vivo di nuovo.

Lilia ha un obiettivo preciso e non vuole perdere tempo in altre occupazioni: deve leggere e rileggere il diario che Roland Bouley, il suo primo amore, ha scritto per tutta la vita.
Questa lettura diventa un modo per allineare a posteriori la sua vita con l’uomo, aspirante scrittore, ignaro di aver generato con lei una figlia illegittima.

Se c’era qualcosa che Lilia non aveva avuto intenzione di lasciare ai suoi discendenti era proprio la storia della sua vita. I suoi figli la conoscevano a spizzichi e bocconi, in quanto ne facevano parte, ma quello che lei non aveva voluto che sapessero non sarebbe mai entrato in loro possesso. Il suo passato doveva restare ignoto e finire in cenere insieme a lei.

In verità, Lilia sta preparando qualcosa per l’amata nipote Katherine, da leggere dopo la sua morte. Katherine è cresciuta con lei, perché la madre Lucy, la prima figlia di Lilia, si è suicidata ad appena ventisette anni. Lilia e il marito Gilberth sono stati l’unica famiglia cha Katherine ha conosciuto, perché il padre, per nulla in grado di crescerla, si è prontamente dileguato una volta rimasto solo.

La morte della figlia Lucy rappresenta un vuoto inspiegabile per Lilia, sulla quale non può che far ritorno di continuo con la mente, alla ricerca di uno strappo, di un fatto che non ha capito, di una ragione che forse c’era già prima della sua nascita, nell’abbandono di un padre ignaro.

Peggio che avere il cuore spezzato. Se qualcuno ti spezza il cuore, puoi sempre raccogliere i pezzi e rincollarli, oppure lasciarli sparpagliati lì attorno, a testimonianza di quello che un tempo era il tuo cuore. Lo scherzetto di Lucy consisteva invece nel farti sparire il cuore.

La morte di Roland dà la spinta a Lilia per commentare a margine i passaggi per lei significativi delle settecento pagine che compongono il diario.
Ogni occasione è buona per contestare le parole dell’uomo, vanesio ed egoista, che nonostante tutto Lilia ammira anche se in parte contesta. Questa attività diventa un dialogo con un solo interlocutore vivo che può aggiungere, rettificare e dare la versione senza edulcorarla, senza fronzoli letterari ammantati da ragioni utilitaristiche.

Le persone sono come i fiori. Alcuni appartengono a delle specie rare e quando nascono vengono affidati a dei giardinieri provetti, e la gente si mette in fila per poterli ammirare per un attimo, quando fioriscono. Altri fiori richiedono cure a non finire anche se vivono in un giardino qualsiasi. Altri ancora sono comuni come i lupini e i papaveri. Eppure alla fine tutti i fiori fioriscono per il medesimo scopo, e nessuno di loro dura, a meno di non pressarlo fra due pagine.

Lilia è il fiore raro del romanzo, la sua voce trascina nelle prime due parti, che sono le più coinvolgenti grazie allo straordinario temperamento caustico, che però si attenua notevolmente nella terza e ultima parte, quando commenta lo scritto di Roland, ottuso e troppo pieno di sé per essere davvero interessante.

Con Se vado via Yiyun Li riflette su qualcosa di universale, che appartiene a tutti: sulla memoria, sull’importanza o la frivolezza di voler essere ricordati e sui legami che intercorrono tra gli esseri umani.

Se vado via di Yiyun Li

un libro per chi: è solito ragionare su cause ed effetto e non sottovaluta la potenza dei ricordi

autrice: Yiyun Li
titolo: Se vado via
traduzione: Laura Noulian
editore: NN editore
pagg. 390
€ 19

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Metella Orazi

Marchignola (marchigiana+romagnola), vive al mare, che ama in tutte le stagioni. Per quasi vent'anni è stata libraia e ora, pur senza libreria, continua a pensare e agire da libraia: parla di libri, fotografa i libri che vorrebbe e quelli letti per ricordare di averli letti e continua a impilare libri su libri che forse un giorno leggerà. Ama i gatti, i viaggi, la storia dell’arte, il cinema e il teatro, insomma, tutto ciò che racconti il mondo. Crede fermamente nel potere delle storie e della condivisione, perché se la lettura è un atto solitario, i libri sono fatti apposta per creare connessioni. Non chiedetele di scegliere un libro preferito, potrebbe entrare in crisi, cambiando idea di continuo.

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