Articolo a cura di Melina Spinella.

Non stupisce che l’autrice norvegese, Vigdis Hjorth, grazie al romanzo Eredità, pubblicato in Italia da Fazi Editore, possa aver conosciuto la fama internazionale. Già vincitore del Norwegian Booksellers’ Prize e del Norwegian Critics Prize – i due massimi riconoscimenti norvegesi – il coinvolgente romanzo dell’autrice scandinava cattura il lettore a dispetto dello stile essenziale della sua scrittura.

Eredità

La trama si sviluppa su due linee narrative parallele, il presente e il passato, svelando lentamente, senza mai annoiare il lettore, il terribile segreto di famiglia.
La resa dei conti è inevitabile per tutti i membri familiari quando giunge il momento di dividere l’eredità e le due case al mare – ritratte nella splendida illustrazione della copertina del libro – sono lasciate alle due figlie minori Astrid e Åsa, escludendo i due maggiori Bård e Bergljot.
È molto dura per Bård, il fratello, fare i conti con l’ingiustizia che sente di subire, ma lo è ancora di più per Bergljot che aveva tagliato i ponti con la famiglia d’origine già ventitré anni prima. A lei tocca il fardello più pesante, colmo delle più cupe e odiose ombre familiari.

Dopo che avevo chiuso con loro, mia madre mi aveva telefonato molte volte, era prima dell’avvento dei cellulari, quindi non sapevo mai chi fosse all’altra estremità del telefono. Alternava il pianto agli insulti e io sentivo male in tutto il corpo, ma non avevo scelta: se volevo sopravvivere, se non volevo sprofondare o annegare, dovevo tenermi alla larga.

L’autrice descrive i lunghi travagli interiori di Bergljot e il doloroso spettro di emozioni contrastanti, con una tale capacità da togliere il fiato, permettendo al lettore di entrare empaticamente in contatto con il suo personaggio.

Non provavo nessun amore, nessuna nostalgia di lei, e sapevo che quell’assenza di amore e di nostalgia di mia madre veniva considerata dalla famiglia come un difetto presente in me, qualcosa che dovevo giustificare e difendere.

Vigdis Hjorth non svela subito il tremendo segreto, si avvicina lentamente prima di sferrare il colpo micidiale, quasi per preparare il lettore, creando una coinvolgente suspense per buona parte del romanzo.
È sconcertante conoscere la verità, ma lo è ancor di più perché la realtà delle cose accadute non è riconosciuta. La famiglia è davvero il porto sicuro? Quel luogo solido che dovrebbe arginare il pericolo delle rovinose mareggiate?

L’elefante nella stanza non veniva nominato: il motivo per cui io avevo smesso di frequentare Hvaler e Bråteveien. Era come se io non esistessi, la mia storia non esistesse.

Allontanarsi drasticamente dai legami fondamentali è come amputarsi un arto; è inevitabile che il dolore sia lacerante a tal punto da rischiare la follia, di cadere nel baratro della disperazione.
L’autrice norvegese è una profonda conoscitrice dell’animo umano e questo sapere prende vita con le affascinanti le descrizioni dei sogni di Bergljot attraverso cui rielabora il suo passato, preziose chiavi di accesso per scendere negli abissi del suo inconscio rimasto blindato a doppia mandata per troppo tempo. Il dolore la rende vulnerabile ma Bergljot è determinata e non si risparmia un lungo percorso di psicoanalisi, combatte con le unghie e con i denti per restare il più possibile in equilibrio.

Non accarezzarsi la propria cicatrice, mettersi tutto alle spalle, uscire da quello stupido ruolo di vittima, non sarebbe stata una vera liberazione? Sì.
Ma non avrebbe avuto nulla a che vedere con una riconciliazione con la mia famiglia. Non ci credevo.

Eredità di Vigdis Hjorth racconta di una storia familiare e del suo terribile segreto, con una trama simile a tante altre.
A fare la differenza, è la bellezza dello stile dell’autrice norvegese che utilizza una scrittura essenziale, profonda e travolgente.
Un libro molto duro, ma assolutamente da leggere.

Eredità di Vigdis Hjorth

un libro per chi: non ama ignorare gli elefanti nelle stanze e predilige le pecore nere

autore: Vigdis Hjorth
titolo: Eredità
traduzione: Margherita Podestà Heir
editore: Fazi
pagg. 374
€ 18.50

Categorie: Leggiamo

Melina Spinella

Nata in un piccolo paese alle pendici dell’Etna, dove sono ben piantate le sue radici, vive a Milano fin da quando sognava di imparare a leggere. Da quando è accaduta quella magia, non ha mai smesso di farlo. Quando non legge, ama camminare, scattare fotografie e rilassarsi con il birdwatching. Nella sua borsa non è scontato trovare la trousse dei trucchi, ma almeno un buon libro non manca mai. La migliore meditazione che Melina possa praticare è perdersi la tre corsie di una libreria.

4 commenti

Sandra · 22 Maggio 2020 alle 12:13

Adoro le storie familiari!
Adoro Fazi, che oltretutto in questo periodo ha agito molto bene con libri in sconto, gratis, e una comunicazione efficace, trovo vada premiato.
Brava Melina, che ci ha portato in Norvegia, istillandoci la vera grande domanda: “quale diavolo è sto segreto?”
Mi sa che toccherà leggere il libro e ben volentieri.

    Melina Spinella · 22 Maggio 2020 alle 22:43

    Belle davvero le storie familiari, soprattutto se ben scritte.
    Le case editrici come Fazi Editore vanno premiate sempre, ma mai come in questo periodo.
    Il romanzo è davvero molto particolare, ti tiene sulle spine per molte, molte pagine. Sono molto curiosa di sapere cosa ne pensi, parliamone appena avrai finito di leggerlo.
    Grazie per l’apprezzamento cara Sandra e per la tua attiva partecipazione.
    Un abbraccione!

Maruska · 22 Maggio 2020 alle 21:09

Grazie Melina, mi incuriosisce molto. Grazie alla tua recensione ho trovato il prossimo libro da comprare (e leggere).

    Melina Spinella · 22 Maggio 2020 alle 22:50

    Grazie a te Maruska, è un libro che porta dritto nei meandri dell’animo umano, nel bene e nel male, Te lo consiglio davvero.
    Un caro saluto!

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