Asimmetria di Lisa Halliday

Esordire così, raccontando la propria storia d’amore con uno dei più grandi geni letterari del Novecento, non deve essere stato semplice per Lisa Halliday, in libreria con Asimmetria, uscito la scorsa settimana per Feltrinelli.
In molti avranno pensato che usare come spunto la relazione con il compianto Roth sia stato solo un modo molto furbo per emergere e farsi pubblicità, ma leggendo il libro – suddiviso in tre distinte e indipendenti parti – salta subito agli occhi quanto talento ci sia nella scrittrice americana e quanto sia poco scandaloso e pruriginoso il suo racconto.
Nelle 280 pagine che hanno già conquistato i lettori statunitensi si parla delle grandi e piccole disparità che costellano il mondo e le nostre vite; di quelle asimmetrie che ci saltano immediatamente agli occhi e di quelle che difficilmente notiamo, ma che sempre, in un modo o nell’altro, condizionano l’evolversi di ognuno di noi.

Asimmetria

Se Alice – protagonista della prima parte, intitolata Follia – assomiglia veramente a Lisa Halliday, allora Philip Roth/Ezra Blazer è stato un uomo davvero molto fortunato.
Vi sareste aspettati il contrario, vero?

Venticinquenne bella, libera, brillante, indipendente e disinibita, Alice lavora in una casa editrice, in attesa di scoprire cosa fare da grande.
Seduta sulla panchina di un parco, viene amabilmente abbordata da un uomo molto più vecchio di lei.
Quell’uomo è Ezra Blazer, genio letterario da milioni di copie vendute nel mondo, pluripremiato e stimato da tutto l’universo editoriale (tranne, forse, dalla Fondazione Nobel…).
Un uomo abituato ad avere tutto ciò che desidera, sia per la notorietà che ovunque lo accompagna, sia perché non teme di aprire il portafogli o firmare assegni.

Tra loro inizia una relazione impari: lui è vecchio, lei è giovane; lui è ricco, lei è molto più povera; lui è famosissimo, lei è una signorina nessuno; lui ormai è padrone del proprio tempo e dei propri spazi, lei che improvvisa e che vive attimo per attimo.
Una storia asimmetrica, ma pur sempre d’amore e con un bel po’ di sesso spinto, nonostante i dolorosi capricci della schiena di Ezra.

Tre sere dopo, distesa con il reggiseno abbassato alla vita e le braccia attorno alla testa di lui, si stupì di come quel cervello fosse proprio lì, sotto il suo mento, ed entrasse senza problemi nello stretto spazio tra i suoi gomiti. All’inizio le venne come un pensiero giocoso, ma d’un tratto lei stessa temeva di non riuscire a resistere all’impulso di schiacciare quella testa, di spegnere quel cervello.
Evidentemente fu una sensazione reciproca, in qualche modo, perché un attimo dopo lui le diede un bacio, mordendola nella foga.

Ezra – che “non si saziava mai dell’umanità, l’importante era che non dormisse nella sua stessa stanza” – osserva il mondo da una certa distanza di sicurezza.
Una distanza che non è solo sintomo di ipocondria e che cela l’anaffettività tipica del genio.

La Halliday, con una scrittura limpida e incalzante, non esita a raccontare nei dettagli i momenti condivisi dalla coppia, con Ezra che ribadisce spesso e sottilmente l’asimmetria della loro relazione, e Alice che incassa e ama e che dopo ogni caduta in questo profondo divario, diventa un pochino più forte.

Lentamente, Ezra si girò verso di lei. “Mary-Alice…”
“Che cosa?”
“Sono tutto un dolore.”
“Lo so. Ma io cosa…”
Ezra ebbe un sussulto. “Ma tu cosa puoi farci?”
Alice annuì circospetta.
“Aspetta un secondo,” ribatte lei. “In realtà io faccio un sacco di cose. Vado da Zabar per te, e da Duane Reade, e al negozio di alimentari per prenderti il tuo Häagen-Dazs durante gli extra inning…”
“Cara, sei tu che ti sei offerta di fare queste cose. Ricordi? Tu ti sei offerta di darmi una mano quando non sto bene. Hai detto: ‘Se hai bisogno di qualcosa io sono a un tiro di schioppo’. Altrimenti non te lo chiederei.”
“Lo so, ma…”
“Secondo te a me piace stare così? Mi piace essere vecchio e paralizzato dal dolore e dipendere dagli altri?” La testa aveva preso a pulsargli in modo più vistoso, sembrava sul punto di esplodere.
“Vaffanculo,” disse Alice.

La seconda parte del libro, completamente avulsa dalla precedente, ci racconta un altro tipo di squilibrio, quello tra Occidente e Oriente.
Amar è un economista che vive negli Stati Uniti ma ha radici in Medio Oriente. Nato su un volo tra due continenti, possiede un passaporto americano e uno iracheno.
In viaggio verso l’Iraq per raggiungere il fratello medico, Amar viene trattenuto all’aeroporto di Heathrow per subire dei lunghi, infiniti controlli.
Un fiotto di ricordi inizia a sgorgare nella sua mente, facendo emergere la notevole asimmetria tra i due mondi di cui fa parte.

In America, disse, la tradizione vuole che con l’arrivo di un nuovo anno le persone si ripromettano di cambiare alcuni aspetti del loro comportamento. Questa cosa alla famiglia di Zahra sembrava un’assurdità. Chi siamo noi, dicevano, per pensare di poter controllare il nostro comportamento nel futuro? Be’, ribatté mio fratello, qualcosa si può controllare, però. Si può decidere di mangiare più verdure. O di fare più attività fisica. O di leggere un po’ ogni sera prima di andare a letto. Al che la madre di Zahra, che era un tecnico di radiologia presso l’ospedale universitario, replicò: Ma come fai a sapere di poterti permettere di comprare verdura il prossimo mese? Oppure: chi può dire che domani non ci sarà il coprifuoco che ti impedirà di andare in palestra o a correre nel parco dopo il lavoro? O ancora: chi può dire che il generatore non si esaurisca e che dovrai leggere con una torcia finché non finiscono le batterie e poi a lume di candela, finché dura, dopodiché non potrai più leggere a letto, e quindi potrai solo dormire, sempre ammesso che ci riuscirai?

In questa parte del libro, intitolata Pazzia, la Halliday racconta l’atrocità della guerra, delle dittature, del fanatismo religioso, della prevaricazione dei potenti sui più deboli, senza scadere mai nella consunta retorica, con una lucidità di visione e di linguaggio davvero notevoli.

Il romanzo si chiude con un’ultima parte, nella quale il personaggio di Ezra torna protagonista.
Ospite di una trasmissione radiofonica della BBC, all’anziano scrittore viene chiesto di raccontarsi attraverso la musica, quella amata e quella che ha fatto da colonna sonora ai momenti di vita più importanti.
Il Premio Pulitzer non esita a condividere ricordi della giovinezza e dell’età adulta, con la serena consapevolezza che il passato è andato per sempre e che a breve non ci sarà alcun futuro.

È nella natura umana cercare di imporre un ordine e una forma alle cose più provocatoriamente caotiche e amorfe della vita. Alcuni di noi per farlo inventano leggi, o disegnano linee sulla strada, o mettono dighe ai fiumi o isolano isotopi o migliorano la qualità dei reggiseni. Altri fanno la guerra. Altri ancora scrivono libri Quelli più matti scrivono libri. Non ci resta che trascorrere le nostre ore di veglia nel tentativo di riordinare e cercare di dare un senso a questo perenne pandemonio. Creare schemi e proporzioni lì dove in realtà non esistono. E questa mania di addomesticare e possedere, questa follia necessaria, è lo stesso bisogno che fa scattare e durare l’amore.

Asimmetria è un esperimento letterario perfettamente riuscito, così interessante e coinvolgente da assorbire completamente il lettore e trascinarlo in profonde riflessioni.
Da leggere senza sosta.

Asimmetria di Lisa Halliday

un libro per chi: nota e vive le asimmetrie del mondo e per chi è curioso di sapere se Roth amasse i cremini…

autore: Lisa Halliday
titolo: Asimmetria
traduzione: Federica Aceto
editore: Feltrinelli
pagg. 281
€ 17

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