Impossibile non rimanere turbati dalla lettura di Io sono la bestia, potente esordio narrativo di Andrea Donaera, pubblicato da NN Editore e prossimo protagonista del gruppo di lettura Absolute Beginners.
Turbati dalla trama, certo, che non risparmia nulla della violenza che immaginiamo impregni la vita di chi ha a che fare con la Sacra Corona Unita, l’organizzazione criminale che vessa la Puglia; ma anche sconvolti dalla capacità dell’autore di renderci spettatori vicini e presenti di una storia che ci rimarrà negli occhi, nelle narici e sulla pelle.

Io sono la bestia

Chi è la bestia?
È forse Mimì, il boss di un piccolo clan afferente alla Sacra, ingobbito dalla malvagità, mosso da pulsioni di violenza inaudita e ora anche incarognito dal dolore per la perdita del giovane figlio Michele, morto suicida?

O forse è Arianna, l’unica figlia rimasta a Mimì, colpevole di essersi innamorata di Emanuele, detto Veli, pur consapevole che fosse suo fratello per parte di madre?
Un amore maledetto, che aggiunge fetido veleno all’oscura rabbia che ha inghiottito tutta la famiglia Trevi e da cui ormai è impossibile riemergere.

Vorrebbe rispondere che non le importa. Che questo non lo rende un padre buono. Che il male che le ha fatto con certe parole resta e resterà. Che ormai c’è un vuoto, in quelle loro vite: non si riempie, quel vuoto, perché è il vuoto delle cose morte. E le cose morte non tornano. Restano morte. Vorrebbe urlare a suo padre che non solo Michele è morto: sono morti tutti, in quella casa. Sono morti e non torneranno.

E se la bestia fosse Veli, imprigionato nel ruolo di carceriere dei puniti da Mimì? Interprete di un dramma che non gli appartiene e che gli impone di fingere ogni giorno d’essere qualcosa che non sarà mai; costretto a trasformarsi per sopravvivere e obbligato a dimenticare l’amore incestuoso e proibito per Arianna.

Tuo padre è venuto poche volte, qui.
La prima fu due o tre giorni dopo avermi segregato. Venne per parlarmi del coltello nella busta. Mi disse che lo avrei dovuto usare per minacciare i rinchiusi se avessero provato a farmi qualcosa di pericoloso. Ho il permesso di usare il coltello soltanto in caso di aggressione. Queste regole sono basate sulla fiducia che ha tuo padre nei confronti del mio essere “nu caneminchia”, come mi ha sempre definito. Un povero fesso, troppo buono per far del male.

La bestia forse è Nicole, la bella e seducente ragazzina colpevole di aver rifiutato l’amore di Michele e quindi probabile causa del suo suicidio.
Nicole che assiste alla violenta morte del padre e che viene trascinata nel fatiscente e isolato casolare dove finiscono i nemici di Mimì sorvegliati da Veli. Nicole che per sopravvivere parla e straparla, canta, sorride e ruota attorno a Veli fino ad ammaliarlo con il suo essere bambina innocente, capricciosa, spaventata, spavalda. Condannata.

Vorrei dirgli, a Mimì, che io e lui è come se siamo niente, adesso. Entrambi: non siamo niente, solamente ‘sto trascinarci addosso per sempre ‘sti fantasmi che ci scombinano tutto, che imbrogliano tutto, continuamente.
Vorrei dirlo, a Mimì: che io lo so che di noi, ormai, resta solamente questo poco. Questo poco che è niente.
E lo so che Mimì l’unica cosa che vuole mò è nascondere il fantasma del figlio suo. Lo so, non lo vuole con sé per sempre, non può farcela. E per farlo ha bisogno tipo di sommergerlo, il fantasma del figlio suo. Sommergerlo sotto altri fantasmi, fantasmi che non contano, che non lo riguardano. Fantasmi tipo me.

Andrea Donaera scrive pagine che grondano rabbia e dolore, disperazione e rassegnazione, vendetta e morte, e lo fa con una scrittura magmatica che travolge e brucia, perché si muove tra poesia, musica e prosa, trasformando il lessico in un ritmato flusso da cui è davvero impossibile uscire senza sentirsi profondamente toccati, addirittura ustionati.

E Mimì tossisce, tossisce molto, barcolla per quanto tossisce, e si rende conto anche di un’altra cosa Mimì, che pure lui, lui proprio, Domenico Trevi in persona, pure lui, proprio lui, è una bella cena, una di quelle che si fanno da giovani, e che ormai è una bella cena vomitata, lui, Mimì, pure lui, in persona, pure lui vomito, si sente vomito, Mimì…

Io sono la bestia è un romanzo sul male che può possedere ciascuno di noi; quel male che può renderci mostri, sopravvissuti, vittime, carnefici, possenti, fragili.
Umani.

Una storia dai risvolti sempre più tenebrosi e aberranti, da divorare voracemente fino ad arrivare a quel finale che è anche l’inizio di un nuovo incubo.

un libro per chi: è pronto a sentire l’odore del male

autore: Andrea Donaera
titolo: Io sono la bestia
editore: NN Editore
pagg. 227
€ 16

Absolute Beginners


Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *