Quanti modi esistono di essere madre?
La scrittrice messicana Guadalupe Nettel con La figlia unica, appena pubblicato da La Nuova Frontiera, intreccia le vite di tre donne per raccontarci tutte le sfumature della maternità.

La figlia unica

Laura e Alina sono amiche da molti anni.
Si sono conosciute a Parigi e sono state subito unite da una fortissima affinità su tanti aspetti della vita. Anche sulla maternità la pensavano allo stesso modo, considerandola un limite alle proprie libertà personali.

Non è che Laura non abbia mai valutato la possibilità di diventare madre, ma la convinzione che questo le avrebbe reso impossibile disporre liberamente del proprio tempo e che la rinuncia ai propri spazi l’avrebbe resa infelice, l’hanno definitivamente allontanata dalla strada della maternità.

Un sabato mattina d’inverno, mentre cincischiavamo a letto, Juan e io abbiamo affrontato l’argomento riproduzione. Lui mi ha detto che aveva molta voglia di fare un figlio, e che aspettava solo il mio via. Era – bisogna riconoscerlo – un uomo molto tenero, e di certo lo sarebbe stato anche come padre. Mi sono vista passare davanti la scena di noi due che ci occupavamo di un neonato, che controllavano la temperatura dell’acqua nella vaschetta o che spingeva una carrozzina per strada. La vita familiare era lì, a portata di mano. Bastava lasciare il preservativo sul comodino, magari una volta sola, per varcare la soglia della maternità. In modo simile a chi senza avere mai pensato al suicidio si lascia sedurre dall’abisso sul terrazzo di un grattacielo, ho sentito la sensazione della gravidanza.

La scelta estrema di farsi legare le tube costa a Laura non solo la relazione amorosa in cui, fino ad allora, aveva creduto di stare bene, ma anche il pesante giudizio della madre, specchio dello stigma sociale che continua ad accompagnare le donne che non desiderano avere figli.

A essere onesta, non sono mai andata d’accordo con mia madre. Anche se ci vogliamo molto bene, i nostri incontri sono pieni di frizioni e qualche volta anche di scintille dolorose. A quanto dice, sto sempre a rivangare il passato, e a lei non piace niente di quello che faccio nel presente. Noi figlie tendiamo a vedere negli errori delle nostre madri l’origine di tutti i nostri problemi, e le madri tendono a considerare i nostri difetti come la prova di un possibile fallimento.

Qualcosa nelle convinzioni di Laura, però, inizia a incrinarsi quando Alina torna sui propri passi e le confessa di desiderare profondamente un bambino dal compagno Aurelio. Un desiderio che si trasforma in una gravidanza gioiosa e appagante, fino a quando una terribile notizia si abbatte sulla coppia: il cervello della loro bambina non si sta sviluppando in modo completo e probabilmente la piccola non sopravviverà a lungo fuori dal grembo materno.
È proprio allora che Laura inizia a provare un forte senso di protezione nei confronti di Inés, la bambina che ancora non è nata, sostenendo l’amica nelle sue difficili scelte e diventando la sua ombra durante le settimane che la separano dal parto.

Alina ha allontanato Inés dal seno e me l’ha messa in braccio, pur sapendo quanto mi senta a disagio con i bambini. È stato come se mi dicesse: eccola, e anche se sei piena di resistenze, farà parte della tua vita. L’ho accolta come potevo, cercando di reggerle la testa. Tenerla in braccio mi ha dato una sensazione tiepida e spugnosa, come di un pane appena sfornato che si trasporta con attenzione. Aveva le ciglia lunghe e ben delineate, la bocca arricciata a trombetta come sua madre. Le assomigliava molto e forse è per quello che ho sentito di volerle bene.

A dare il colpo di grazia al pregiudizio di Laura è Nicolás, un bambino di otto anni che vive con la madre Doris nell’appartamento accanto al suo.
Nicolás ha forti crisi di rabbia e la sua mamma è così depressa da non riuscire a prendersene cura.

Esiste davvero un modo giusto di essere madre?
La maternità è istinto o perseveranza?
Cosa è disposta a fare una mamma per proteggere il proprio bambino?
Chi sono le cattive madri?
Si può essere madri senza avere figli?
Sono infiniti gli spunti di riflessione che emergono durante la lettura de La figlia unica; dubbi che Guadalupe Nettel riesce a instillare nel lettore con una scrittura scarna e soppesata, ficcante, eppure profondamente intensa e ficcante.

Questo romanzo racconta una storia che appartiene a tutte le donne, che abbiano partorito o meno.
Da leggere senza pregiudizi e senza paura.

La figlia unica di Guadalupe Nettel

un libro per chi: crede che si possa essere madre in molti modi diversi

autore: Guadalupe Nettel
titolo: La figlia unica
traduzione: Federica Niola
editore: La Nuova Frontiera
pagg. 207
€ 16.50


Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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