Siracusa di Delia Ephron

Siracusa di Delia Ephron

Delia Ephron, con la compianta (e per me amatissima) sorella Nora, ci ha abituati alle commedie sentimentali intelligenti e ironiche.
Per questo da Siracusa mi aspettavo una storia di coppie, tradimenti e avventure, da leggere con un sorriso smaliziato.
Ma se c’è una cosa che m’hanno insegnato i bei libri è che nulla si deve dare per scontato e che c’è sempre qualcosa da scoprire nelle pagine di un romanzo scritto bene.
E l’ultima opera della Ephron non può che confermare questo semplice dogma letterario.

Siracusa

Come voglio presentarvi Siracusa? Su un piatto di ceramica bianca, spaghetti – viscosi, di un giallo tenue – mischiati con piccole vongole, pomodorini, prezzemolo e ricoperti di mollica di pane tostato.

Lizzie è una giornalista, una narratrice. Ha vissuto un periodo di splendore professionale, ma ora è ferma da un po’, come se amare Michael equivalesse a pagare un pegno sulla propria notorietà.
Lo ama, lo stima, lo accondiscende in tutto, lo comprende nei suoi distacchi e lo attende a ogni ritorno.
O forse, semplicemente, chiude gli occhi e ignora la verità che la circonda.

La sera prima della partenza, Lizzie aveva intinto un pezzo di pane nell’olio d’oliva e stava per infilarselo in bocca quando aveva alzato lo sguardo. Ci siamo. Avevo visto il pensiero che le attraversava la mente. Sono felice così. Mi stava rassicurando. Non è ridicolo? Non importa se non abbiamo più un cazzo da dirci. Sono felice così.
Nel nostro rapporto c’era tanta familiarità che non avevo bisogno che lei ci fosse perché ci fosse. Potevo supplire alle sue frasi, ai suoi pensieri.

Michael ha la fama del grande drammaturgo e scrittore. Quando era molto giovane ha messo in scena una piece teatrale che gli ha fatto vincere un Pulitzer, regalandogli un’allure da intellettuale che ha poi alimentato con affabulazioni e fantasie date in pasto al mondo. Mascolino, pensieroso, cinico e distaccato, Michael è stanco di stare con Lizzie e crede di desiderare altro. Ma forse, quel desiderio, è solo il banale tormento che certi individui fomentano in nome dell’arte.

Il seduttivo e scanzonato guascone Finn, ex amore e amante di Lizzie, di cui ora è leale amico, ha un ristorante a Portland e qualche dubbio sul proprio matrimonio. Sta pensando di tradire la moglie con una pescatrice di aragoste, ma lo farebbe solo per rivendicare quell’amor proprio che la consorte calpesta continuamente.

Mia moglie è una molto spigolosa. Avete presente quel film, Edward mani di forbice? Mi ricordava Tay, un tipo vulnerabile che era capace di farti a fette. Feci del mio meglio per abbracciarla senza farmi accoltellare dal suo gomito.

L’algida, insicura, opprimente, ipercontrollata e indisponente moglie di Finn, Taylor, è talmente ossessionata dalla figlia Snow da costruirle attorno un’infrangibile campana di vetro, che la protegge da tutto ciò che lei ritiene sconveniente e pericoloso.
Ma chi è in realtà Snow? La timida e ipersensibile bambina di dieci anni, che la madre vuol credere, o piuttosto un’inquietante e patologica disagiata, con una morbosa cotta per il fascinoso Michael?

Durante una vacanza in Italia, i cinque intrecciano le loro vite in un ricercato gioco delle parti, in quella che apparentemente nasce come una sofisticata commedia americana, per poi, man mano che la lettura scorre, trasformarsi in qualcosa di oscuro e inquietante.

La Ephron tratteggia mangnificamente i suoi personaggi, rendendoli vivi e reali al punto di farceli disprezzare, compatire e odiare, come fossero quei vicini di casa o quei colleghi che conosciamo da anni, di cui sappiamo parecchio ma di cui non riusciamo mai a diventare veramente amici.

Non sono da meno le due città protagoniste, Roma e Siracusa, che l’autrice rivela in tutto il loro decadente splendore, in quella dicotomia tipicamente italiana di un patrimonio artistico magnifico e trascurato, incantevole e fatiscente.

Siracusa è un noir inaspettato, dal ritmo narrativo perfetto, con un finale inquietante e sorprendente.
Un’analisi feroce e impietosa dell’essere umano, delle fragilità che ci scalfiscono e dell’incapacità di vederci, spesso, per quello che siamo.

Siracusa di Delia Ephron

un libro per chi: leggendo si annoia facilmente e ha bisogno di essere sorpreso

autore: Delia Ephron
titolo: Siracusa
traduzione: Enrica Budetta
editore: Fazi
pagg. 334
€ 17,50

Chi ha scritto questo post?

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un "angelo custode di eventi".
Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce diversi gruppi di lettura.
Pratica mindfulness dal 2012, sogna sempre le montagne e ascolta musica jazz.
È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

(2) Commenti

  1. Pier dice:

    E’ proprio vero: ognuno trova nei libri (come nella vita?) quello che vuole. Questo romanzo è di unìinsulsaggine unica! Pieno di luoghi comune e castronerie che raccontarle tutte non ne vale la pena. Citerò solo la descrizione di uno dei protagonisti che a Siracusa, con un caldo asfissiante, mangiando pesce lo accompagna con dell’Amarone!!! Oppure, sempre in tema di alcol, leggere che in Sicilia tutti bevono il prosecco…e mi fermo qua. Non riesco solo a capire come abbia potuto arrivare alla fine

    1. Conosco persone che bevono Sassicaia con l’aragosta… a parte questo, credo sia più esatto dire che ognuno di noi ha il proprio gusto, su libri ma anche sul vino.
      Non è mai obbligatorio arrivare alla fine di un romanzo, si può anche mettere da parte prima che diventi causa di così tanto malumore.

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