Articolo a cura di Metella Orazi.

Che razza di libro! esclamano più volte nei dialoghi i personaggi dell’omonimo romanzo scritto da Jason Mott e pubblicato da NN editore.
Titolo italiano più che azzeccato – l’originale è Hell of a Book – che assume anche un doppio importante significato, anticipando uno dei temi cardine del racconto.

Che razza di libro!

I capitoli procedono in alternanza, narrati in prima e terza persona.
Il protagonista che parla ai lettori in prima persona è uno scrittore, di cui non sappiamo il nome e che sta promuovendo il suo primo fortunato libro dal titolo Che razza di libro! in giro per l’America.

Lo scrittore non conosce mai la città in cui si trova, un po’ perché è spesso sbronzo un po’ perché i luoghi si assomigliano tutti e creano un certo spaesamento. Da come viene indottrinato riguardo al libro – sia dalla sua agente, sia da un esperto di comunicazione – su cosa dire e come dirlo, sembra che il successo che gli è capitato sia solo una gran botta di fortuna, anche perché lui stesso ammette candidamente di avere un disturbo, una patologia, un qualcosa che rende la sua mente non sempre affidabile.

Ho una malattia. In effetti ne ho parecchie. La più interessante è quella per cui la mia mente se ne va per conto suo. È come un sogno a occhi aperti, solo che non finisce quando voglio io. Permane. A volte lo chiamano “disturbo”, ma io sono un tipo da bicchiere mezzo pieno e non apprezzo questa terminologia da quattro soldi. Fondamentalmente sono uno che sogna ad occhi aperti.

I capitoli in terza persona, invece, sono dedicati a un ragazzino dalla pelle nerissima, che per difendersi dai bulli della scuola che lo vessano e lo irridono attribuendogli il soprannome di Nerofumo, cerca di mettere in atto un trucco insegnatogli dai genitori: diventare invisibile.

Lo scrittore e il ragazzino a un certo punto s’incontrano.
A ogni tappa del tour Nerofumo racconta qualcosa di sé allo scrittore, che è anche l’unico a vederlo, ed è ormai certo che si tratti di un’allucinazione della propria mente stressata.

Il papà dello scrittore amava le storie e i film in bianco e nero, trasmettendo al figlio la stessa passione, spingendolo a usare la propria voce per raccontare il mondo e a diventare quello che è oggi, un autore.

Anche se non era particolarmente bravo a raccontarle, era convinto che una bella storia fosse l’unico modo per dire la verità. Lui non si imbarcava in quelle vecchie storie di giganti con un occhio solo e con nomi brutti e dèi sbronzi che non riuscivano a tenerselo nelle mutande. No. Il mio vecchio mi raccontava storie di persone vere. Persone con un numero di previdenza sociale.

Ci sono storie però che segnano l’anima, che si fatica a raccontare e anche a capire nella loro assurdità, come per esempio quella di un altro ragazzino nero, morto crivellato da colpi di pistola ma di cui non sappiamo nulla, visto che ogni volta che lo Scrittore incappa nella notizia succede qualcosa per cui l’attenzione viene distolta e non si riesce ad andare oltre.

Sono forse i fantasmi del passato che tornano a bussare? I traumi della giovinezza che erano stati congelati in un angolino dell’anima e che invece continuano a inseguirlo e a voler comunque emergere nella sua mente così inaffidabile?

La penna di Mott è irresistibile, coinvolgente e umoristica, fa volare i lettori e le lettrici dentro temi importanti con una carica di originalità inconsueta quando si parla di razzismo; li porta prima al sorriso e alla fine alle lacrime in una conclusione vorticante e ricca di emozioni.

Che razza di libro! si legge come un’esperienza di abbandono alle parole, un inno a lasciarsi trascinare dalle storie che se tramandate possono avere un effetto salvifico.

Che razza di libro! di Jason Mott

un libro per chi: vuole scoprire una voce nuova e originale e sa sorridere e subito dopo fare una lacrimuccia

autore: Jason Mott
titolo: Che razza di libro!
traduzione: Valentina Daniele
editore: NN editore
pagg.310
€ 19

Clicca QUI per acquistare questo libro e sostenere la libreria indipendente La Scatola Lilla.

L'ho comprato io!

Metella Orazi

Marchignola (marchigiana+romagnola), vive al mare, che ama in tutte le stagioni. Per quasi vent'anni è stata libraia e ora, pur senza libreria, continua a pensare e agire da libraia: parla di libri, fotografa i libri che vorrebbe e quelli letti per ricordare di averli letti e continua a impilare libri su libri che forse un giorno leggerà. Ama i gatti, i viaggi, la storia dell’arte, il cinema e il teatro, insomma, tutto ciò che racconti il mondo. Crede fermamente nel potere delle storie e della condivisione, perché se la lettura è un atto solitario, i libri sono fatti apposta per creare connessioni. Non chiedetele di scegliere un libro preferito, potrebbe entrare in crisi, cambiando idea di continuo.

0 commenti

Lascia un commento

Segnaposto per l'avatar

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *