Alcuni romanzi nascono per renderci spettatori di una storia, mentre altri, i più preziosi, riescono a farci entrare davvero nella vita delle persone. Tutte le mattine di Sybil, romanzo d’esordio di Virginia Evans pubblicato da Rizzoli, appartiene decisamente alla seconda categoria. Quando si chiude l’ultima pagina si ha la sensazione di aver trascorso del tempo con qualcuno di reale, una donna imperfetta, brillante, talvolta difficile da comprendere, ma impossibile da dimenticare.
Tutte le mattine di Sybil
La protagonista è Sybil Van Antwerp, ex avvocata e cancelliera di tribunale ormai in pensione.
Da sempre scrive lettere: ha iniziato da bambina e non ha mai smesso; la corrispondenza è il filo che attraversa tutta la sua esistenza e che, nel romanzo, ci permette di accompagnarla per quasi un decennio, a partire dal 2012, quando compie settantatré anni.
Attraverso le lettere indirizzate a parenti, amici, ex colleghi, vicini di casa, sconosciuti incontrati per caso e persino a scrittori come Joan Didion, Larry McMurtry, Ann Patchett e altri, Sybil ci racconta chi è stata e chi continua a essere.
Ma io concepisco la vita piuttosto come una lunga strada che percorriamo in un’unica direzione. In linea di massima un cammino solitario nelle turbolenze del mondo e dei venti. Su picchi rocciosi. Nella neve. E a volte spunta qualcuno con cui si percorre un tratto e altre volte (è qui che volevo arrivare), altre volte si vedono in lontananza delle luci che rinfrancano, una casa isolata o forse un villaggio, e si assapora il tepore della sosta e si entra. Forse si mangia qualcosa di caldo e si resta per la notte, o forse si rimane per qualche anno.
Le lettere non sono soltanto uno strumento per portare avanti la trama, ma sono soprattutto il modo in cui Sybil abita il mondo. Ogni mattina si siede alla scrivania, prende carta e penna e dedica tempo, attenzione e pensiero alle persone che fanno parte della sua vita.
In un’epoca dominata dalla fretta e dalla comunicazione istantanea, il suo modo di scrivere appare quasi rivoluzionario. Sybil riflette prima di rispondere, sceglie con cura le parole, ricorda dettagli, fa domande, si interessa sinceramente agli altri. Le sue lettere diventano così una forma di presenza, un modo concreto di voler bene a modo suo.
Ed è forse questo l’aspetto più contagioso del romanzo. Leggendo viene spontaneo chiedersi quanto tempo dedichiamo davvero alle nostre relazioni e quanto spesso, invece, ci limitiamo a comunicazioni rapide e superficiali. Sybil dimostra che la scrittura può essere un autentico atto di cura, non perché renda tutto più semplice, ma perché costringe a fermarsi e a prestare attenzione.
Venendo alla tua domanda sullo scrivere lettere. Comincio dicendo che le tue righe mi hanno confortato perché il segreto sta tutto qui: le lettere per me sono assai più significative di qualsiasi cosa io abbia fatto in campo giuridico. Sono il pilastro della mia vita, mentre la professione legale è durata solo una trentina d’anni. Quello di cancelliera era un lavoro; le lettere esprimono la persona che sono.
Dietro la donna ironica, colta e spesso pungente si nascondono però ferite profonde.
Sybil sta progressivamente perdendo la vista a causa di una malattia degenerativa, vivendo quindi nel costante timore di non poter più né leggere né scrivere, spaventata all’idea di perdere l’unico modo in cui riesce veramente a comunicare.
Convive inoltre con un dolore immenso che il romanzo svela poco alla volta, insieme a quel senso di sradicamento che deriva dall’incertezza sulle proprie origini. L’autrice costruisce questi aspetti con grande abilità, disseminando indizi attraverso lettere indirizzate a un misterioso destinatario e attraverso inquietanti missive anonime che arrivano a casa della protagonista. È un pizzico di mistero che spinge a continuare la lettura e che lascia intuire quanto la durezza mostrata da Sybil durante la sua carriera sia stata, in fondo, una forma di sopravvivenza.
A me sta bene così. (Certo che di tanto in tanto mi viene in mente, in certe occasioni saltuarie, appunto, come se fosse un piccolo livido: perché si abbandona un bambino? Una creatura appena nata lo capisco. Una decisione presa prima che l’idea di bebè diventi un bebè reale. Ma una bambina di quattordici mesi, che può mai venire in corpo a una persona per arrivare a tanto? Sono pensieri che mi passano per la testa ma senza un senso di impellenza, un piccolo livido che ogni tanto vado a stuzzicare.)
Tra le relazioni più belle raccontate nel romanzo c’è quella con Harry, il figlio di un ex collega. Attraverso il loro scambio di lettere emerge un lato sorprendentemente materno della protagonista, capace di offrire sostegno e comprensione a un ragazzo che sta attraversando momenti difficili. È una delle tante dimostrazioni di come Sybil riesca a creare legami autentici persino a distanza.
Deliziosi sono anche gli scambi con gli scrittori che ammira, poiché Sybil non esita a scrivere loro per esprimere opinioni sulle opere lette e spesso riceve risposte cordiali, grate, talvolta affettuose. In particolare, il rapporto con Joan Didion rivela una profonda affinità tra due donne accomunate da perdite dolorose e da una straordinaria capacità di trasformare il dolore in parole.
Di vita ce n’è una sola. È terribilmente ingiusto, vero?
Nel corso degli anni vediamo Sybil invecchiare. Il fisico diventa più fragile, la vista peggiora, alcune certezze vengono meno, eppure il suo spirito rimane luminoso, curioso, originale. La donna continua a cercare gli altri, a costruire relazioni, a lasciarsi sorprendere da nuovi incontri e persino da inattesi corteggiatori che ne riconoscono il fascino e l’intelligenza.
Il finale è commovente senza essere stucchevole. È il saluto perfetto a una donna che, attraverso migliaia di lettere, ci ha consegnato il racconto della propria esistenza.
Quando il romanzo termina, si ha quasi la tentazione di controllare la cassetta della posta, sperando di trovare una lettera firmata Sybil Van Antwerp.

un libro per chi: si emoziona sempre quando trova una cartolina o una lettera personale nella buchetta della posta
autrice: Virginia Evans
titolo: Tutte le mattine di Sybil
traduzione: Giuseppina Oneto
editore: Rizzoli
pagg. 370
€ 18.50

