C’è di tutto e anche di più in Quasi tutto velocissimo, romanzo di Christopher Kloeble recentemente pubblicato da Keller.
Ci sono misteri da scoprire e storie d’amore certamente non banali, divertenti avventure on the road e piccoli insegnamenti da trarre. C’è soprattutto la grande Storia, quella di un piccolo paese che riflette la ben più complessa visione dell’intera Germania tra le due guerre.

Quasi tutto velocissimo

Albert ha diciannove anni e suo padre Fred sta morendo.
Mancano pochi mesi e poi quel loro rapporto così intermittente e bizzarro cesserà di esistere.
Perché Fred non è un padre come gli altri, presente, autorevole, protettivo. Fred è un klöble, un ritardato, un bambino mai cresciuto nonostante i suoi quasi sessant’anni.

Albert non ha mai conosciuto sua madre. Quando era piccolo – dopo la morte di Anni, mamma di Fred – è stato portato in un orfanotrofio, dove suor Alfonsa se n’è occupata con pragmatismo ed efficienza, senza troppe smancerie e con il preciso scopo di renderlo un adulto indipendente.
Perché Albert, su quel padre alla Forrest Gump non ha mai potuto contare troppo.
Per Fred le priorità sono sempre state altre: contare le automobili verdi che passano dalla fermata del bus, leggere il dizionario e scoprire nuove parole dopo l’abusata estasiante, andare nelle fogne a cercare lo spirito del padre, morto quando lui era ancora molto piccolo.

In un angolo della condotta, lontano dall’acqua marcia, giaceva la buccia di banana che Albert aveva appena mangiato. Seduto sullo zaino di Fred, fumava e aspettava. Ci era abituato. Le visite a Königsdorf, un segno di vita da parte sua madre, gli esami di maturità, Fred e la morte: Albert era sempre in attesa di qualcosa.
Suor Alfonsa definiva quella condizione “vivere nel futuro”, Fred ne dava una lettura tutta sua: «Albert, tu vuoi sempre che una cosa inizi, e quando poi inizia vuoi soltanto che finisca » . Secondo Violet, l’unica ragazza con cui fosse mai stato, Albert aspettava perché era “la cosa giusta da fare”.

A Fred restano pochi mesi di vita e ad Albert un solo grande dilemma: chi è la donna che ha amato questo bambinone tanto da arrivare a farci un figlio?
Dov’è la madre che non ha mai conosciuto?
Potrebbe essere la vicina di casa? O l’infermiera che per poco tempo si prese cura di Fred?
L’unico modo per scoprirlo è partire, con una combriccola di alleati feriti quanto lui dalla vita e dal destino.

Compresso com’era in quella scatola di sardine, gli riusciva difficile ignorare che si erano messi in viaggio solo per lui. Tutti per uno, uno per se stesso. Gli dispiaceva. Ma doveva andare da Suor Alfonsa, doveva scoprire chi era sua madre. Voleva una risposta al suo gigantesco perché. Si sarebbe accontentato anche di una risposta banale, anzi, l’avrebbe preferita, almeno non ci sarebbero stati più dubbi sul fatto che nei primi diciannove anni della sua vita non si era perso granché, che crescere sotto la custodia di Suor Alfonsa era stata una benedizione, nel vero senso della parola.

Lungo il viaggio i segreti s’infittiscono per poi srotolarsi in confessioni eclatanti che generano altri misteri.
La storia di oggi si intreccia con quella del passato e degli antenati di Albert e Fred, in un’atmosfera grottesca e gotica che tanto deve alle fiabe dei Fratelli Grimm.

Albert lanciò un’occhiata dietro. Alfonsa aveva gli occhi chiusi, ma secondo lui non dormiva sul serio. Da quando erano partiti si stava comportando in modo stranamente discreto.
Fred invece guardava fuori dal finestrino, i suoi occhi si muovevano da sinistra a destra, da sinistra a destra, di continuo, come se consultasse un dizionario. “Spingere il mondo”, la chiamava così quella attività. Fissare qualcosa – un dissuasore, un albero, un cartello stradale – senza mai perderlo di vista e poi spingerlo di lato con gli occhi. Forse ha ragione lui, pensò Albert, forse siamo tutti convinti di andare avanti, mentre in realtà non ci muoviamo di un millimetro. Ci limitiamo a spingere la vita di lato.

Mentre il tempo scorre e i pezzi del puzzle ritrovano il loro posto, Albert finalmente comprende che non sempre la famiglia è fatta di chi ci ha generati e che l’amore ha talmente tante forme da essere spesso imprendibile e incalcolabile.

Quasi tutto velocissimo, con la sua prosa cinematografica e il linguaggio vivido e accurato, è un romanzo che scorre veloce ma lascia segni profondi, come le auto verdi contate da Fred, come l’autobus che sconvolge le vite di tanti, come l’acqua che scorre nelle tubature e il fuoco che divampa e rade al suolo un amore.
Una saga familiare soprendente, che a tratti intenerisce e a volte sconvolge.
Una storia inaspettata, raccontata con impeccabile cura e passione, da leggere tutta d’un fiato.

un libro per chi: si appasiona di fronte agli alberi genealogici

autore: Christopher Kloeble
titolo: Quasi tutto velocissimo
traduzione: Scilla Forti
editore: Keller
pagg. 384
€ 18,50

Categorie: Leggiamo

Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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