Il terzo matrimonio di Tom Lanoye

Il terzo matrimonio è un romanzo del 2006 dello scrittore belga Tom Lanoye, tradotto e pubblicato in Italia da Nutrimenti in un volume veramente raffinato, come sempre accade quando si parla della casa editrice romana: un’edizione bellissima, con carta beige e un po’ ruvida al tatto, e all’interno la rappresentazione dei magnifici delfini che più volte incontreremo nel corso della lettura, raffigurati sulle maioliche art déco della doccia, testimoni inconsapevoli di crisi e amplessi.

Il terzo matrimonio

L’omosessuale Maarten Seebregs è anziano, malato, vedovo e povero.
Una vera sequenza di disgrazie, dall’ultima delle quali cerca di uscire accettando una strana proposta da parte di un losco individuo: “Ti sposi con lei, abiti con lei, vivi con lei. Ma se la tocchi ti ammazzo”.
In cambio di un’ingente somma di denaro, Maarten deve sposare una giovanissima ragazza africana per farle ottenere la cittadinanza belga.

La caratteristica principale del mio paese natale… la sua assenza di talento nel fornire un’arena per un autentico dramma. Fin dove arrivava lo sguardo, non c’era una sola cosa, un solo luogo con un’urgenza di essere ripreso o di essere teatro di dialoghi significativi.

E così, sullo sfondo grigio e desolato delle Fiandre inizia questa storia, raccontata senza false ipocrisie, anzi talvolta con brutale compiacimento, che sembra scorrere su due piani paralleli: da una parte il presente, con l’ingombrante presenza di Tamara, che un po’ alla volta s’insinua in tutti gli spazi vitali della ormai triste esistenza di Maarten; e dall’altra il ricordo del passato e di Gaëtan, l’uomo che Maarten ha amato fino alla fine crudele.

Gli esseri umani sono animali abitudinari, vogliono fondersi ostinatamente l’uno nell’altro, malgrado le pancette che si arrotondano con gli anni. Che cos’è un uomo? Nasce si fa crescere una pancetta e muore.

Ironico, dissacrante, forse talvolta persino un po’ ispido ma sicuramente d’effetto, Tom Lanoye sa descrivere il senso più vero di amore e matrimonio.
Il racconto procede così, sotto sferzate di ironia e con qualche descrizione ai limiti della pornografia, presentandoci temi tutt’altro che leggeri, come l’emarginazione o la malattia.

Erravo in una città gelida… mi facevano male i piedi, battevo i denti dal freddo e il cuore mi batteva come un’ulcera per i sensi di colpa suppongo. Verso l’alba sono comunque rientrato a casa. Giaceva ancora lì così come l’avevo lasciato, col respiro pesante. Gli ho preso la mano e avrei voluto consolarmi e persino ricompensarmi per il mio ritorno, stringendomi sulla fronte il calore febbricitante della sua mano, o sull’ulcera del mio cuore. Lui si è svegliato, ha ritratto la mano e me ne ha dette di tutti i colori.

Il tema del razzismo – anche se propulsore dell’intera storia – viene affrontato esplicitamente, e senza nessuna retorica, solo verso la fine del libro.
E il pensiero di Maarten sugli immigrati e sulla loro condizione è quello comodo e indifferente in cui molti di noi, cittadini del Continente Logoro, solo se onesti e sinceri, si riconosceranno.

Ogni minuto che passa mi sento più a disagio… il lebbroso minaccia di più con un bacio che con la pietra che scaglia. Non ho voglia di nessuna delle due cose. Nello stesso tempo sono molto triste per tutte queste persone. Soprattutto per i bambini. Per quello che mi riguarda, possono ricevere tutti quanti immediatamente un biglietto d’ingresso ufficiale… sono disposto pure a pagare tasse supplementari per questo. Purché mi lascino in pace e non mi carichino di troppe emozioni. Non sono responsabile della loro situazione. Ne devono cercare di impormi questo pensiero, con le loro teste tristi e i loro sguardi sofferenti. Gli ho chiesto io di venire qui? Nessuno l’ha fatto.

Infine, un accenno più che dovuto sullo spessore di Maarten, il protagonista: un capolavoro!
Come non amarlo? Come non desiderare di conoscerlo?
Difettoso ma capace di inaspettate virtù: egoista e vigliacco di fronte alla sofferenza, è anche immediatamente pronto a correre rischi impensabili pur di aiutare chi gli piace, così, all’improvviso, senza riflettere, senza paura, trasformandosi da sprezzante solitario a temerario combattente.

Qualche volta mi metterei a piangere. Ma non mi va di vedermi così. È già abbastanza imbarazzante…Lasciamo il pianto a chi lo pratica con talento. Ce ne sono a sufficienza. Il lamento invece me lo tengo. Lamento senza piagnucolio. Un essere umano deve dedicarsi a ciò in cui riesce bene. Lamentarsi e ingoiare medicine. Soffrire ed esitare.

Cosa resta alla fine della lettura?
Una sola domanda: perché nessuno lo ha pubblicato prima in Italia?

Il terzo matrimonio di Tom Lanoye

un libro per chi: non ha falsi pudori

autore: Tom Lanoye
titolo: Il terzo matrimonio
traduzione: Franco Paris
editore: Nutrimenti
pagg. 332
€ 18

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