Articolo a cura di Metella Orazi.

Mercati e supermercati della grande distribuzione fanno parte della nostra quotidianità, a chi non è capitato di aggirarsi tra gli scaffali pieni di prodotti pronti all’acquisto? Non tutti però ci soffermiamo ad osservare i lavoratori e le lavoratrici del negozio con gli stessi occhi attenti della scrittrice cilena, di origini palestinesi, Diamela Eltit che in Manodopera, pubblicato da Alessandro Polidoro Editore, ne racconta la vita fuori e dentro il lavoro.

Manodopera

I clienti ispezionano con voracità i prodotti, uno a uno: li osservano e li maneggiano ossessivamente, pronti a far uso di tutto il tempo del mondo per assillarmi con le loro domande maliziose.

I clienti (quello lì che proprio ora mi segue e mi esaspera, quell’altro che mi toglie il respiro, quell’altro ancora che me la fa fare addosso) si riuniscono al supermercato solo per discorrere.

Nella prima parte un impiegato addetto alle merci racconta in forma di monologo il proprio lavoro: sistemare le merci in modo che sembrino sempre allettanti, togliere ciò che si sta decomponendo, rispondere alle domande dei clienti, essere per lo più invisibile.

La monotonia domina le giornate dell’impiegato di cui non sappiamo il nome, ma lui, pur scomparendo agli occhi dei clienti li guarda di contro con interesse sprezzante e li giudica, descrivendoci le bassezze a cui deve suo malgrado assistere.
Ci sono i clienti che toccano tutto, quelli che appena varcano la soglia del negozio abbandonano i bambini urlanti, quelli che soppesano ogni prodotto e quelli che i prodotti vorrebbero portarseli via senza pagarli.
Ci sono i clienti anziani, che lentamente si spostano tra cose che non compreranno.

In un crescendo di ore lavorative anche lo spaesamento del dipendente senza nome aumenta e lo porta a porsi delle domande esistenziali.

Chi sono io? Mi chiedo come uno stupido. E mi rispondo: “ Un pezzo di ricambio, buono e giusto”.

La seconda parte del libro diventa un racconto corale svolto in terza persona perché ha come protagonista un gruppo di lavoratori del supermercato che abitano anche insieme.
In casa si instaurano le stesse gerarchie basate sul capitalismo vigenti nel lavoro, chi più possiede più comanda.

Isabel, Gloria, Enrique, Alberto, Sonia, Gabriel e gli altri che si avvicendano nelle stanze della casa condivisa, sanno bene che la loro permanenza sotto il tetto comune dipende indissolubilmente dal lavoro: senza lavoro verrebbero buttati fuori, i disoccupati vengono messi alla porta, per questo motivo sono costretti ad accettare ogni tipo di angheria lavorativa, cambio di mansioni, diminuzione d’orario o aumento fino a 24 ore di impiego.

Stanchi di portare le merci (pesanti, pesanti) da un lato all’altro, di contare banconote su banconote, di validare carte di credito, di dare il resto. Moneta dopo moneta, dopo moneta, affilate, metalliche , irregolari. Stremati e stanchi di confezionare la verdura, di provare a contenere i danni della frutta andata a male, di affettare la carne, di macinarla, di tagliarla a pezzi, di squartarla. Nauseati di tagliare i polli rancidi. Disossarli. Sentirne l’odore. Traumatizzati dal pesce, dalle terribili esalazioni dei frutti di mare. Esausti e sconfitti dal cartellino appeso al grembiule. Insultati dall’umiliazione di esibire i nostri nomi.

In sole 160 pagine Eltit riesce a creare un microcosmo iperrealistico in cui i lavoratori si dibattono per sopravvivere.
La sua è infatti una critica feroce al neoliberismo che in Cile, dalla caduta del regime di Pinochet, si è affermato come modello di libero mercato portando con sé come conseguenze privatizzazioni e azzeramenti dei sindacati.

L’ironia tagliente di Eltit mostra con sintesi estrema ed efficacia quanto sia disumanizzante questo sistema e come l’ingranaggio della produzione e della mercificazione a tutti i costi favorisca solo pochi.

Il contesto di Manodopera è quello cileno, ma non è affatto difficile immaginare gli stessi protagonisti alle prese con i clienti italiani di un ipermercato: le dinamiche umane e sociali sono identiche, se non addirittura universali.

Manodopera di Diamela Eltit

un libro per chi: pensa che tutto sia politica e abbia voglia di riflettere sulle contraddizioni del mondo contemporaneo

autrice: Diamela Eltit
titolo: Manodopera
traduzione: Laura Scarabelli
editore: Alessandro Polidoro Editore
pagg. 160
€ 16

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Metella Orazi

Marchignola (marchigiana+romagnola), vive al mare, che ama in tutte le stagioni. Per quasi vent'anni è stata libraia e ora, pur senza libreria, continua a pensare e agire da libraia: parla di libri, fotografa i libri che vorrebbe e quelli letti per ricordare di averli letti e continua a impilare libri su libri che forse un giorno leggerà. Ama i gatti, i viaggi, la storia dell’arte, il cinema e il teatro, insomma, tutto ciò che racconti il mondo. Crede fermamente nel potere delle storie e della condivisione, perché se la lettura è un atto solitario, i libri sono fatti apposta per creare connessioni. Non chiedetele di scegliere un libro preferito, potrebbe entrare in crisi, cambiando idea di continuo.

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