Articolo a cura di Melina Spinella.

Le aspettative per il nuovo libro di Vigdis Hjorth, Lontananza, pubblicato da Fazi Editore, sono state pienamente soddisfatte, e non era così scontato dopo aver già letto Eredità, romanzo che ha decisamente contribuito a donare all’autrice una certa fama a livello internazionale.
La scrittrice si distingue per il suo stile potente ed essenziale, confermandosi ancora una volta una delle più importanti voci del mondo editoriale scandinavo.

Lontananza

Quanto alto può diventare il prezzo da pagare per non tradire se stessi?
Johanna torna in Norvegia, la sua terra di nascita, che aveva lasciato trent’anni prima per andare a vivere la sua nuova vita nello Utah, quella che finalmente lei aveva scelto.
Prima di buttare tutto all’aria nel giro di una sola estate, era stata una studentessa di giurisprudenza seguendo le orme del padre avvocato e diventando la moglie di Thorleif, un affidabile avvocato in carriera. Tutto come da copione scritto dai suoi genitori.

Thorleif con il profondo rispetto che nutriva per mio padre, Thorleif che lo assecondava sempre, la risata di Thorleif quando mio padre faceva dell’ironia sui miei “capricci d’artista”, il suo alzare gli occhi al cielo perché volevo fare domanda per entrare alla Scuola d’Arte e Artigianato, la Scuola di Imbrattacarte e Disoccupato, come la chiamava, Thorleif rideva.

A quel tempo, nonostante tutto, aveva iniziato a frequentare un corso di pittura ad acquerello e aveva completamente perso la testa per il suo insegnante di origine americana, Mark.
Aveva deciso di seguirlo fin nello nello Utah, a ottomila chilometri di distanza dalla sua famiglia e dal suo matrimonio, è là divenne non solo la madre di John ma anche un’affermata pittrice, celebre anche in Germania, Canada e Giappone.
La scelta di assecondare il proprio spirito d’artista e quelle successive le costarono allora il gelido distacco da parte della famiglia d’origine, una cesura diventata irreversibile quando Johanna non si presentò al funerale del padre. Una lontananza, non solo fisica, impossibile da colmare.

Sono trascorsi trent’anni dalla sua partenza verso gli Stati Uniti: Mark è morto e lo Skogum Kunstmuseum propone a Johanna di allestire una mostra retrospettiva delle sue opere più importanti in quella che era stata la sua città, dove vivono ancora la madre e la sorella.
Johanna prende in affitto una casa su un fiordo nella zona residenziale, a pochi chilometri di distanza dall’abitazione della madre; la città non è più quella che conosceva e fatica a uscire di casa.
Una sera decide di azzaradare un riavvicinamento e contatta sua madre, ma la chiamata viene rifiutata.
Dopo averci riprovato diverse volte senza successo, inizia un pedinamento a distanza.
È inevitabile quindi per Johanna ripercorrere i tempi, i luoghi e gli avvenimenti della propria infanzia, arrivando fino all’età adulta; tutto è molto doloroso, soprattutto ricordare il rapporto con la madre è come infierire su una ferita che in fondo non si è mai rimarginata.

Mia sorella non sa che cosa avviene tra una madre e una figlia quando la figlia non desidera vivere un’esistenza già scontata, ma una vita libera. Allora la madre deve lottare contro la figlia e la figlia deve lottare contro il proprio io timoroso e trepidante, allora la madre e la figlia sono legate nel dolore e nella rabbia e si tratta di una questione di intimità, non d’amore.

Nelle sue riflessioni Johanna prende coscienza di essersu sempre sentita sola al mondo e che questa sensazione è un’emozione primaria, non c’entra affatto l’allontanamento dalla famiglia. Questo sentimento si era attenuato solo durante la convivenza con Mark, ma dopo la sua morte quell’emozione che aveva caratterizzato la sua infanzia e la sua adolescenza è tornata tale e quale: sente di essere una figlia danneggiata.

Se si sapesse, se da giovani si capisse quanto è cruciale l’infanzia, non si avrebbe mai il coraggio di avere dei figli propri.

La profondità con cui l’autrice racconta le disturbanti vicende familiari di Johanna, il difficile rapporto tra madre e figlia, conduce il lettore a riflettere su temi piuttosto scomodi ed emotivamente non facili da affrontare, soprattutto quando si tratta di quei segreti che si finge non esistano.
Seppure si tratti perlopiù di un lungo monologo, il ritmo della scrittura è coinvolgente e non perde mai vigore nonostante la trama sia caratterizzata da ampi e preziosi spazi introspettivi.

Lontananza è un romanzo da leggere assolutamente, anche per chi non ha già potuto apprezzare Eredità.

Lontananza di Vigdis Hjorth

un libro per chi: vuole trovare il coraggio di liberarsi di pesanti fardelli

autrice: Vigdis Hjorth
titolo: Lontananza
traduzione: Margherita Podestà Heir
editore: Fazi
pagg. 300
€ 18.50

Categorie: Leggiamo

Melina Spinella

Nata in un piccolo paese alle pendici dell’Etna, dove sono ben piantate le sue radici, vive a Milano fin da quando sognava di imparare a leggere. Da quando è accaduta quella magia, non ha mai smesso di farlo. Quando non legge, ama camminare, scattare fotografie e rilassarsi con il birdwatching. Nella sua borsa non è scontato trovare la trousse dei trucchi, ma almeno un buon libro non manca mai. La migliore meditazione che Melina possa praticare è perdersi la tre corsie di una libreria.

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