Chi già ama Antonia Pozzi, ne L’Antonia – raccolta di poesie, lettere e fotografie scelte e raccontate da Paolo Cognetti e pubblicata da Ponte alle Grazie – troverà un’intensa rilettura narrativa e critica della vita e delle opere della poetessa milanese.
Chi invece sa poco o nulla dell’intellettuale, autrice, fotografa, studentessa, montanara morta suicida a soli 26 anni nel 1938, scoprirà qui un personaggio affascinante di cui innamorarsi perdutamente.

L’Antonia

Cognetti compie un lavoro magistrale, facendoci conoscere un’Antonia prima ragazza e poi donna, una protagonista straordinaria per umanità e passione al di là della sua preziosa opera letteraria.
Figlia di una famiglia dell’ottima borghesia, il padre Roberto era un omone estroverso, laureato in legge e molto portato per gli affari, la madre Carolina detta Lina era una nobildonna e arrivava dalla campagna pavese.

Uniti dalle stesse origini milanesi e dal medesimo immenso amore per la montagna, Cognetti e Pozzi tra queste pagine s’incontrano per dare vita a un racconto che lentamente conquista chi lo legge, aprendosi anche a chi non è particolarmente avvezzo alla poesia.

E così, oltre che a scrivere poesie, l’Antonia ha cominciato ad arrampicare. È iscritta al Cai fin da bambina – anche questa un’abitudine della buona borghesia milanese, quando l’educazione alla montagna venire impartita ai figli come lo studio del pianoforte: montagna maestra di vita, di frugalità per ragazzi benestanti, di volontà in vista delle sfide future, di bellezza come l’arte e la musica.

Così l’autore, vincitore del Premio Strega nel 2018, ci racconta come nacque l’amore di Antonia per la montagna: un amore pulito, duraturo, tenace e continuamente alimentato dalle sue visite alla casa di famiglia a Pasturo, sui monti sopra Lecco.
Da lì la giovane partiva per innumerevole gite verso le cime della Grigna, che ammirava anche quando stava seduta alla scrivania di casa, intenta a scrivere poesie ma anche numerose lettere alle amiche, agli amici e agli amori.

Perché non per astratto ragionamento, ma per un’esperienza che brucia attraverso tutta la mia vita, per una adesione innata, irrevocabile, del più profondo essere, io credo, Tullio, alla poesia. E vivo della poesia come le vene vivono del sangue.

Lettera all’oste-poeta Tullio Gadenz, 1933

Una vita di montagna e poesia, quell’Antonia.
Ma anche di viaggi, di studio, di arte, di amici preziosi come la Cia – Lucia Bozzi, che ricambia il nomignolo con un altrettanto tenero el me Tugnin – e i compagni d’università, tra cui spiccano nomi noti come il futuro poeta Vittorio Sereni, il futuro editore Alberto Mondadori, futuro editore, i fratelli Treves, Piero, futuro giornalista, e Paolo, futuro deputato.
E di amori potenti e duraturi, come quello per il suo professore di liceo Antonio Cervi, che incontrerà segretamente per quattro anni, attendendo che arrivi un matrimonio che non sarà mai consentito dal padre di lei; quello fugace e sensuale per Remo Cantoni, che naufraga quasi subito in un mare di parole, o quello più maturo, appassionato e burrascoso per Dino Formaggio, un ragazzo rivoluzionario completamente opposto a lei, figlia di un signorotto fascista, cresciuta nella bambagia e nella bellezza.

Cognetti seleziona lettere, poesie e foto per accompagnarci lungo la vita dell’Antonia, raccontandocela più umana che mai, molte volte fragile e in balia delle opinioni altrui, altre – più rare – decisa a farsi valere come donna e come poetessa.
Come donna delle montagne, che da esse trae la forza che le scorre nel sangue.

Quando dico che qui sono le mie radici non faccio solo un’immagine poetica. Perché ad ogni ritorno fra questi muri, fra queste cose fedeli e uguali, di volta in volta ho deposto e chiarificato a me stessa i miei pensieri, i miei sentimenti più veri. E queste pareti se ne sono fatte custodi, così che, quando rientro qui, tutto il mio passato, tutto quello che sono stata, per cui sono – oggi – quella che sono, mi balza incontro ed io ritrovo la più completa me stessa. Qui non sono solo raccolte tangibilmente tutte le immagini delle persone care, dei luoghi amati e non più veduti, delle cose d’arte predilette, ma l’aria stessa è come se conservasse l’ecco delle voci l’ombra dei volti, il senso delle ore vissute.

luglio 2021, studio di Antonia Pozzi nella casa di Pasturo
© Elena Giorgi – all reproduction and representation rights reserved

L’epilogo della vita di Antonia Pozzi è noto e infelice, ma Paolo Cognetti sa arrivarci con cura, affetto e delicatezza, analizzandone gli scritti e gli scatti, osservandola oggi come se fosse allora, inserendola nel contesto storico, con il fascismo ormai radicato e le poche possibilità di scelta riservate alle donne.
L’Antonia non è solo il ritratto toccante di una ragazza alta con uno sconfinato mondo interiore, ma è anche il racconto dei luoghi che l’hanno vista crescere e diventare donna, di quelle montagne che hanno saputo riempirle gli occhi e il cuore, di quella piccola casa nella Valsassina dove sono stati dichiarati intenti e sentimenti, in forma di lettere e poesie.

Una mappa della memoria che viene voglia di visitare.
Un libro che tocca corde profonde e che non può che farci del bene.

L'Antonia di Paolo Cognetti

un libro per chi: di Antonia sa tutto o niente, perché in ogni caso non potrà che amarla

a cura di: Paolo Cognetti
titolo: L’Antonia
editore: Ponte alle Grazie
pagg. 229
€ 16


Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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