Holden & Company di Luca Pantarotto

Ho amato moltissimo Efemeridi di Cesare Catà, prima pubblicazione nella collana Glitch di Aguaplano, e oggi posso dire di provare altrettanto slancio per Holden & Company, seconda uscita nella stessa collana, questa volta a firma del sapiente e sagace Luca Pantarotto.
Io, che con la letteratura americana ho sempre fatto a cazzotti e carezze, in questa breve antologia – che raccoglie alcuni articoli dell’ei fu omonimo blog e nuove scritture – ho trovato decine spunti illuminanti, capaci di incuriosirmi e avvicinarmi ad autori da cui sono rimasta troppo a lungo distante.

Holden & Company

Nei diciotto brevi e agili capitoli della silloge, l’autore ci offre una panoramica, rigorosa e altrettanto arguta e appassionante, della letteratura americana e dei suoi autori più o meno famosi.
Allo stesso tempo affronta – con dialettica brillante e straordinaria competenza – l’annosa questione che tanto attanaglia i lettori e tutto il mondo dell’editoria, nei secoli dei secoli: a cosa serve la letteratura?

Già dalle prime pagine, Pantarotto ci rammenta che buona parte della letteratura americana contemporanea deriva dal giovane Holden, libro con cui, nonostante le ripetute letture, non ho mai veramente instaurato un relazione empatica.
È quindi forse questo il motivo per cui con gli autori americani ho spesso bisticciato?
Per esempio con il caro Bret Easton Ellis, che ho sempre considerato uno squilibrato bisognoso di ripetute sedute di psicoanalisi, più propenso a sfogare le proprie frustrazioni nella scrittura piuttosto che investire in un percorso psicoterapeutico con uno molto bravo.
Ah no, a B.E.Ellis J.D. Salinger proprio non andava giù, tanto da gioire della sua morte con un discusso tweet.
Uno dei tanti misteriosi attriti della letteratura americana, che Pantarotto riporta e commenta, rendendolo indimenticabile leggenda per il lettore.

Se già si percepisce un certo fuoco nel dimostrarci che Holden è stato il capostipite, ancor più appassionata è la difesa della letteratura di genere e della lettura quale forma di intrattenimento.
Il coraggioso Pantarotto si schiera nelle file del pensiero di Michael Chabon e ci entusiasma con una dichiarazione tutt’altro che scontata.

Nessuna lettura con la minuscola, nessuna Letteratura con la maiuscola. L’intrattenimento, nel suo significato più autentico, è la matrice stessa delle relazioni umane. Riconoscerne l’importanza non significa svilire la letteratura, riducendola a un gioco da cabarettisti o a uno spettacolo di varietà. Se per voi “intrattenimento” significa questo, allora quella stessa letteratura che tanto amate non vi ha insegnato nulla.

Game. Set. Match.

Utilissima poi la miniguida per imparare a leggere e amare David Foster Wallace e commovente il ritratto di colui che, con la sua opera, ha contribuito più di chiunque altro a riavvicinarmi alla letteratura a stelle e strisce: quel Kent Haruf di cui oggi attendo con trepidazione il primo romanzo, finora inedito in Italia (e in uscita a brevissimo per NN Editore).

E ancora, scopro dalle pagine di Pantarotto che quasi certamente avrei fatto innervosire Elizabeth Hardwick, perché qui mi occupo solo di elogiare i bei libri letti, lasciando invece al mio privato – in feroci dialoghi con le amiche, tutte Dorothy Parker dalla lingua avvelenata – la necessità di smontare quelli brutti.

Alla fine di questo viaggio iniziatico attraverso la letteratura americana, si torna sul luogo del delitto.
Raccontandoci l’opera di Augusten (“l’altro”) Borroughs, Luca Pantarotto ritorna a quel tema a lui e a noi tanto caro: qual è quindi il messaggio della letteratura?

Un messaggio semplice, guardate, davvero semplice, anche se è proprio per continuare a tramandarcelo che ancora oggi scriviamo libri. Dice soltanto: non sei solo. Per quanto male ti vadano le cose, per quanto oscuro ti possa sembrare il presente e insondabile il futuro, non sei solo. Devi solo continuare a sorridere, senza mai perdere fiducia nel potere delle storie.
Ci penseranno loro, in un modo o nell’altro, a salvarti.

C’è una smisurata capacità di lucida analisi nel pensiero di Pantarotto e un talento altrettanto forte nel divulgarlo attraverso la scrittura, da rendere prezioso Holden & Company sia per chi di letteratura americana abbia già fatto grandi scorpacciate, sia per chi, come me, alla saltuaria abbuffata ha alternato ben più lunghi periodi di digiuno.

Chiunque possieda il dono di farmi appassionare a qualcosa, entra immediatamente nella mia personale hall of fame.
Luca Pantarotto ha già la sua stella.

Holden & company di Luca Pantarotto

un libro per chi: non ne sa mai abbastanza di scrittori, libri e letteratura

autore: Luca Pantarotto
titolo: Holden & Company. Peripezie di letteratura americana da J. D. Salinger a Kent Haruf
editore: Aguaplano
pagg. 115
€ 15

4 comments

  1. E chi non conosce Luca Pantarotto? Tra l’altro meritevole di aver fatto conoscere in Italia K. Haruf dopo una prima uscita che non si erano filati in molti. Io adoro la letteratura americana, non sono esterofila, per niente, ma trovo che solo gli americani e non ne capisco il motivo, sappiano offrire una certa potenza narrativa. Adoro Franzen, ho chiacchierato – godendo assai va detto – con Michael Cunningham, La trama del matrimonio di Eugenides mi ha stregata, idem i libri di Jennifer Egan. Insomma con me Pantarotto vincerebbe facile, senza nulla voler togliere alla sua indiscussa bravura. Un bacio

    1. Pantarotto ha quella “testolina” lì, così brillante e sagace, che riesce a convincermi anche a fotografare il latte fuori posto al supermercato!
      (cose da Facebook, ma prima o poi – secondo me – ci farà un libro)
      Buon venerdì Sandra!

  2. Venerdì iniziato alla grande: ho saputo che farò un piccolo intervento a Bookcity!!!!!! Scusa l’autoreferenzialità spinta, ma posso gongolare con te?

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