Letti da un soldo di Enrique González Tuñón

Ho sempre avuto un debole per i perdenti, le puttane, i reietti, per la variegata umanità delle corti dei miracoli, per gli ubriaconi e per i sognatori.
Ecco perché Letti da un soldo di Enrique González Tuñón, pubblicato da Arkadia nella collana Xaimaca, è una raccolta di racconti che a lungo resterà in primo piano nella mia libreria.

Letti da un soldo

Enrique González Tuñón, nato e vissuto a Buenos Aires nella prima metà del Novecento, narra di emarginati affamati e invisibili, che vivono ai confini della società, non rinunciando però ai sentimenti più umani e profondi.
In questa silloge che unisce scritti dall’impronta letteraria fortemente sociale, Tuñón affronta i temi tanto cari alla corrente Boedo, che in quegli anni si contrapponeva alla fantasia borghese del circolo Florida, portato avanti dal ben più noto Jorge Louis Borges: la lotta per la sopravvivenza, l’estrema povertà degli onesti costretti a diventare disonesti, la corruzione diffusa tra le persone “per bene”, la prevaricazione del diritto alla dignità che dovrebbe invece appartenere a ciascun essere umano.

Così, ne I cinque, racconto che apre la raccolta, incontriamo un gruppo di personaggi sudici ma poetici, in grado di esprimere con schiettezza – mai volgare o patetica – il male di vivere di chi non ha un posto nel mondo e si accontenta di riposare in un lurido e mal frequentato dormitorio, dove i posti letto costano solo un soldo.

In fin dei conti, cos’è un uomo onesto?
L’imprenditore che sfrutta centinaia di operai, paga le tasse quando non riesce eluderle con una tangente, rispetta leggi e regolamenti, ingrassa, convive legittimamente con regolare iscrizione all’anagrafe, educa i figli sempre nella stessa scuola, mangia con la voluttà di un animale, occupa la sua poltrona a teatro, si ricrea con musica stucchevole, rutta e dorme paciosamente, è un uomo onesto.
Il dipendente che accetta la sua condizione di suddito e vuole far carriera, è il perfetto leccapiedi del padrone, vende i suoi colleghi per molto meno di trenta denari, rispetta l’orario, si gode le ferie, fa figli e si pavoneggia con la moglie incinta, è un uomo onesto e, per di più, è un uomo che si preoccupa del suo futuro.
Il funzionario che sfrutta una una sinecura procurata orizzontalmente da sua moglie; il disgustoso politicante che nutre un’autoelogiativa aspirazione all’immoralità, sono persone oneste. Sono stufo dell’onestà.

La marginalità, la rassegnazione, la solitudine non danno tregua in nessuna pagina, emergendo da un’atmosfera spudoratamente grottesca, a tratti surreale, che culmina nel racconto Il paese degli uomini umidi, probabilmente il più bello di questo libro così breve ma ricco di brutale incanto.

Nessuna geografia contiene il profilo del paese degli uomini umidi, perché il paese degli uomini umidi è uno stato dell’anima. Uno stato di tristezza senza rimedio dove i giorni appendono manifesti di noia e le ore dicono con la loro monotonia che la vita non vale la pena di essere vissuta.

Con una prosa icastica che non risparmia nulla ed è resa ancor più ficcante dalla brillante traduzione di Marino Magliani e Riccardo Farrazzi, Letti da un soldo si rivela una lettura veloce ma intensa, capace di lasciare un segno profondo e indelebile in chiunque abbia a cuore la sorte dei più deboli.

Letti da un soldo di Enrique González Tuñón

un libro per chi: è sempre dalla parte degli invisibili

autore: Enrique González Tuñón
titolo: Letti da un soldo
traduzione: Marino Magliani e Riccardo Ferrizzi
editore: Arkadia
pagg. 124
€ 14

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