La dolcezza dell’acqua di Nathan Harris

Sulla copertina de La dolcezza dell'acqua di Nathan Harris c'è un dipinto che ritrae un uomo che indossa stivali e un cappello, mentre osserva dalla cima di una collina la vastità della valle che ha di fronte a sé

Articolo a cura di Metella Orazi.

Non è strano il fatto che uno scrittore esordisca a ventinove anni, come Nathan Harris, ma che lo faccia con un romanzo come La dolcezza dell’acqua, così profondo e maturo è qualcosa che lascia ammirati e un caloroso ringraziamento va a Nutrimenti edizioni per averlo portato in Italia nel 2022.

La dolcezza dell’acqua

Due fratelli, il loquace Prentiss e il silenzioso Landry, vivono a Old Ox in Georgia, nel momento in cui la guerra di secessione si è appena conclusa con la netta sconfitta degli stati sudisti. I due sono ragazzi nati in schiavitù, ma ora che è stata abolita e sono liberi devono capire come emanciparsi davvero, come riuscire a sopravvivere in un luogo ancora intriso di diffidenza e rancore verso i neri.

I giovani sperano di trovare un lavoro perché hanno un sogno: mettere da parte dei soldi per raggiungere la madre che era stata venduta anni prima e spedita al Nord.

Finché restavano lì, non erano niente di meglio degli altri, tenuti ai confini del paese, nascosti tra gli alberi come i loro fratelli e sorelle. Era sempre più chiaro che l’unica strada per una vita degna di essere vissuta andava trovata altrove, dove non avrebbero avuto di più, ma di sicuro non avrebbero avuto meno di così.

Un giorno, i fratelli incontrano nel bosco George Walker, l’eccentrico vicino del loro ex padrone, che ha bisogno d’aiuto alla fattoria, perché è rimasto solo con la moglie. La coppia ha appena ricevuto la notizia devastante che il loro unico figlio Caleb è morto in guerra e non farà ritorno e, oltre a sentire tutta la disperazione per la perdita, deve pensare a come mandare avanti il lavoro.

George – che è un’idealista, un nordista trapiantato al Sud, uno che vuole fare la cosa giusta – per dare un futuro alle terre rimaste sfida tutto il paese andando contro il pensiero comune che non accetta di assumere degli ex schiavi, e propone a Prentiss e Landry di aiutarlo nei lavori della fattoria, pagando loro un salario equo.

L’ignoto portava solo ad alte radure, altra luce del sole all’estremità opposta, e così gli venne in mente che c’era meno da temere di quello che si era immaginato, e forse era una verità a cui avrebbe voluto credere da lungo tempo: che in ogni pericolo c’era una traccia sottile di comodità, e tutte le storture erano il segnale di quello che forse era giusto.

Tutto il paese guarda ormai la famiglia Walker con ostilità e la vicenda si complica quando una storia d’amore proibita tra due ex soldati confederati si insinua nella loro già precaria esistenza.

E poi pensava che ci fosse più libertà nello stare in silenzio.

La dolcezza dell’acqua è un racconto epico con una ricchezza di personaggi diversi e ben delineati, dall’umanità profonda; i loro pensieri arricchiscono la seconda parte del libro e l’interiorità che ci viene man mano svelata crea un equilibrio perfetto tra contesto storico e sentimenti, tra azioni e dialoghi.

Harris sembra chiedersi cosa significhi mettere a repentaglio la propria vita per delle idee in cui si crede, e nel dare una risposta a questa domanda evita qualsiasi cliché sul tema della razza, superando l’idea del salvatore bianco in favore di una visione più realistica.
L’autore non si accontenta e aggiunge altre riflessioni importanti, come quelle sulla mascolinità, sulla violenza e sul dolore, materie scottanti che maneggia con agilità, creando snodi imprevisti ed emozionanti e facendo di questo romanzo d’esordio una lettura decisamente interessante.

un libro per chi: ha amato La ferrovia sotterranea di Colson Whitehead

autore: Nathan Harris
titolo: La dolcezza dell’acqua
traduzione: Anna Mioni
editore: Nutrimenti
pagg. 425
€ 19

Chi ha scritto questo post?

Marchignola (marchigiana+romagnola), vive al mare, che ama in tutte le stagioni.
Per quasi vent'anni è stata libraia e ora, pur senza libreria, continua a pensare e agire da libraia: parla di libri, fotografa i libri che vorrebbe e quelli letti per ricordare di averli letti e continua a impilare libri su libri che forse un giorno leggerà.
Ama i gatti, i viaggi, la storia dell’arte, il cinema e il teatro, insomma, tutto ciò che racconti il mondo.
Crede fermamente nel potere delle storie e della condivisione, perché se la lettura è un atto solitario, i libri sono fatti apposta per creare connessioni. Non chiedetele di scegliere un libro preferito, potrebbe entrare in crisi, cambiando idea di continuo.

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