La morte bussa a Marlow di Robert Thorogood

Sulla copertina de La morte bussa a Marlow di Robert Thorogood c'è un'illustrazione molto essenziale che ritrae le zampe e il sedere di una papera morta emergere dall'acqua

Tornare a Marlow è come ritrovare tre amiche che hanno smesso di essere soltanto un improbabile trio di detective amatoriali per diventare qualcosa di molto più simile a una vera squadra. In La morte bussa a Marlow, secondo romanzo della serie di Robert Thorogood, Judith, Suzie e Becks sono infatti ancora più affiatate, e proprio la loro amicizia è uno degli aspetti che rendono questa nuova indagine così piacevole.

La morte bussa a Marlow

A mettere alla prova le capacità investigative delle tre amiche è questa volta la morte di sir Peter Bailey, ricco, pingue e anziano proprietario di una grande dimora di Marlow, che viene trovato senza vita nel suo studio alla vigilia del matrimonio con la sua ex infermiera Jenny Page, molto più giovane di lui. Poco prima, dalla casa è arrivato un forte schianto: quando gli accorsi riescono a entrare nello studio, sir Peter giace schiacciato sotto un pesante armadio. La porta era chiusa dall’interno e la chiave si trova nella tasca della vittima.
Apparentemente è un incidente, Judith non è affatto convinta.

L’enigmista, che non ha ancora fatto davvero i conti con la scomparsa del marito e che continua a trovare sé stessa anche attraverso le sue eccentriche nuotate completamente nuda nel Tamigi, decide così di indagare. Al suo fianco ci sono la dogsitter Suzie, vanitosa, pasticciona e ormai completamente presa dalla sua nuova passione per la radio, dove conduce gratuitamente e a discapito del lavoro che le permette di vivere un programma diventato amatissimo dagli ascoltatori, e Becks, la moglie del vicario, che continua a dimostrare di essere molto più brillante e scaltra di quanto la rispettabile comunità di Marlow immagini.

Judith non permetteva che l’inverno la dissuadesse dal suo rito quotidiano di immergersi nel Tamigi. In quel periodo dell’anno, le sue nuotate erano necessariamente brevi, ma non perdeva mai l’occasione per entrare in comunione con la natura e amava la sensazione di freschezza che l’acqua lasciava sulla sua pelle per il resto della giornata. Amava nuotare soprattutto quando aveva un problema da risolvere, ed era per questo che si trovava nel Tamigi in quella particolare mattina di gennaio.
Stava cercando di risolvere un mistero.

A loro si aggiunge Tanika, la poliziotta con cui hanno legato nel primo episodio e che nel frattempo è stata retrocessa dopo il rientro in servizio del suo superiore. Anche questa volta Judith, che nota praticamente tutto ciò che gli altri non vedono, non si limita a risolvere enigmi e mettere insieme indizi, ma a modo suo, cerca continuamente di prendersi cura delle sue amiche, dimostrando quanto ormai sia forte il legame che le unisce.

Il cuore dell’indagine è naturalmente il classico enigma della camera chiusa e Thorogood lo costruisce con grande abilità.
Come è possibile che qualcuno abbia ucciso sir Peter e poi sia riuscito a uscire da una stanza che era chiusa dall’interno? La domanda sembra semplice, ma la risposta non lo è affatto. L’autore dissemina indizi, sospetti e false piste, spostando più volte la nostra attenzione e arricchendo progressivamente la storia con ciò che scopriamo sul passato di sir Peter e delle persone che gli stavano intorno.

Una volta entrata nello studio Tanika si fermò a guardare la stanza nella quale giaceva il corpo di sir Peter Bailey. C’erano scartoffie disordinate su una vecchia scrivania, un posacenere e un bicchiere di vino vuoto accanto a una poltrona sbiadita che si trovava accanto a un camino in pietra pieno di cenere. Dietro la scrivania c’erano un paio di vecchie radiografie di gabbie toraciche umane incorniciate. Tanika si chiese il perché.

I possibili colpevoli, del resto, non mancano. C’è Tristram, il figlio con cui il padre era perennemente in conflitto e unico erede della sua fortuna; c’è Rosanna, la figlia che ha dedicato la propria vita agli affari di famiglia ma che, proprio perché donna, non erediterà nulla; c’è l’ex moglie di sir Peter, che non sembra aver digerito né il nuovo matrimonio né la prossima perdita del titolo di Lady; infine c’è Charles, il giardiniere, che con la vittima aveva un conto in sospeso.

Il bello è che lettrici e lettori possono avere una forte sensazione su chi sia il colpevole, ma non è tanto il “chi” a tenerli con il fiato sospeso, quanto il “come”. La soluzione finale dell’enigma della camera chiusa è infatti la parte più sorprendente dell’intera vicenda. Thorogood deve aver studiato parecchio per costruire un meccanismo che fosse contemporaneamente originale e credibile, perché quando finalmente tutti i pezzi vanno al loro posto la sensazione è quella di trovarsi davanti a un trucco ingegnoso ma perfettamente plausibile.

Poi ci sono loro, le nostre tre detective, che sono ormai diventate il vero cuore della serie. Le loro vite non sono semplici né perfette: hanno problemi personali, preoccupazioni economiche, ricordi che continuano a pesare sul presente e piccoli fallimenti che le rendono molto più vere dei personaggi macchiettistici che spesso popolano i cozy crime. Judith, Suzie e Becks hanno imparato a conoscersi e, soprattutto, a volersi bene nonostante le loro differenze.

Judith non era sicura che l’adulazione da parte degli sconosciuti fosse la fonte più sana di autostima, ma poi le tornò in mente che la prima volta che aveva visto Suzie, questa stava parlando con una troupe della televisione locale nonostante Tanika le avesse espressamente negato il permesso di rilasciare interviste. Essere sotto i riflettori le aveva sempre fatto girare la testa, vero?

In questo romanzo emerge maggiormente la storia di Tanika, che sentiamo sempre più vicina. Dietro le indagini c’è una donna che vorrebbe riuscire a occuparsi meglio del padre malato, del marito e della figlia, ma che si trova continuamente a fare i conti con un lavoro impegnativo che le sottrae tempo ed energie e nel quale, nonostante le sue capacità, non viene valorizzata quanto meriterebbe, soprattutto perché donna. Così, mentre il mistero procede, il romanzo racconta con delicatezza una quotidianità fatta di responsabilità, sensi di colpa e desiderio di essere all’altezza di tutto.

Robert Thorogood riesce ancora una volta a mettere insieme un cozy crime leggero e molto arguto, nel quale il sorriso nasce tanto dalle situazioni assurde quanto dalle vicende umane dei personaggi. Marlow continua a essere un luogo piacevole nel quale tornare, ma sotto la superficie tranquilla della cittadina inglese si nascondono persone imperfette, segreti, vecchie ferite e rapporti complicati.
Forse è proprio questo il motivo per cui viene voglia di seguire ancora le indagini del Marlow Murder Club: perché, alla fine, il mistero viene ancora una volta risolto, ma Judith, Suzie e Becks restano, e ormai non possiamo più fare a meno di sapere come andrà questa strana, irresistibile amicizia.

un libro per chi: cerca una soluzione creativa e complessa all’enigma della camera chiusa

autore: Robert Thorogood
titolo: La morte bussa a Marlow
traduzione: Francesca Gallo
editore: Fanucci Timecrime
pagg. 295
€ 16

Chi ha scritto questo post?

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un "angelo custode di eventi".
Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce diversi gruppi di lettura.
Pratica mindfulness dal 2012, sogna sempre le montagne, ascolta musica jazz e vive un'intensa storia d'amore con il suo beagle Franco.
È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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