Tutto per i bambini, ultimo romanzo di Delphine De Vigan pubblicato da Einaudi, racconta una storia che non può che essere spunto di profonde riflessioni e di un ampio dibattito sull’uso dei social, per questo sarà protagonista dell’incontro del gruppo di lettura Babele del prossimo 25 maggio.

Tutto per i bambini

Mélanie è cresciuta davanti alla tv, negli anni in cui i reality show occupavano i palinsesti e la vacua celebrità dei personaggi che ne uscivano sembrava l’epifania dorata e scintillante da venerare.

Forse, in effetti, era stato proprio durante quelle poche settimane che è tutto era cominciato. La permeabilità dello schermo. La possibilità di passare dalla posizione di chi guarda a quella di chi è guardato. Il desiderio di essere visti, riconosciuti, ammirati. L’idea che fosse alla portata di tutti, di ognuno. Nessun bisogno di produrre, creare, inventare per avere diritto al proprio «quarto d’ora di celebrità». Bastava mostrarsi e restare nelle inquadratura o di fronte all’obiettivo.

La sua unica esperienza televisiva era stata fulminea e umiliante, la celebrità per lei era rimasta un miraggio, fino a quando, parecchi anni dopo il suo fallimento, ormai accasata con un bravo marito e due bambini belli e ubbidienti, Sammy e Kimmy, ha iniziato a pubblicare video su YouTube sul suo canale Happy Récré.
Sam oggi ha otto anni e sua sorella Kim solo sei; sono cresciuti davanti alle telecamere, registrando video di ogni tipo: da quelli in cui scartano i regali arrivati dai brand che vogliono farsi pubblicità, a quelli in cui si abbuffano di junk food, passando per quelli in cui devono riempire i carrelli di un supermercato di tutto ciò che inizia per una determinata lettera e che poi, a luci spente, si rivelerà del tutto inutile e da buttare.

Melanie Klaus voleva essere guardata, seguita, amata. La sua famiglia era un’opera, una realizzazione, e i suoi figli una specie di prolungamento di se stessa.

È così che Mélanie è riuscita a diventare popolare, convincendosi fin nel midollo che mostrare la sua famiglia a tutto il mondo fosse qualcosa di bellissimo e innocente, di redditizio e lungimirante, trasformando di fatto i suoi figli in baby influencer e sottovalutando le conseguenze di questa scelta.
Fino a quando un giorno Kimmy sparisce dal cortile di casa mentre gioca con il fratello.

Perché le tornavano in mente solo quei momenti malinconici, quando ce n’erano stati tanti altri in cui avevano riso? In realtà da quattro anni si divertivano come pazzi. Happy Récré era il regalo che lei aveva fatto alla sua famiglia. Un regalo che aveva illuminato la loro vita.

A indagare sul caso è chiamata anche Clara, una giovane poliziotta cresciuta in una casa dove il televisore è arrivato molto tardi e solo dopo parecchie insistenze.
Così diversa da Mélanie, Clara osserva il mondo con uno sguardo acuto anche se sa come nascondersi dietro a un muro che la protegga dalle emozioni che potrebbero farle del male.

A sei anni lei poteva restare così, seduta nel giardino condominiale a guardare la vita delle persone. Non immaginava niente, si impediva di inventare. Si limitava a individuare le abitudini, gli orari, le assenze prolungate. Cercava di indovinare i rapporti, i sentimenti. Quando tornava a casa, con i piedi gelati e la punta del naso arrossata, sua madre spalancava le braccia e la stringeva al suo grembo; poi le bisbigliava: «La mia piccola comare».

Così, ora dopo ora, video dopo video, il mondo di Mélanie e della sua famiglia si rivela essere ben diverso dall’oasi fatata che viene esposta sui social ed emergono senza pietà i disagi e lo stress fisico e mentale a cui i bambini sono sottoposti.

Io non credo che un bambino di tre anni sogni di essere una star di YouTube…. Vengono tutte arruolati fin dalla più tenera età come se si trattasse di una setta. I fondamentali sono stati acquisiti una volta per tutte: sono uno youtuber, quindi sono felice. Io lo definisco un regime totalitario.

Delphine De Vigan scrive un romanzo di denuncia che ha il respiro del thriller, con una piega finale ai limiti della distopia, e ci racconta una storia che ogni giorno abbiamo sotto gli occhi, quando apriamo un qualsiasi social e vediamo sovraesposti bambini e bambine inconsapevoli di prestare la propria immagine a qualcosa di più grande di un semplice gioco.
Alternando il racconto della vicenda dal punto di vista delle sue protagoniste con le trascrizioni dei video pubblicati e degli interrogatori ai possibili rivali, se non addirittura nemici, si rivela agli occhi dei lettori e delle lettrici qualcosa di inquietante perché profondamente reale.

Tutto per i bambini è il romanzo che mancava per iniziare a discutere davvero di un argomento attuale a cui non si è ancora dato il giusto rilievo: la sovraesposizione non regolamentata dei minori sulle piattaforme social.
Da leggere per sentirsi sbattere in faccia il lato peggiore di tutto ciò.

Tutto per i bambini di Delphine De Vigan

un libro per chi: quando vede un bambino continuamente esposto sui social storce un po’ il naso

autrice: Delphine De Vigan
titolo: Tutto per i bambini
traduzione: Margherita Botto
editore: Einaudi
pagg. 287
€ 19

Babele il gruppo di lettura disordinato
Categorie: Leggiamo

Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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