Fabio Bartolomei è un autore dotato di grande empatia.
Nelle sue narrazioni sa trasformarsi in un ragazzino geniale, in una banda di vecchietti agguerriti, in una ragazza cieca, in morti resuscitati e ora anche in un’adolescente che tenta in modo alquanto impacciato di diventare adulta.
Diciotto anni e dieci giorni, secondo capitolo della quadrilogia della famiglia pubblicata da edizioni e/o, ci racconta proprio la storia di Camilla e del fatidico compleanno che coincide con la più grande svolta della sua vita.

Diciotto anni e dieci giorni

Camilla è la classica ragazza di oggi.
Va a scuola e ottiene anche dei buoni risultati, nonostante si applichi decisamente poco, visto che passa buona parte della giornata sui social, a condividere selfie e a raccontare ogni minuto di vita, nella speranza di raccattare tanti apprezzamenti e commenti.
Ha delle amiche del cuore con cui condivide tutto, dal modo di vestire alle poche idee sul mondo che esiste fuori dal loro piccolo cerchio magico.
Vive con i suoi genitori, che ha piegato al proprio volere di adolescente a suon di minacce su possibili eterni silenzi e infrangibili muri di gomma.

Camilla sta per compiere diciotto anni e quella sua vita sovraesposta e superficiale le sembra perfetta.
Qualcosa però sta per andare storta.
Anzi, stortissima.
È proprio nel giorno del suo compleanno più importante, quello sul confine tra fanciullezza ed età adulta, che Camilla si ritrova improvvisamente sola, in una casa con un frigorifero pieno di cibo e nessun abbracco familiare a festeggiarla.

«Mi pare ovvio che prima mio padre ha lasciato la lettera sotto il cuscino e se l’è data a gambe. E poi mia madre ha lasciato la sua sopra il cuscino senza immaginare nulla!».
«Intendevo dì che magari è ‘no scherzo, una di quelle trovate educative dei genitori» ribatte Karimah. «Come quando ce torgono er cellulare pensando che così imparàmo a parlà co’ loro».
Camilla la zittisce. Non è una trovata educativa, è una tragedia. La sua tragedia.

Che fine hanno fatto i suoi genitori?
In fondo sono vecchi, cosa vanno cercando?
Non potevano accontentarsi dei silenzi pesanti che riempivano la loro bella casa borghese?

Qualche pensiero di troppo inizia a farsi largo.
Che la sua vita di figlia sia stata tutta una finzione?
Che quel suo tirare sempre un pochino di più la corda fino a far sentire mamma e papà perennemente in bilico sulle uova, sia stato uno dei motivi per cui sono spariti?

Camilla si spegne come una donna di mezza età che ripensaa tutte le belle cose che non torneranno mai più. Con un mugugno si scuote, arraffa la prima maglietta che le capita a tiro e va in cucina. Apre il frigorifero. Si fissano per un po’. La luce dell’elettrodomestico sfavilla su decine di confezioni di affettati, formaggi e yogurt a ridotto contenuto di grassi, privi di conservanti e di sentimento. Magari avevano entrambi una relazione segreta, pensa, se ne sentono di storie del genere, una madre beccata con un tizio, un padre tradito da un messaggio di troppo. Però hanno cinquant’anni, e a cinquant’anni la vita è bella e finita.

Diciotto anni e dieci giorni, con la consueta grazia accompagnata dall’immancabile umorismo di Bartolomei, ci racconta la storia di una ragazza come tante, costretta a diventare adulta contro ogni propria aspettativa e volontà.
Le disavventure di Camilla, che cammina incerta e capitombola rocambolescamente nell’età della consapevolezza e della maturità, sanno stuzzicare non solo i ricordi del passato adolescenziale di ogni lettore ma anche profonde riflessioni sull’essere figli e sull’importanza di ricordare sempre che tutti i genitori, prima di essere tali, sono soprattutto persone.

Diciotto anni e dieci giorni di Fabio Bartolomei

un libro per chi: non ha ancora imparato a chiedere “Come stai?” a mamma e papà

autore: Fabio Bartolomei
titolo: Diciotto anni e dieci giorni
editore: edizioni e/o
pagg. 109
€ 9

Categorie: Leggiamo

Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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