C’è un cadavere in biblioteca di Agatha Christie

Sulla copertina di C’è un cadavere in biblioteca di Agatha Christie c'è una libreria su cui sono appoggiati libri e le lettere che servono a comporre il titolo del romanzo

Miss Marple, la zitella più scaltra della letteratura, è protagonista di C’è un cadavere in biblioteca, romanzo di Agatha Christie uscito per la prima volta nel 1942.
In questa sua seconda avventura la detective amatoriale più famosa al mondo non è più un personaggio secondario come in La morte nel villaggio e inizia a farsi largo tra le pagine, anche se lo spazio a lei dedicato non è ancora abbastanza per soddisfare tutti i suoi ammiratori.

C’è un cadavere in biblioteca

Udì bussare. Automaticamente, ancora sognando, la signora Bantry disse: «Avanti» . La porta si aprì. Adesso doveva venire il rumore delle tendine che si aprivano.
Ma questo non accadde. Nella penombra grigia della stanza, risuonò isterica e strozzata la voce di Mary: «Oh signora signora c‘è un cadavere in biblioteca!»
Dopo di che, con un improvviso scoppio di singhiozzi, corse fuori dalla camera.

È mattina presto a St Mary Mead quando nella villa del colonnello Bantry e sua moglie Dolly la cameriera Mary annuncia terrorizzata che c’è un cadavere in biblioteca.
Dapprima increduli, i Bantry sono poi costretti – dopo un esilarante siparietto ricco di british humour – a prendere atto che la domestica non sta vaneggiando e che in una delle loro stanze predilette giace il corpo senza vita di una giovane donna dai capelli biondo platino.

Chi è questa fanciulla dal volto sfigurato dal soffocamento, che nessuno in casa riesce a riconoscere?
La signora Bantry decide di chiamare in causa un’amica di vecchia data dallo spiccato intuito, capace di vedere anche le minuzie più nascoste, ed è così che entra in gioco Miss Jane Marple, già nota per aver risolto altri misteriosi casi.

Intanto, l’irascibile colonnello Melchett, capo della polizia di contea, e il freddo ispettore Slack indagano e i primi indizi portano all’Hotel Majestic a Danemouth, dove la ragazza lavorava come ballerina in sostituzione dell’infortunata cugina Josephine Turner.
Nello stesso hotel soggiornano Conway Jefferson e ciò che resta della sua sfortunata famiglia, distrutta da un grave incidente; è stato proprio Jefferson, molto affezionato alla ragazza, a dare l’allarme quando non l’ha più vista aggirarsi per le sale dell’albergo.

Il guaio, in questo caso, è che tutti sono stati troppo creduloni. Non ci si può permettere di credere in tutto ciò che dice la gente. Quando c’è qualcosa di sospetto, non credo a nessuno! Conosco troppo bene la natura umana!

Miss Marple, forte della sua filosofia di vita, riesce a vedere ciò che ai più risulta invisibile; osservando i gesti e le espressioni, ascoltando e soppesando attentamente le parole pronunciate da tutti gli interlocutori che incontra durante le indagini, l’impicciona signora riesce a mettere insieme tutti i pezzi che portano alla soluzione, che forse in questa sua seconda avventura è più scontata di quel che ci si aspetterebbe.

Ciò non toglie nulla alla piacevolezza della narrazione che, nonostante gli anni passino, si mantiene sempre fresca e accattivante, risultando una lettura avvincente per chiunque ami il giallo classico.

Una nota un poco frivola ma anche profondamente vera: spicca un certo sarcasmo alquanto acido da parte dei vittoriani verso i più giovani, che tanto ricorda l’atteggiamento dei boomer odierni verso i rappresentanti della Gen Z e dimostra che tutto il mondo è paese e che ogni epoca ha avuto i propri scontri generazionali.

un libro per chi: non si fida di nessuno

autrice: Agatha Christie
titolo: C’è un cadavere in biblioteca
traduzione: Giuseppina Taddei
editore: Mondadori
pagg. 229
€ 12

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Chi ha scritto questo post?

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un "angelo custode di eventi".
Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce diversi gruppi di lettura.
Pratica mindfulness dal 2012, sogna sempre le montagne e ascolta musica jazz.
È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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