Valentina D’Urbano torna in libreria con Tre gocce d’acqua, il nuovo romanzo pubblicato da Mondadori, che racconta una storia di fratellanza potente e viscerale.
C’è qualcosa di assoluto che unisce i tre protagonisti Celeste, Pietro e Nadir, oltre alle famiglie d’origine: il loro è un legame elettivo, di carne, sangue e passione.
La loro storia, il loro amore, terranno incollati alle pagine anche i lettori e le lettrici più esigenti.

Tre gocce d’acqua

I legami di sangue sono affilati, recidono.

Celeste è ancora una bambina quando il fratellastro Pietro, già adolescente e figlio del suo stesso padre, va a vivere con lei, condividendo addirittura la stessa stanza.
È bello Pietro, bello e affascinante. Odora di forza e protezione e in un attimo Celeste lo mette su un piedistallo, adorandolo come solo una sorella minore potrebbe fare.
Sotto a quel piedistallo, però, c’è anche Nadir, il fratellino di Pietro da parte di madre.

Lui e Celeste non hanno nulla in comune oltre a quel legame di sangue.
Celeste è insicura, curiosa, evanescente, delicata; ha da poco scoperto di avere una terribile malattia alle ossa, l’osteogenesi imperfetta, che la rende fragile come il cristallo, tanto da rompersi un piede saltando da uno scivolo o fratturarsi un polso nel tentativo di chiudere una finestra.
Nadir è aspro e selvatico, brutto e scostante; i suoi occhi hanno colori diversi e scrutano il mondo per imparare a difendersi attaccandolo.

I due si incontrano durante una vacanza nella casa di famiglia di Lucrezia, medico che ha in cura Celeste e madre di Pietro e Nadir, ed è subito guerra: la gelosia che entrambi provano per il fratello più grande li rende nemici al primo sguardo, sempre in lotta per conquistare le attenzioni di quel ragazzo alto, saggio e serafico, così tanto più grande di loro.

A nove anni il tempo è un concetto astratto, senza alcun riferimento logico. Non potevo sapere che il ragazzino che stavo per conoscere avrebbe dominato sulla mia vita per i venticinque anni successivi.

Come spesso accade, però, quegli scontri sono la miccia che incendia una forte attrazione.
Celeste e Nadir si respingono, si gridano contro, si combattono fino a sfinirsi, ma qualcosa, oltre a Pietro, li unisce: è un riconoscersi inconsapevole e naturale, un reciproco sentirsi toccati nell’anima, una vicinanza elettiva che diventa complicità, dipendenza e ossessione.

Mentre Pietro diventa un ricercatore universitario in scienze politiche, con una forte attrazione per ciò che accade in Nord Africa e in Medio Oriente, Celeste e Nadir prendono strade distanti e diverse, senza però mai perdersi di vista, tornando sempre a sfiorarsi, a scontrarsi, a intrecciare le loro vite per oltre vent’anni, nascondendo al mondo intero ciò che non riescono a confessare nemmeno a se stessi.
Quando, negli anni tra la primavera araba e la guerra siriana contro Daesh, una lancinante e nefasta tragedia li travolgerà, saranno costretti a fare i conti con quello che non hanno mai avuto il coraggio di dirsi.

Mi ero rotta all’esterno così tante volte che all’interno ero infrangibile. Mi consolava pensare di avere organi indistruttibili, un fegato di latta, un cuore di cemento e ghiaia circondato da ossa di vetro soffiato che non proteggevano niente. Non c’era niente da proteggere. Non mi sarebbe venuto da piangere nemmeno a sforzarmi, ero secca, arida, desertificata.

Valentina D’Urbano in Tre gocce d’acqua racconta magistralmente una storia d’amore inconsueta e perturbante, scandagliando con grande sensibilità tutte le sfumature che compongono lo spettro dei sentimenti umani.
Una narrazione affilata, avviluppante sul piano emotivo, capace di catturare, lasciare il segno e diventare memoria durevole.
Da leggere.

Tre gocce d'acqua di Valentina D'Urbano

un libro per chi: cerca forti emozioni

autrice: Valentina D’Urbano
titolo: Tre gocce d’acqua
editore: Mondadori
pagg. 372
€ 19

Categorie: Leggiamo

Elena Giorgi

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un angelo custode di eventi. Oggi lavora tra sport e turismo, anche se a vederla non si direbbe. Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce un gruppo di lettura dedicato ai romanzi di esordienti italiani. Pratica mindfulness e ogni giorno sceglie di sorridere. È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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