Articolo a cura di Metella Orazi.

Giallo, blu elettrico e rosso sono i colori della bandiera colombiana, gli stessi che, non a caso, compongono il disegno di una lunga strada sulla copertina di Paese infinito della scrittrice americana di origine colombiana Patricia Engel, recentemente pubblicato da Fazi, che racconta la lotta di una famiglia di Bogotà per raggiungere un mondo nuovo e una vita che si auspica migliore.

Paese infinito

Talia è una quindicenne che a causa di un atto violento è costretta a scontare qualche mese in un riformatorio a Santander, lontano dalla capitale Bogotà dove è rimasto il padre Mauro e dove viveva la nonna Perla, morta da poco, che gestiva una lavanderia.
La ragazza vuole ad ogni costo lasciare quel luogo di reclusione gestito dalle suore, anche prima della scadenza della sua pena, perché ha un volo importante da prende per l’America del Nord, che le consentirà di ricongiungersi con una parte della famiglia: la madre Elena, la sorella Karina e il fratello Nando.

Perché la famiglia di Talia è divisa?
Da qui in poi Paese infinito ci racconta gli antefatti e in parallelo la fuga di Talia.
I genitori Elena e Mauro venti anni prima si sono innamorati e alla nascita della prima figlia decidono di lasciare la Colombia per inseguire il sogno americano di una vita migliore.

Che cosa aveva di speciale quel paese da tenere tutti in ostaggio della sua fantasia? Il mese prima, su quello stesso suolo, un cittadino americano era andato a lavorare in una fabbrica e aveva sparato a quattordici dei suoi colleghi, e soltanto la primavera precedente c’erano state quattro diverse sparatorie in quattro scuole. Una nazione in guerra con se stessa, eppure la gente ne parlava ancora come una specie di paradiso.

Engel riesce a rendere magnificamente il sentimento della nostalgia per il Paese d’origine, la Colombia, corrotto e in balìa del narcotraffico, perennemente in guerra e in via di disfacimento, ma pur sempre casa, con profumi, odori, cibo diversi da quelli del Nord, in cui tutto fa ingrassare di più anche se nutre di meno.

“Questo paese non sa che sta morendo” commentò Mauro mentre guardavano il telegiornale dopo cena.
“Non è il paese che vogliamo, ma è quello che ci meritiamo”, gli fece eco Perla mentre Elena rimaneva in silenzio.

Da una parte Mauro ed Elena raccontano ai figli le leggende colombiane che hanno il sapore del sogno, dall’altra, nella loro personale Odissea familiare, scoprono gli Stati Uniti, una terra ferita dagli attentati del 2001, razzista e capace di togliere un bambino alla madre clandestina; un posto che offre possibilità ma a caro prezzo e senza sconti a chi, contando solo sulle proprie forze, prova a cambiare il proprio destino.

Nel paese straniero sono soli e sono stranieri, parlano un’altra lingua ed è come vivere in un limbo, da cui non si può tornare indietro ma è quasi altrettanto impossibile andare avanti.

Ecco un’altra parola che odio: minoranza. Un modo per sottintendere che siamo in inferiorità numerica (non è vero) e insinuare che siamo meno di.

I personaggi di Paese infinito esprimono la potenza della perdita dell’appartenenza e il tentativo di ricostruzione muovendosi in un racconto lucido del presente che rende perfettamente lo stato dell’esule non solo nella società americana, ma anche più in grande, nel mondo.

Paese infinito di Patricia Engel

un libro per chi: non smette di chiedersi quale sia il suo posto nel mondo

autrice: Patricia Engel
titolo: Paese infinito
traduzione: Enrica Budetta
editore: Fazi
pagg. 219
€ 18.50

Categorie: Leggiamo

Metella Orazi

Marchignola (marchigiana+romagnola), vive al mare, che ama in tutte le stagioni. Per quasi vent'anni è stata libraia e ora, pur senza libreria, continua a pensare e agire da libraia: parla di libri, fotografa i libri che vorrebbe e quelli letti per ricordare di averli letti e continua a impilare libri su libri che forse un giorno leggerà. Ama i gatti, i viaggi, la storia dell’arte, il cinema e il teatro, insomma, tutto ciò che racconti il mondo. Crede fermamente nel potere delle storie e della condivisione, perché se la lettura è un atto solitario, i libri sono fatti apposta per creare connessioni. Non chiedetele di scegliere un libro preferito, potrebbe entrare in crisi, cambiando idea di continuo.

1 commento

Giada · 20 Giugno 2022 alle 10:16

Bella recensione. Un argomento che parla di un paese di cui si parla poco, almeno da noi. Grazie per la segnalazione. Buona giornata.

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