Che cosa può fare l’arte per noi?
A questa domanda non certo semplice, risponde con grande capacità narrativa Raffaella Arpiani con il suo ultimo saggio, Non ci capisco un Picasso, pubblicato da Feltrinelli.
Non ci capisco un Picasso
Ecco perché ho scritto questo libro: per raccontare le avanguardie con un linguaggio semplice, alla portata di tutti. Picasso, Hannah Höch o Magritte sono stati uomini e donne come noi: hanno affrontato delusioni, rifiuti, critiche, relazioni disastrose, rapporti conflittuali con genitori e figli o la scomparsa improvvisa, talvolta violenta, di qualcuno di amato. Per questo possono farci da guide e aiutarci a sopravvivere alle nostre sfide quotidiane. Da loro possiamo imparare a confrontarci con le emozioni, anche con quelle più difficili da accettare.
Il libro si muove lungo questa linea, accompagnandoci nel territorio spesso spiazzante delle Avanguardie, dove il bello non è più un punto fermo ma una possibilità da mettere continuamente in discussione.
L’apertura è affidata a Edvard Munch, e non è una scelta casuale.
Attraverso il racconto del trauma per la morte del padre, Arpiani ci mostra come l’arte possa nascere da una ferita e trasformarsi in uno specchio emotivo. I dipinti di Munch non cercano la perfezione, ma l’autenticità delle emozioni, ed è proprio in quella materia fragile e inquieta che il lettore finisce per riconoscersi.
Con intelligente ironia, l’autrice affronta poi il nodo forse più spinoso: Pablo Picasso e il Cubismo.
Ammettere che, a un primo sguardo, le sue opere possano sembrarci “brutte” diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia. Arpiani ci invita a sospendere il giudizio, a liberarci dall’ossessione per l’armonia e la perfezione, aprendoci a nuove forme di bellezza, meno immediate ma più profonde.
Sorprende, e al tempo stesso illumina, l’inserimento di Francisco Goya. Pur non appartenendo alle Avanguardie, Goya diventa una chiave per leggere il presente.
Le sue opere accendono una riflessione sull’assuefazione alla violenza, invitandoci a non distogliere lo sguardo dai conflitti contemporanei.
Nel racconto dei Futuristi, Arpiani trova invece una via per alleggerire il peso del giudizio altrui. In un’epoca dominata dalla performance, la loro irriverenza diventa un antidoto all’ansia da prestazione, un invito a prendersi meno sul serio, senza rinunciare alla propria voce.
C’è una motivazione ben precisa che insegue Marinetti: il pubblico va provocato per ottenerne una risposta; altrimenti a cosa servirebbe l’arte?
Ma il vero motivo per cui Marinetti e gli altri futuristi possono rivelarsi utili per noi è che ci mostrano come depotenziare il valore del giudizio altrui, quindi, di fatto, ridurre la nostra ansia.
Il percorso prosegue anche con Marcel Duchamp, che introduce una questione cruciale: chi decide che cosa è arte?
Attraverso il racconto delle sue provocazioni, il libro ci spinge a interrogarci sul ruolo delle istituzioni, del pubblico e dell’artista stesso, rendendo accessibile un dibattito spesso percepito come distante.
Tra le pagine emerge anche la figura di Hannah Höch, unica presenza femminile, il cui impegno nel salvare opere dalla distruzione bellica diventa simbolo di resistenza e determinazione, ricordandoci quanto sia necessario difendere ciò in cui si crede.
Dopo più di trecento pagine, che scorrono più che piacevolmente, libro si chiude con Henri Matisse, in un finale che restituisce all’arte la sua dimensione vitale; non un esercizio intellettuale, ma un modo per abitare il mondo con intensità.
… se pensiamo a quanto grande sia la tentazione di arrendersi al fatalismo, tipico di chi ha una lunga vita alle spalle, di chi ne ha già viste tante, la reazione di Matisse suona ancora più atipica ed esemplare. Squilla come un colore saturo nel buio.
La forza del saggio Non ci capisco un Picasso sta nella sua capacità di far “comprendere” l’arte senza appesantirla di nozioni.
La professoressa Arpiani parte dai dettagli, costruendo una narrazione che si allarga progressivamente fino a includere l’intero universo dell’artista.
Il risultato è un percorso appassionante, che ci restituisce l’arte come strumento essenziale per esplorare le nostre fragilità, i nostri desideri e, in fondo, noi stessi.

un libro per chi: non smette mai di avere voglia d’imparare
autrice: Raffaella Arpiani
titolo: Non ci capisco un Picasso
editore: Feltrinelli
pagg. 345
€ 18

