Meraviglioso.
È questo il primo aggettivo che sovviene girando l’ultima pagina del monumentale L’ottava vita (per Brilka), romanzo di oltre 1100 pagine scritto dalla georgiana Nino Haratischwili, pubblicato da Marsilio.

L’ottava vita (per Brilka)

«Un tappeto è una storia. In quella storia si nascondono innumerevoli altre storie. Vieni qui… Stai molto attenta, dammi la mano, sì, così… Adesso guarda, lo vedi il motivo?»
Io fissai i disegni variopinti sulla superficie rossa.
«Tutti questi sono singoli fili. E anche ogni singolo filo è a sua volta una storia, capisci?»
Io annuì solennemente, anche se non ero sicura di aver capito.
«Tu sei un filo, io sono un filo, insieme formiamo un piccolo ornamento, e insieme a molti altri fili formiamo un motivo. I fili sono tutti diversi, diversamente grossi o sottili, tinti con diversi colori. Se li prendi singolarmente i motivi sono difficili da distinguere, ma se li osservi legati l’uno all’altro rivelano storie fantastiche.»

L’ottava vita (per Brilka) è una saga familiare maestosa, che ripercorre un secolo di storia georgiana attraverso le vicende dei personaggi indimenticabili che compongono la famiglia Jashi.
Tutto inizia con Stasia, che sogna di diventare una ballerina mentre il mondo intorno le crolla addosso.
È il 1917, lo zar sta per soccombere alla rivoluzione e tutto ciò che la ragazzina conosce sta per cambiare.

È in quel momento che suo padre le dona la cosa più preziosa che possiede: la ricetta di una cioccolata calda, così deliziosa da aver fatto la fortuna della famiglia.

Si trattava di una ricetta per una semplice cioccolata calda al modo viennese. Basata non sul cacao ma sul cioccolato. Si faceva il cioccolato, poi lo si fondeva e lo si mescolava ad altri ingredienti.
Ma in questa miscela e preparazione c’era qualcosa che rendeva la cioccolata speciale, unica, irresistibile, sconvolgente. Già il suo profumo era così allettante e intenso che non si poteva fare altro che precipitarsi alla fonte.
La cioccolata era densa e compatta, scura come la notte prima di un grande temporale, e andava consumata a piccole dosi, calda ma non troppo, in tazze piccole e in condizioni ottimali, utilizzando cucchiai d’argento.
Il sapore era unico, il piacere simile a un’estasi spirituale, a un’esperienza ultraterrena. Ci si fondeva con la dolce massa, si diventava tutt’uno con questa squisita scoperta e, dimentichi del mondo, si provava un senso di felicità straordinario. Finché si assaporava questa cioccolata tutto era come doveva essere.

Una cioccolata magica, panacea per tutti i mali e, allo stesso tempo, capace di soggiogare chi la assaggia e la gusta, rendendolo schiavo della bramosia e vittima di una maledizione.
Per questo motivo Stasia riceve la preziosa ricetta dal padre sotto il giuramento di mantenerne il segreto, usandola solo in casi veramente eccezionali.

L’aver assaggiato quella succulenta bevanda segna anche Stasia, che finisce con lo sposare un tenente, subito costretto a partire e ad abbandonarla per via dalla guerra.
Da quel momento le vicissitudini dei componenti della famigli Jashi saranno solcate da dolore, sangue, morte, ma anche da grandi amori e da passioni così forti da trascendere una sola vita e protrarsi per l’eternità.

Il 31 dicembre – l’ultimo giorno del 1927 – le due sorelle avrebbero fatto delle conoscenze che avrebbero cambiato la loro vita per sempre. Il tappeto della nostra storia, Brilka, sarebbe stato ancora tessuto e ne sarebbero risultati disegni sfarzosi, carnevaleschi, a colori cangianti, ma anche scuri e minacciosi.
Forse fu quella notte in cui il destino per la prima volta si accorse di tutti noi, forse, senza il destino, il tappeto sarebbe rimasto bello, semplice nei suoi toni pastello, e non ci sarebbero entrati colori forti.

La voce narrante di questa epopea che cavalca cent’anni è quella di Niza, bisnipote di Stasia, che racconta alla nipote Brilka e ai lettori le tante vicende che hanno coinvolto i suoi familiari, intrecciandole con i fatti storici che hanno visto stravolgere la vita dei georgiani lungo un secolo difficile e sanguinario.
Così scopriamo che la bellissima Christine, sorella minore di Stasia, fu costretta ad amare il temibile Berija, il generale a capo della polizia segreta di Stalin, così feroce da risultare oggi sui libri di storia come un assassino e stupratore.

Dal racconto di Niza scopriamo anche le sorti di Kostja e Kitti, figli di Stasia e di quel tenente così assente da pesare come un macigno sull’intreccio familiare.
Fratello e sorella saranno indelebilmente segnati, seppur in modi completamente diversi, dalla politica sovietica e dai metodi di Stalin e dei suoi sottoposti.
Entrambi vivranno amori così strazianti da renderli indelebilmente vittime di un mondo, quello della dittatura comunista, che porteranno per sempre sulle spalle e nel cuore.

L’amore era un veleno lento e subdolo, l’amore era insidioso e bugiardo, l’amore era un velo gettato sulla miseria del mondo, appiccicoso e insopportabile, uno specchio in cui si poteva essere quello che non si era, un fantasma che diffondeva speranza quando non c’era più alcuna speranza, un nascondiglio dove si pensava di trovare rifugio ma si finiva per trovare solo se stessi, un vago ricordo di un altro amore, la possibilità di una salvezza che alla fine somigliava invece a un colpo di grazia, una guerra senza vincitori, un gioiello prezioso in mezzo a cocci su cui ci si poteva tagliare, sì, in quei tempi l’amore era questo, Brilka.

E ancora, nelle parole di Niza incontriamo Elene, figlia di Kostja e spettatrice di una nuova ennesima guerra, quella fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti.
Una ragazza fragile e insicura, che diventerà madre della sfortunata Daria, bellissima come la prozia Christine e amatissima dal nonno Kostja.
Infine, scopriremo anche la storia della stessa Niza, figlia minore di Elene e spettatrice del crollo della cortina di ferro, che pur di dimenticare il passato e smettere di soffrire sceglie di affogare il proprio talento nella mediocrità.

Nino Haratischvili intreccia sapientemente le sette vite di queste persone e di tutto il loro corollario relazionale, mentre cercano di affrontare le proprie esistenze e devono anche sopravvivere ad avvenimenti storici straordinari e distruttivi: dal regime tirannico di Stalin al disgelo di Chruščëv, dalla Seconda Guerra Mondiale al disastro di Černobyl’, dalla Primavera di Praga alla caduta del Muro di Berlino, passando per la perestrojka di Gorbačëv, non c’è un solo fatto che abbia riguardato l’Unione Sovietica che non venga citato in questa poderosa opera letteraria.

L’ottava vita (per Brilka) è un romanzo storico appassionante e dal respiro internazionale, così ben scritto da farsi leggere voracemente, nonostante l’imponente mole.
Il libro dell’anno secondo la rivista tedesca Spiegel e, probabilmente, anche per molti di noi lettori, che resteremo per sempre seduti sotto il ciliegio di casa Jashi, a giocare a carte con i fantasmi del passato.

L'ottava vita (per Brilka) di Nino Haratischwili

un libro per chi: vuole immergersi profondamente in più storie e nella grande Storia

autore: Nino Haratischwili
titolo: L’ottava vita (per Brilka)
traduzione: Giovanna Agabio
editore: Marsilio
pagg. 1129
€ 24


Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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