Articolo a cura di Melina Spinella.

Quante volte ognuno di noi ha pensato di avere una famiglia un po’ bizzarra e complicata?
Niente al confronto con la caotica famiglia de La Cruz raccontata in La casa degli angeli spezzati da Luis Alberto Urrea, già finalista al premio Pulitzer nel 2005 con il reportage sul confine con il Messico L’autostrada del diavolo.
Il romanzo – tradotto da Marco Rossari con notevole cura e pubblicato da Einaudi per la collana Stile Libero Big – racconta la saga familiare dei de La Cruz attraverso una scrittura ricca di dettagli che appassiona e immerge nella cultura e nella tradizione chicana.

La casa degli angeli spezzati

Miguel Angel de la Cruz, detto Big Angel, è il patriarca di una variopinta famiglia di origini messicane che vive in un barrio di San Diego, in California.
Suo nonno, Don Segundo, aveva tentato di trovare fortuna su suolo americano già un secolo prima, dopo la Rivoluzione messicana, ma fu rispedito in Messico nel 1932 durante la deportazione di più di due milioni di meticci, insieme alla famiglia che nel frattempo lo aveva raggiunto. A metà degli anni ’60 Don Antonio, suo padre, El Primer Angel, varcò nuovamente il confine per un’altra donna, lasciando moglie e figli in Messico.

Mamà America sapeva che andava a trovare una cugina: una sua amante «segreta» a Tijuana. Ma in realtà aveva gettato uno sguardo sull’altro lato. All’epoca, gli uomini messicani volevano due cose: le macchine americane e le donne americane.

Big Angel raggiunge Don Antonio negli anni a seguire e riesce, poco tempo dopo, a convincere il suo primo grande amore, Perla, a salire verso nord, con al seguito i figli avuti da un altro uomo.
Il racconto dell’intricata saga familiare si dipana attraverso due salienti avvenimenti: il funerale di Mamà America e, il giorno seguente, la festa di compleanno di Big Angel, ormai malato terminale.

Big Angel non vuole deludere la madre anche nel giorno del suo funerale, rischiando di arrivare in ritardo alla cerimonia.
Un funerale a cui non mancherà nessuno, con tutta la famiglia al completo, compreso Little Angel, il fratellastro di Big Angel.

Doveva ancora provarle qualcosa. L’aveva delusa centinaia di volte. Non sopportava di veder confermare i sospetti che nutriva su di lui: un incapace. Niente a che fare con il padre. E ovviamente non l’aveva mai perdonato per aver sposato Perla.

Con pennellate ben assestate, Urrea descrive le sotterranee e complesse dinamiche familiari dando voce a ogni membro del clan, lasciando che il lettore scopra le profonde ferite che spesso rendono così nocivi i rapporti parentali.

La famiglia de La Cruz dà il meglio di sé alla festa di compleanno di Big Angel testimoniando come la vita possa essere capace di assumere miriadi di sfaccettature, come il più prezioso dei diamanti. Una giornata intensa e molto ricca di avvenimenti, degna della vivace famiglia de La Cruz. Ci si abbraccia, si ride e si canta con tutto il fiato possibile sulle note de Las Mañanitas, come in occasione di qualsiasi rispettabile compleanno messicano.

Non finivano più e, quando smisero di cantare, cominciarono ad applaudire con forza e a lungo e continuarono ad applaudire anche quando il cerchio si ruppe e Little Angel rivide il fratello. Applaudirono e fischiarono finché Big Angel non alzò le mani come un pugile stanco e le congiunse sopra la testa e le fece oscillare e bisbigliò: Gracias. Aveva le lacrime agli occhi. Quel luccichio trapassò tutti i presenti come uno stiletto.

Impossibile non provare un turbinio di emozioni di fronte al vecchio patriarca che si commuove davanti alla famiglia stretta attorno a lui.
Ormai Big Angel non ha più molto tempo da vivere.
Non è mai stato un uomo tenero, forse per l’ossessione per gli Stati Uniti dettata da un atavico senso di rivalsa, per dimostrare che lui valeva veramente.

Mentre agli occhi di Perla Big Angel appare come un eroe, il lettore scopre che la rabbia è l’unica cosa che il vero protagonista di questa saga famigliare ha ereditato dal padre: essere uomini significa usare anche le maniere forti, farsi rispettare e non avere mai paura.

Forse l’errore peggiore di suo marito era stato credere che la rabbia potesse aiutarlo a essere un padre perfetto. Era l’unica cosa che sapeva sulla paternità.

Ne La casa degli angeli spezzati non mancano scene piccanti e nemmeno quelle divertentissime che raccontano la “sacra idiozia di una famiglia”.
C’è tutto il campionario delle emozioni tipicamente umane ed è questo che rende epico il romanzo.
Una storia famigliare che, seppur drammaticamente imperfetta, trasmette tutta la forza e l’umanità dei legami consolidati nel tempo attraverso l’amore che cresce nonostante tutto, come sa fare anche un filo d’erba che cresce nell’asfalto.

La casa degli angeli spezzati di Luis Alberto Urrea

un libro per chi: ha un rapporto di amore e odio con la famiglia

autore: Luis Alberto Urrea
titolo: La casa degli angeli spezzati
traduzione: Marco Rossari
editore: Einaudi
pagg. 360
€ 18.50


Melina Spinella

Nata in un piccolo paese alle pendici dell’Etna, dove sono ben piantate le sue radici, vive a Milano fin da quando sognava di imparare a leggere. Da quando è accaduta quella magia, non ha mai smesso di farlo. Quando non legge, ama camminare, scattare fotografie e rilassarsi con il birdwatching. Nella sua borsa non è scontato trovare la trousse dei trucchi, ma almeno un buon libro non manca mai. La migliore meditazione che Melina possa praticare è perdersi la tre corsie di una libreria.

6 commenti

Sandra · 17 Aprile 2020 alle 9:22

Ah, che bella recensione.
Amo le storie di famiglie incasinate, con quel sottile ma resistente filo dell’amore che unisce i componenti, che non possono non inscenare drammi quotidiani. Perché la famiglia, si sa, è il luogo deputato ai conflitti più tremendi, ma anche quello dove è necessario non lasciare indietro nessuno.

    Melina Spinella · 17 Aprile 2020 alle 19:46

    Ciao Sandra!
    Grazie per il tuo apprezzatissimo feedback.
    E’ un intrigo familiare davvero coinvolgente. A fine lettura mi sentivo quasi un membro della famiglia!

Simona · 17 Aprile 2020 alle 19:40

Che bella recensione!
Mi hai invogliato ad andare in libreria ad acquistare il libro.
Grazie Melina Spinella.
Buona lettura a tutti.

Simona

    Melina Spinella · 17 Aprile 2020 alle 19:49

    Cara Simona, ti ringrazio moltissimo.
    Non te ne pentirai. Poi torna a dirci se ti è piaciuto.
    Buona lettura!

    Melina

Rosa Tanferri · 18 Aprile 2020 alle 11:54

Grazie Melina di questa tua emozionante recensione che invoglia a leggere il libro. Mi è piaciuto moltissimo il tuo stile nell’articolare le sfumature e le particolarità dei personaggi nonché la capacità di far risaltare i personaggi nella loro giusta luce. Brava, grazie.
Rosy

    Melina Spinella · 20 Aprile 2020 alle 14:37

    Grazie a te Rosy, quando una trama appassiona la condivisione assume un gusto ancora più speciale. L’autore racconta ogni personaggio con grande profondità, ma anche con tanta leggerezza, dosando tutto in modo equilibrato. Grazie ancora per i tuoi apprezzamenti, cara Rosy.

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