I baffi è il romanzo a cui arrivare dopo aver letto ben altro di Emmanuel Carrère, l’affascinante scrittore francese di cui Adelphi sta pubblicando e ripubblicando le opere.
La premessa è d’obbligo per non rimanerne esageratemente turbati, come effettivamene potrebbe accadere a chi non è ancora avvezzo ai sublimi tratti stilistici e alla ficcante lucidità dell’autore de L’avversario e Limonov.

I baffi

Cosa succede se un brillante e borghese architetto parigino, decide di fare una sorpresa all’amata moglie e si taglia i baffi che indossa da sempre?
È questo l’inizio dell’incubo surreale e perverso in cui cade il protagonista di questa vicenda che si muove tra irrealtà e atmosfere orrorifiche.

Perché Agnès, la moglie che in ipotetici precedenti discorsi aveva acconsentito al gesto, rimane impassibile di fronte a quel nuovo volto privo di peluria.
Così come anche Serge e Véronique, amici da cui la coppia si reca a cena nella stessa sera.

L’aveva guardata bene nell’istante in cui l’aveva visto, mentre rimetteva il disco nella custodia: non aveva battuto ciglio, non aveva cambiato espressione, niente, come se avesse avuto tutto il tempo di prepararsi allo spettacolo che l’aspettava. Certo, si sarebbe potuto obiettare che l’aveva avvisata, Agnes aveva perfino detto, ridendo, che sarebbe stata una buona idea. Ma erano soltanto parole, una finta risposta a ciò che, nella sua testa, ancora non era che una finta domanda. Impossibile immaginare che l’avesse preso sul serio, che avesse fatto la spesa dicendosi: si sta radendo i baffi, quando lo vedrò dovrò fare come se niente fosse.

E poi i colleghi, che lo guardano straniti quando lui, protagonista di questa vicenda assurda e inquietante, insiste per ricordare a tutti dei suoi baffi ormai andati.
Nessuno però ricorda quei baffi, il suo volto è sempre stato glabro.
Perché insistere?

Si tratta forse di uno scherzo collettivo?
Agnés è davvero riuscita a mettere tutti d’accordo, convincendo l’intera cerchia di relazioni più strette a fingere che quegli ormai malefici baffi siano stati solo un vezzo della sua fantasia?

Ben presto, nella testa dell’uomo, lo scherzo diventa complotto.
E se la moglie e l’amico fossero amanti, in accordo per farlo impazzire?
Se tutti stessero mentendo, per sottrargli l’equilibrio e tutto ciò che possiede?
Mentre la sua vita si sgretola molto più velocemente di quanto un essere umano potrebbe mai sopportare, la memoria vacilla, i ricordi si trasformano in fantasie e tutto ciò che sembrava reale diventa irreale.
Non resta che fuggire lontano, per non perdere l’ultimo barlume di apparente lucidità.

Vivere così, in un campo minato, avanzare a tentoni nell’attesa di nuovi smottamenti, nessun essere umano avrebbe potuto sopportarlo. Capiva che era stata quella prospettiva a spingerlo alla fuga, ben più che l’ipotesi ridicola di un complotto contro di lui.

Emmanuel Carrère, amatissimo per i romanzi biografici e autobiografici, spiazza il lettore con questa storia breve di pura fiction, soffocante e onirica, tra orrore e smarrimento, fino ad arrivare al sorprendente finale che chiude il cerchio.
I baffi racconta una storia di ossessione e perdita del sé; un memorandum su come basti davvero poco per vedere crollare le proprie certezze e rimettersi in discussione, fino a ribaltare un’intera vita.
Da leggere sì, ma con la premessa iniziale di avere una certa intimità con l’autore.

I baffi di Emmanuel Carrère

un libro per chi: non ha mai dato peso ai piccoli e grandi cambiamenti, propri e altrui

autore: Emmanuel Carrére
titolo: I baffi
traduzione: Maurizia Balmelli
editore: Adelphi
pagg. 149
€ 17
il romanzo è disponibile anche per l’ascolto su Storytel


Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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