Dopo tre anni dall’uscita di Una volta è abbastanza, torna finalmente in libreria Giulia Ciarapica con Chi dà luce rischia il buio, seguito dell’amatissima storia familiare tutta marchigiana che ruota attorno ai Verdini e al Calzaturificio Valens.

Chi dà luce rischia il buio

La storia riprende esattamente da dove l’avevamo lasciata.
Siamo a metà degli Anni 60 e il boom economico si è ormai radicato anche nelle piccole provincie marchigiane, portando benessere e rivoluzionando il mondo del lavoro.

C’è sempre un momento in cui le cose cambiano. Si cresce e ci si chiede come sia stato possibile non accorgersene prima. Ogni cosa ha un peso nuovo. Non capita solo con le persone ma anche con gli oggetti, con i luoghi soprattutto. Ti svegli e ti rendi conto di vivere in un mondo uguale, ma molto diverso.
Questo è accaduto a Casette d’Ete. Si sono alzati, un giorno, e hanno intuito che il vento tirava dalla parte opposta. Sono sorte case là dove c’era soltanto erba; sono stati abbattuti alberi per fare spazio alle strade asfaltate; aggiustati i tetti pericolanti; inaugurata la piazza nuova, con le panchine, i lampioni, la fontana.

Il Calzaturificio Valens, guidato dall’affascinante Valentino e dalla determinata Giuliana, ha saputo intercettare i desideri degli italiani, adeguandosi anche a nuove tecnologie per la produzione di scarpe di alta qualità.
La sua fama è ormai internazionale, i suoi modelli escono dai confini italiani e sono riconosciuti ovunque per l’innegabile altissima cura di ogni dettaglio.
Il duro lavoro, il fadigare, di tanti anni è ora finalmente ripagato dal successo.

«Lo so, ma le cose fatte bene costano di più» replica Valentino. Poi raggiunge il bancone, prende la valigetta e fa un cenno a Müller. La apre. Le scarpe della Valens illuminano il bancone. Tirate fuori come fossero gioielli, proiettano la loro minuscola ombra sulle pareti; risaltano i colori delle stoffe, i pizzi, le cuciture rifinite. In un attimo, la scarpa di Marchetti sul piedistallo torna nell’ombra, un pezzo di suola con pellame scadente.

Il tempo però non si ferma mai, tutto continua a cambiare e la Storia, quella che finiamo per studiare sui libri di scuola, sta per colpire duro ben più di una volta: dalle contestazioni dei giovani sessantottini alle rivolte proletarie degli operai che chiedono contratti e tutele, dagli attentati terroristici di stampo estremista nelle grandi città al timore che proteste altrettanto violente arrivino a scuotere la provincia.
Nonostante il successo, non c’è nulla di semplice e scontato per i Verdini, soprattutto quando si esce dalla fabbrica e si torna a casa, tra quelle mura domestiche che vedono e hanno sempre visto i tradimenti di Valentino e le difficoltà affettive di Giuliana verso la secondogenita Gianna.

Gianna vorrebbe dirle che non ha fatto apposta, ma sarebbe in parte una bugia. In fondo sperava che sua madre si preoccupasse, e che per una volta fosse lei a chiederle il perché. A quel punto, Gianna cos’avrebbe detto? Che se n’era andata perché voleva che la vedesse, che soffrisse per lei e finalmente l’amasse, che la smettesse di farla sentire brutta e inadeguata, nata storta. Le avrebbe detto tutto questo, anche se il perché più grande, quello che stava sotto a tutti, era sempre: perché non mi vuoi bene? Cosa ti ho fatto?

Gianna è certamente il personaggio che meglio rappresenta la linea di passaggio tra il passato e un presente che si proietta verso il futuro; studiosa, sensibile, legata alla terra d’origine ma non timorosa di fare nuove esperienze, la giovane continua a interrogarsi sul perché la madre sia così distante da lei, diversamente dal rapporto che ha con la ribelle e anaffettiva primogenita Bianca Maria e il più piccolo Geremia.

È nella descrizione di questo rapporto così conflittuale e doloroso che la scrittura di Ciarapica dà il meglio di sé, diventando viva e graffiante, a tratti persino dolorosa.

Scrive per tenere il punto, vuole soffrire sapendo di farlo, vuole imparare a gestire la disperazione. Sta per dirsi che la scrittura l’ha salvata fino a oggi ma sa che è una bugia. Nessuno ti salva se non è tua madre a farlo.

Non ci sono solo i Verdini in questa storia avvincente, che scorre veloce nonostante le quasi 400 dense pagine.
L’indipendente Annetta Betelli, sorella di Giuliana, e l’indimenticabile Rita, che lancia una maledizione proprio in punto di morte, sono donne che lasciano il segno, a cui si continua a pensare ben oltre la fine del romanzo.

Se con Una volta è abbastanza entravamo curiosi ma in punta di piedi nel mondo tra realtà e finzione creato dall’autrice, con Chi dà luce rischia il buio possiamo prenderci la confidenza necessaria per provare a capire davvero l’anima di ciascun personaggio, partendo in primis da quella terra marchigiana che ha così tanto da raccontare e lasciare in eredità.
Giulia Ciarapica, infatti, fa per Casette d’Ete quello che Elena Ferrante ha fatto per il rione di Napoli in cui crescono Lila e Lenù: anima un luogo e lo rende protagonista tanto quanto chi lo abita, seminando in chi legge il desiderio di trovarsi lì, per quelle strade su cui pure i fantasmi si affacciano per mantenere viva la memoria.

Chi dà luce rischia il buio di Giulia Ciarapica

un libro per chi: ama le storie di famiglia e di provincia, con grandi personaggi femminili che rimangono per sempre impressi nella memoria

autrice: Giulia Ciarapica
titolo: Chi dà luce rischia il buio
editore: Rizzoli
pagg. 373
€ 19

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Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce diversi gruppi di lettura. Pratica mindfulness, sogna sempre le montagne e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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