Il giardino dimenticato di Kate Morton

Sulla copertina de Il giardino dimenticato di Kate Morton è raffigurato un tipico cottage inglese, circondato da un giardino che in parte è delimitato da un muro con un cancello

Segreti, fiabe, giardini, identità nascoste e verità che aspettano pazientemente di essere riportate alla luce: Il giardino dimenticato di Kate Morton è un romanzo costruito intorno a tutti questi elementi. Pubblicata originariamente nel 2008 e oggi riproposta nel catalogo di HarperCollins in una nuova edizione, è una storia che sembra diventare più grande man mano che si procede nella lettura.

Il giardino dimenticato

La vicenda si sviluppa su tre piani temporali – l’inizio del Novecento, il 1975 e il 2005 – e attraversa due continenti, spostandosi dall’Inghilterra all’Australia e, in particolare, tra la Cornovaglia e Brisbane.
Nel 1913, una bambina di quattro anni viene trovata sola sulla banchina del porto di Brisbane. Non si sa chi sia né da dove provenga e con sé ha soltanto una piccola valigia che contiene un libro di fiabe illustrato. Un generoso lavoratore del porto, Hugh, la prende con sé e la bambina, che verrà chiamata Nell, cresce nella sua famiglia.

Cassandra era perplessa. Già, che cosa voleva dire esattamente? Il pensiero l’aveva assalita d’un tratto, senza preavviso. La certezza della solitudine della nonna. Come se solo in quel momento avesse colto un aspetto di Nell che non aveva mai notato. O meglio, come se di colpo avesse capito fino in fondo un tratto della nonna che aveva sempre conosciuto. Il suo isolamento, la sua indipendenza, la sua spinosità. «Immagino che si sarà sentita infinitamente sola quando è venuta a sapere di non essere quella che aveva sempre creduto di essere».

Molti anni dopo, nel 1975, Nell si concede finalmente di andare a cercare le proprie origini. Nella sua ricerca entra anche la figura misteriosa dell’Autrice, la donna che ha scritto e pubblicato il libro di fiabe che Nell aveva nella valigia, la cui storia sembra essere indissolubilmente legata alla sua. Nel 2005 sarà Cassandra, dopo la morte di Nell e dopo aver scoperto di avere ereditato un cottage in Cornovaglia, a raccogliere il filo di una vicenda che attraversa tre generazioni.
Raccontare di più sarebbe davvero un peccato, perché Il giardino dimenticato è un romanzo nel quale ogni rivelazione modifica ciò che abbiamo appena creduto di aver capito.

Qui sta uno dei grandi meriti di Kate Morton, la capacità di costruire un intreccio complesso senza mai farlo sembrare artificioso. Le protagoniste appartengono a epoche diverse, le loro storie si rincorrono e si sovrappongono, eppure la narrazione non perde mai il filo. Ogni elemento sembra avere un motivo per trovarsi proprio lì, ogni dettaglio può diventare importante, e il risultato è un vero page turner, uno di quei libri dai quali è difficile staccarsi perché, arrivati alla fine di un capitolo, abbiamo bisogno di sapere cosa succederà nel successivo.

Fondamentale è anche l’ambientazione, perché Morton non si limita a spostare i suoi personaggi da un luogo all’altro, ma ci accompagna fisicamente dentro quei luoghi. La Londra dei bassifondi, la torrida Brisbane, la Cornovaglia romantica, nebbiosa e quasi incantata, diventano presenze narrative a tutti gli effetti. Le descrizioni sono così vivide che sembra quasi possibile sentirne gli odori, percepire l’umidità dell’aria, vedere i colori e ascoltarne i rumori.
Non è semplice sfondo, il luogo partecipa alla storia quanto i personaggi che la abitano.

Poi c’è il mistero, che regge magnificamente fino alla fine. Le lettrici e i lettori possono avere l’impressione di aver finalmente trovato un pezzo del puzzle, salvo scoprire poche pagine dopo che forse quel pezzo era stato collocato nel posto sbagliato. Morton riesce persino a giocare con le nostre intuizioni: anche quando cominciamo a sospettare chi possa essere la madre di Nell, la scrittrice è abilissima nel disseminare dubbi e false piste, costringendoci a rimettere continuamente in discussione le nostre certezze.

Nell è un personaggio che lentamente conquista chi legge; è una donna apparentemente dura, segnata dalla scoperta di essere stata adottata e dal dolore di non conoscere le proprie origini, ma Morton riesce a mostrarne progressivamente anche la fragilità e, soprattutto, un inaspettato lato materno che contribuisce a renderla profondamente umana e credibile.

D’un tratto il bozzetto le ricordò il giorno in cui aveva trovato il libro di fiabe nel seminterrato di Nell, mentre di sopra sua madre si preparava ad abbandonarla e lei cercava in qualche modo di non annoiarsi. Ripensando a quel momento, si rese conto che il suo amore per l’arte era nato proprio con quel libro. Le era bastato aprire la copertina per ritrovarsi immersa nel mondo magico e al tempo stesso inquietante di quelle illustrazioni. E a lungo si era domandata quale sensazione si provasse a scappare dai rigidi confini delle parole per parlare invece un linguaggio così fluido.

Anche l’arte, nelle sue diverse forme, è un tema presente, forse addirittura fondante, nel romanzo. Scrivere, illustrare, creare può essere una forma di salvezza, un modo per dare un senso alla propria esistenza e per lasciare una traccia di sé, ma il talento può diventare anche una condanna, soprattutto quando si accompagna all’ambizione.
Molto interessante è poi il modo in cui Morton racconta i rapporti tra donne. Accanto a una forte sorellanza, fatta di mani tese, solidarietà e capacità di comprendersi anche senza bisogno di troppe parole, troviamo l’invidia, la perfidia e la competizione. È come se il romanzo ci ricordasse che essere donne non significa automaticamente stare dalla stessa parte: avere esperienze, ferite o origini in comune non basta a creare un legame.

Questo non è solo un romanzo per un pubblico perlopiù femminile, come viene spesso descritto. La componente sentimentale esiste, naturalmente, ma il cuore del romanzo batte altrove: nel mystery, nella ricerca dell’identità, nei segreti familiari e nella ricostruzione di una storia che nessuno ha mai raccontato fino in fondo.
Kate Morton stringe con chi legge un patto molto particolare: ci chiede di fidarci di lei e di seguirla attraverso anni, continenti e generazioni. Noi accettiamo, affamati di verità, e la cosa bella è che, alla fine, quella fiducia viene ripagata.

Il giardino dimenticato è una storia complessa e affascinante, capace di mescolare mistero, atmosfera, fiaba e memoria senza perdere mai il proprio equilibrio. Ma soprattutto è uno di quei romanzi di puro intrattenimento, nei quali, una volta chiusa l’ultima pagina, i personaggi continuano a rimanere nei pensieri, perché alcune storie, proprio come certi giardini, non possono mai veramente essere dimenticate.

Sulla copertina de Il giardino dimenticato di Kate Morton è raffigurato un tipico cottage inglese, circondato da un giardino che in parte è delimitato da un muro con un cancello

un libro per chi: si è stancata di leggere libri che girano attorno al malessere di chi li ha scritti e vuole finalmente una storia che non sia personale

autrice: Kate Morton
titolo: Il giardino dimenticato
traduzione: Alessandra Emma Giagheddu
editore: HaperCollins
pagg. 586
€ 16

Babele il gruppo di lettura disordinato

Chi ha scritto questo post?

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un "angelo custode di eventi".
Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce diversi gruppi di lettura.
Pratica mindfulness dal 2012, sogna sempre le montagne, ascolta musica jazz e vive un'intensa storia d'amore con il suo beagle Franco.
È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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