Ottanta rose mezz’ora di Cristiano Cavina

Mentre leggevo il nuovo romanzo di Cristiano Cavina, appena uscito per Marcos y Marcos, continuavo a domandarmi se alcuni lettori si sarebbero imbarazzati trovandosi di fronte all’amore e alle scelte di Sammi e Diego, protagonisti di Ottanta rose mezz’ora.
Un amore mostrato nel suo senso più vero e intimo: erotico e cerebrale, spudorato e impenitente, quasi spaventoso.

Ottanta rose mezz’ora

Diego è uno scrittore mediamente noto, che sopravvive andando in giro per l’Italia e oltre confine, tra presentazioni, seminari, lezioni e ospitate tv.
È anche un ex marito e un padre carico di sensi di colpa, incapace di relazionarsi con la rabbia del’ex moglie e con l’adolescenza della figlia.

Diego è soprattutto un uomo non ancora quarantenne, che si trova di fronte a una ragazza attraente e decisamente sexy, fiera portatrice di un culo che parla e di una coda di cavallo sbarazzina.

Conoscere una persona è come salire su una montagna. Quando si arriva sul crinale ci si mette insieme. Ma non si può stare fermi lì. La vita va avanti. Si deve decidere da che parte scendere. E io in quella più comoda non ci stavo bene.

La ragazza che lo fa trasalire e sperare in una relazione è Chantal, che lui subito soprannomina Sammi perché quel nome, ammettiamolo, davvero non si può sentire pronunciare in una placida cittadina di provincia.
Titolare di una scuola di danza sull’orlo del fallimento, Sammi è appena uscita da una rapporto difficile con un bamboccione sprezzante, che per anni le ha tarpato le ali, trascinandola nella bassezza dell’insoddisfazione.

La scintilla tra Ego e Sammi scatta immediatamente e altrettanto rapidamente s’infuoca, alimentata dal desiderio bruciante del corpo dell’altro e dal piacere potente che arriva solo quando il sesso passa anche attraverso il cervello.
Non si promettono nulla, evitano smancerie e si amano senza pudore, mettendo a nudo il corpo tanto quanto l’anima, il cuore, i sogni e le tragedie.

Mentre lui porta sulle spalle il fallimento del ruolo paterno e la pena di scrivere, lei tenta faticosamente di pagare il mutuo acceso per mantenere attiva la scuola di danza; entrambi, disillusi feriti dalla vita e con gli occhi sempre spalancati sulla realtà, sanno bene che i sogni non bastano a far quadrare i conti e che i compromessi devono necessariamente diventare il pane di chi vuole partecipare al banchetto della vita.

La soluzione la propone Sammi: abituata a scopare per amore e per gioco, decide di prostituirsi tra una lezione di danza e un turno al centro commerciale dove lavora.
Ottanta euro per mezz’ora, centocinquanta per un’ora di sesso con uomini sconosciuti, adescati attraverso un annuncio.
Una scelta non certo presa a cuor leggero ma fondamentale, che vede in Diego un complice affettuosamente attento, presente e nondimeno perverso, ormai sempre più distante dalla scrittura e concentrato solo su quell’amore tragico e potente.

Quotidianamente, con dedizione, andavo dissipando il mio talento, per quanto mediocre fosse, e distruggendo il poco di carriera che in tanti anni avevo costruito.
Mi annullai nella vita non tanto di Sammi, ma di Commessa Birichina, riducendomi a essere l’occhio tra le fessure.
E lo facevo con un tale piacere che lasciava senza fiato.
Era una tragedia su scala ridotta, a misura d’uomo, che mi gustavo in ogni sua minima sfumatura.

Sammi, determinata e instancabile, accumula denaro e torna finalmente a respirare, anche se quegli uomini hanno odori che la turbano, se tutte quelle chiacchiere la svuotano e il rischio di incontrare qualcuno di conosciuto è sempre dietro l’angolo.

E mentre si affannavano sul suo corpo, lei gettava occhiate alle fessure delle persiane, il broncio piegato in un ghigno feroce: non erano che bancomat di carne, da spremere, strizzare, e quando venivano non usciva seme ma fragranti banconote da cinquanta, che andavano a riempire la vecchia teiera sul mobiletto della cucina; l’unica cosa davvero utile che avrebbero potuto lasciare su questa terra.

Con un linguaggio tanto sfacciato da far arrossire chi crede che amore faccia rima soltanto con cuore, Cristiano Cavina ci regala la storia di una sognatrice forte e coraggiosa, capace di mettersi duramente in gioco pur di veder realizzate le proprie aspirazioni.
Una storia non romantica ma pregna di sentimenti, raccontati con uno stile asciutto e crudele, che rivela un nuovo lato dell’autore romagnolo.
Un lato che forse farà discutere ma che, è il caso di dirlo ad alta voce, lo conferma di diritto in prima linea quando si parla di bravi autori italiani.

Ottanta rose mezz'ora di Cristiano Cavina

un libro per chi: cerca una tragedia contemporanea e attuale, raccontata con leggerezza e priva di giudizi estremi

autore: Cristiano Cavina
titolo: Ottanta rose mezz’ora
editore: Marcos y Marcos
pagg. 197
€ 17

2 comments

  1. Vediamo se ce la faccio il 21 che sarà in Feltrinelli, il libro mi attrae anche se la Quacchera che è in me potrebbe coprirsi gli occhi con le mani, dita larghe perché in fondo voglio vedere.
    Mai letto nulla di Cavina, forse tocca cominciare.

    1. Questo è un Cavina davvero diverso dai precedenti, quindi anomalo rispetto ai suoi altri libri!
      Ma non è mai troppo tardi per imparare a conoscerlo… adesso che è candidato allo Strega, spero che in tanti lo recuperino.
      Ciao Sandra, saluti e baci da Cracovia!

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