Quale modo migliore per raccontare con brillante levità le grandi differenze tra Italia e Stati Uniti se non uno scambio sincero di opinioni tra moglie e marito?
È questo il divertentissimo e intelligente espediente narrativo escogitato da Simona Siri, giornalista italiana trapiantata a New York, che in Mai Stati così Uniti battibecca con il marito Dan Gerstein, ex consulente politico e ora imprenditore della comunicazione, puntando il faro non solo sulle diversità culturali, sociali e politiche tra le due nazioni, ma soprattutto sugli anni (nefasti) della presidenza di Trump.
Un saggio politico e sociale travestito da memoir, uscito in Italia per TEA nell’ottobre 2020, alla vigilia della vittoria di Biden che ha fatto certamente tirare un grande sospiro di sollievo all’autrice.

Mai Stati così Uniti

«È complicato.» È la risposta standard quando mi chiedono del rapporto con la città di New York. Come lo è per tutte le grandi passioni, è amore e odio, è come stare con un fidanzato che ti tratta male e che però lo stesso tempo ti fa anche sentire una regina. I giorni in cui ti tratta bene e ti coccola e ti fa sentire unica è ovviamente bellissimo, i giorni in cui ti trascura e ti tratta male lo vorresti uccidere.

Il grande disagio inizia a novembre 2016.
Simona e Dan, due veri “drogati di politica”, si preparano per andare a casa di amici per seguire i risultati elettorali della sfida tra Hillary Clinton e Donald Trump.
I sondaggi rassicurano Simona sul fatto che di lì a breve gli Stati Uniti avranno la prima presidentessa, ma qualcosa in tv inizia a destare preoccupazione. Gli stati sulle infografiche dei programmi televisivi sono sempre più tendenti al rosso e mentre Dan, con il tipico e pragmatico ottimismo americano, sembra non preoccuparsi troppo della cosa, Simona inizia a vacillare.
NON VINCERÀ MICA QUEL REPUBBLICANO ESTREMISTA CHE SOLO QUALCHE SETTIMANA PRIMA ERA STATO BECCATO A FARE BECERE BATTUTE SULLE DONNE, TRA LE TANTE ALTRE MALEFATTE?

Non doveva andare così. Non erano questi i patti, cara America. Io e te stasera avremmo dovuto fare pace, doveva essere l’inizio della nostra vita insieme, doveva essere una notte storica. Non avevo mai detto di voler vivere in un Paese con Donald Trump come presidente. Non era per questo che avevo deciso di lasciare l’Italia. Non era per questo che avevo sposato un americano e anzi, a dirla tutta, mi sentivo tradita anche da lui: perché in un anno non aveva mai accennato alla possibilità che Trump potesse essere eletto? Se lo avesse fatto forse ci avrei pensato due, tre, quattromila volte. A trasferirmi intendo, ma forse anche a sposarmi. Anzi, a pensarci forse il matrimonio non era neanche valido perché era stato contratto sotto false premesse. «Hai capito, Dan? Dan?? Daaaannn???»

Da quel momento in poi la giornalista, vedendo svanire il sogno di vivere in una terra governata da una donna democratica, inizia a farsi sempre più domande sulla patria del marito, sulle migliaia di contraddizioni che la abitano e sulle tante differenze sociali che non fanno certo sfigurare la tanto bistrattata Italia.

Lo scambio con il marito Dan è schietto e mai banale.
Se da una parte Siri dice la sua senza mezze misure, dall’altra Gernstein risponde accogliendo le critiche e, quando possibile, ne dà un’approfondita lettura – non sempre positiva, sia chiaro – con un’accurata analisi avvalorata da fatti, numeri e ricordi personali.

Gli Stati Uniti sono una nazione fondata sui soldi. Anzi meglio: sui debiti visto che non importa che i soldi siano reali o meno.

Tra un ricordo e l’altro, tra un bisticcio e una promessa d’amore, Simona e Dan affrontano temi caldissimi e spesso per buona parte di noi italiani difficili da comprendere fino in fondo: dalle campagne elettorali che si svolgono anche porta a porta ai debiti che si contraggono per studiare in un’università prestigiosa, dall’abuso di antidolorifici ampliamente fomentato dai medici stessi al sistema sanitario che diventa un labirinto mortale per chi non può permettersi un’assicurazione.
E poi ancora il politically correct, la cancel culture, il #MeToo e il Black Lives Matter, che in questo libro scorrevolissimo e appassionante diventano argomenti per uno scambio di opinioni nonché d’intenti comuni alla coppia, sempre più unita nonostante le diversità.

A differenza di quella italiana, piuttosto statica, la società americana è sempre in movimento, un moto continuo tra tutte le forze che la compongono cercando di non dimenticarsi di nessuno, di accogliere tutti, di dare a tutte le minoranze gli stessi diritti; in questo caso anche a chi non ha una carta di credito.

Ciò che resta di queste trecento pagine, oltre a una serie di informazioni che sicuramente appassioneranno chi come serie tv preferita risponde sempre West Wing, è sicuramente il grande amore tra i coniugi, coronato dall’arrivo di Ella Mae, la bambina nera che sono riusciti ad adottare in piena pandemia.

Mai Stati così Uniti ha il grande pregio di essere una di quelle letture leggere ed estremamente piacevoli che seminano pensieri illuminati e fanno germogliare opinioni assennate.

Mai Stati così Uniti di Simona Siri Gerstein e Dan Gerstein

un libro per chi: segue Francesco Costa e non si stanca mai degli Stati Uniti

autrice: Simona Siri Gerstein con il contributo di Dan Gerstein
titolo: Mai Stati così Uniti
editore: TEA
pagg. 291
€ 15

Categorie: Leggiamo

Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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