Quando si parla di cozy crime, si pensa subito a villaggi pittoreschi, misteri apparentemente insolubili, investigatori improvvisati e una buona dose di ironia. Il club delle arzille detective di Amanda Ashby offre tutto questo, ma aggiunge anche qualcosa di più: una riflessione delicata e sincera sul lutto, sulla solitudine e sulla capacità di ricominciare.
Il club delle arzille detective
Dopo la morte del marito Eric, Virginia Cole, detta Ginny, lascia la propria vita alle spalle e si trasferisce nel tranquillo villaggio di Little Shaw, dove trova lavoro come assistente nella biblioteca locale. La speranza di costruirsi una nuova quotidianità viene però bruscamente interrotta quando, appena al secondo giorno di lavoro, scopre il cadavere di Louisa, l’antipatica direttrice della biblioteca.
Ginny, inizialmente molto insicura e titubante nonostante la sua spiccata capacità di osservazione, decide di indagare insieme a un gruppo di vedove decisamente fuori dal comune; insieme cercano di salvare dalla prigione Alyson, figlia di una delle sue nuove conoscenze e ancora profondamente ferita dalla fine del matrimonio con Bernard, oggi sposato proprio con la vittima.
Si era trasferita a Little Shaw sperando di trovare un modo per superare il dolore terribile che la teneva in ostaggio. E anche se non era esattamente ciò che aveva immaginato, l’amicizia spontanea tra quelle tre donne le aveva fatto capire che cosa mancasse alla sua vita.
Il vero punto di forza del romanzo risiede proprio nelle sue protagoniste.
Ginny, Hen, JM e Tuppence sono donne molto diverse tra loro, accomunate però da un’esperienza che ha cambiato radicalmente le loro vite: la perdita del compagno. Ashby affronta il tema del lutto con grande sensibilità, mostrando come ciascuna reagisca al dolore in maniera personale e come non esista un modo giusto o sbagliato di elaborare un’assenza. Nel piccolo villaggio vengono considerate eccentriche, quasi strambe, ma il loro club rappresenta in realtà uno spazio di ascolto e comprensione reciproca.
Interessante è anche il modo in cui il romanzo estende il concetto stesso di lutto. La sofferenza di Alyson per la fine del matrimonio con Bernard viene trattata con lo stesso rispetto riservato alle vedove. Non c’è alcuna gerarchia del dolore, nessun fastidioso “c’è di peggio” a minimizzare i sentimenti di chi soffre. Ogni perdita viene riconosciuta nella sua importanza e nella sua capacità di lasciare ferite profonde.
Accanto a questo emerge un altro tema centrale: l’amicizia. Quella che nasce tra le protagoniste non deriva da particolari affinità caratteriali, ma dalla condivisione di una fragilità comune. Le vedove accolgono Ginny senza giudicarla, offrendole un sostegno autentico e dimostrando come la solidarietà possa nascere anche tra persone che, in altre circostanze, forse non si sarebbero mai frequentate.
Il petto di Ginny le fece male e all’improvviso capì perché quelle tre donne le avevano chiesto aiuto. Perché chi è simile si attrae. Avevano riconosciuto il suo dolore silenzioso. E a differenza di Nancy e Ian, che amava profondamente, quelle tre vedove conoscevano perfettamente quella desolazione e sapevano quanto fosse difficile lottare contro il vuoto.
E anche se Alyson non era una vedova, stava combattendo lo stesso dolore travolgente, ma senza alcun sostegno, a parte Hen, che poteva solo osservare, impotente.
Sul fronte dell’indagine, Amanda Ashby rispetta tutti i canoni del cozy crime.
C’è il poliziotto burbero e inizialmente scettico, l’ispettore capo James Wallace, destinato a ricredersi sulle capacità investigative delle sue improbabili collaboratrici; ci sono episodi irresistibilmente sopra le righe, tra tombe profanate e inseguimenti automobilistici che vedono protagoniste le arzille detective; c’è la vita del villaggio, dove tutti sanno tutto di tutti, e persino un gatto randagio particolarmente intuitivo che conquista rapidamente un posto nella storia e nel cuore della protagonista.
Eppure, al di là dei cliché più amati dagli appassionati del genere, il romanzo non rinuncia a costruire un mistero solido e ben orchestrato. La soluzione finale riesce a sorprendere senza apparire forzata, mantenendo vivo l’interesse fino alle ultime pagine.
Primo volume di una serie destinata a proseguire già a gennaio 2027 con un nuovo capitolo, Il club delle arzille detective è una lettura piacevole, rassicurante e intelligente, nonostante, va detto, qualche errore di troppo per mancanza di un’attenta rilettura prima del visto, si stampi. Un cozy crime che offre il conforto tipico del genere senza rinunciare a parlare di perdita, rinascita e amicizia.

un libro per chi: trova un luogo confortevole quando legge di piccoli villaggi inglesi in cui accadono strani omicidi
autrice: Amanda Ashby
titolo: Il Club delle arzille detective
traduzione: Martina Moggi e Giulio Pistolesi
editore: Storm
pagg. 240
€ 12,50

