Accade spesso, spessissimo, che i romanzi definiti “young adult” siano illuminanti anche e soprattutto per gli adulti non più giovanissimi.
È il caso di Monster di Walter Dean Myers, prolifico autore statunitense morto nel 2014, che viene per la prima volta pubblicato in Italia grazie a Marcos y Marcos.

Monster

Il romanzo cult di Myers ha una struttura davvero originale.
È lo stesso protagonista Steve Harmon, a decidere che leggeremo la sua tragica vicenda come se fosse la sceneggiatura di un film.

Steve è in prigione, accusato di essere complice di una rapina finita con un omicidio.
Il processo che deciderà il suo futuro sta iniziando e il ragazzo, appassionato di cinema grazie anche agli insegnamenti del suo professore, il signor Sawicki, decide di prendere nota di tutto ciò che sta vivendo, trascrivendolo come se fosse una lunga sequela di scene visive.

Così, tra un piano lungo e un primo piano, scopriamo che Steve è nero e che sembrerebbe essere stato il palo che ha liberato il campo d’azione di James King, a processo con lui, e di Bobo, già condannato e pronto a puntare il dito sui due imputati pur di avere uno sconto di pena.
Fin dalle primissime pagine si percepiscono la paura del protagonista, il dolore per essere rinchiuso con detenuti violenti e senza speranza, l’ansia di essere condannato, ma anche il terrore di essere considerato da tutti – dagli amorevoli genitori, dal fratellino Jerry, dalla sua avvocata O’Brien, dalla comunità intera – un MOSTRO.

VECCHIO DETENUTO
Devono metterti dentro. Un tizio muore e tu finisci dentro. Funziona così. Perché dovrebbero lasciarti andare? E non dirmi perché sei giovane. Non conta che sei giovane quando un tizio muore. Perché dovrebbero lasciarti andare

STEVE
Perché sono un essere umano. Anch’io voglio una vita! Che c’è di male?

VECCHIO DETENUTO
Niente. Ma ci sono delle regole da rispettare. Commetti un crimine, finisci dentro. Tu ti comporti da schifo, loro ti trattano da schifo.

Subito s’insinua nei lettori e nelle lettrici il pregiudizio che Steve, in quanto nero e vicino a certi ambienti, possa davvero aver preso parte all’assassinio del povero negoziante, il signor Nesbitt.

Solo andando avanti nell’appassionante lettura riusciremo a cogliere tutto ciò che lo stesso imputato vive e pensa, empatizzando naturalmente con lui, nel bene e nel male.
A volte lo crederemo colpevole, altre saremo pronti a giurare che non c’entri nulla con gli altri aggressori, ma sempre, fino alla fine, il dubbio permeerà la lettura, perché Steve – non nascondiamoci sotto inutili giri di parole – è nero: la percezione dei fatti sarebbe diversa se fosse bianco? Se venisse da un’ottima famiglia borghese di professionisti, che vivono in un bel quartiere di bianchi?

Vorrei che Jerry fosse qui. Non in prigione, ma con me in qualche modo. Che cosa gli direi? Pensa a tutti domani della tua vita. Sì, direi così. Pensa a tutti domani della tua vita.
Quando le luci si sono spente, credo di aver sentito qualcuno piangere nell’oscurità.

Tra i tanti, è soprattutto questo il più potente punto di forza di Monster, il saperci mettere di fronte, di fianco e dentro a una storia capace di scardinare pregiudizi e sentenze.
Il ritmo narrativo è incalzante, avvincente, da vero e proprio page turner che merita una luminosa ribalta tra le uscite editoriali più recenti.
Assolutamente da far leggere ai giovani, dopo ovviamente averlo divorato per primi.

Monster di Walter Dean Myers

un libro per chi: continua a indignarsi per il razzismo

autore: Walter Dean Myers
titolo: Monster
traduzione:
editore: Marcos y Marcos
pagg. 229
€ 16

Dal romanzo è stato tratto il film diretto da Anthony Mandler e disponibile su Netflix.


Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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