Io e la lepre di Chloe Dalton

Sulla copertina di Io e la lepre di Chloe Dalton c'è il disegno di una lepre con glio occhi vispi che fissano il lettore o la lettrice

Come può essere la vita di chi incrocia per caso il proprio cammino con quello di un piccolo animale selvatico e cerca di prendersene cura senza per forza addomesticarlo? È da questa personale esperienza che Chloe Dalton ha dato forma a Io e la lepre, un libro difficile da rinchiudere in una sola definizione. È memoir, perché racconta un’esperienza vissuta in prima persona, è saggio, perché raccoglie una quantità sorprendente di informazioni sulla vita delle lepri, ma, soprattutto, è il resoconto di un lento cambiamento interiore.

Io e la lepre

Durante il lockdown del 2020, nella campagna inglese dove si è rifugiata, la giornalista Chloe Dalton trova a pochi passi da casa un minuscolo leprotto rimasto solo.
Decide di occuparsene, ma fin dal primo istante s’impone una regola imprescindibile: proteggerlo senza trasformarlo in un animale domestico. Niente nome, nessuna forzatura, il minor numero possibile di interferenze; l’obiettivo non è creare un legame di possesso, bensì custodire la sua natura selvatica, rispettando quella distanza che rende possibile un’autentica convivenza tra specie diverse.

Quella che potrebbe sembrare una semplice storia di amicizia tra una donna e un animale si rivela presto qualcosa di molto più ricco. Le pagine sono fitte di osservazioni, curiosità e approfondimenti che Dalton raccoglie durante i mesi di isolamento, facendosi spedire libri dalle biblioteche per comprendere davvero la creatura che le vive accanto. Il risultato è un racconto che intreccia biologia, etologia, folklore e storia culturale, ricordando come la lepre sia stata per secoli una figura avvolta da un’aura di mistero, spesso associata alla magia, ai cicli della natura e a significati simbolici profondi.

Più forte di un soffio, più acuto di un sospiro, più dolce di un grugnito e più armonioso di uno sbuffo: quel suono sfuggiva ogni definizione. Somigliava alla nota più tenue che respiro più delicato può produrre in un’armonica: un’esalazione breve e acuta, nata da una compressione avvenuta a chissà dove, dato che avevo letto che le lepri sono prive di corde vocali.

La parte più affascinante, però, nasce dall’osservazione quotidiana. Dalton descrive con straordinaria precisione l’aspetto del piccolo animale, le sue abitudini, i movimenti improvvisi, le scelte che agli occhi umani sembrano inspiegabili e perfino pericolose. È evidente quanto l’affetto cresca giorno dopo giorno, eppure l’autrice non cede mai alla tentazione di umanizzare la lepre. Al contrario, è proprio l’accettazione della sua alterità a rendere così intenso il loro rapporto.
Amare significa lasciare essere, non trattenere.

La verità era che quella creatura mi dava conforto. A volte mi alzavo dalla scrivania per osservarla, incantata dalla sua calma e dal suo contegno tranquillo. Non potevo fare a meno di confrontare la sua serenità con la frenesia che aveva caratterizzato la mia vita per anni: un’esistenza segnata da allerta costante, imprevedibilità e stress.

Nel frattempo, non cresce soltanto la lepre, cambia anche la donna che la osserva.
Abituata a una professione fatta di continui spostamenti e di un ritmo frenetico, Dalton impara a rallentare, a concedere valore all’attesa e a guardare il paesaggio con occhi diversi. La presenza silenziosa dell’animale diventa così l’occasione per interrogarsi sul posto che gli esseri umani occupano nel mondo. La natura, suggerisce l’autrice, non chiede di essere dominata né interpretata secondo categorie umane: richiede rispetto. E forse molti dei danni che abbiamo inflitto agli altri viventi non derivano soltanto dall’avidità, ma anche dalla superficialità con cui ci siamo abituati a considerarci il centro di tutto.

È questo il cuore pulsante di Io e la lepre. Non si tratta quindi solo di un memoir che celebra un’amicizia eccezionale, né di un saggio che accumula nozioni fini a sé stesse, ma è un invito ad arretrare di un passo rispetto alle nostre certezze per osservare, ascoltare e comprendere. Entrare in punta di piedi nella relazione tra Dalton e la lepre significa farsi carico di una domanda che continua a risuonare ben oltre l’ultima pagina: qual è davvero il nostro ruolo nel mondo?

Poi arriva il finale, di quelli che commuovono senza ricorrere ad alcun artificio narrativo. Non ci sono gesti costruiti per strappare lacrime né animali trasformati in esseri umani; nessun afflato disneyano, nemmeno un paio di occhioni lacrimevoli che suggeriscono un legame familiare che sta per interrompersi. C’è soltanto uno sguardo rivolto verso il cielo, carico di gratitudine e di consapevolezza. È uno di quei finali che non cercano a ogni costo di emozionare lettrici e lettori, ma che ci ricorda quanto sarebbe bello riuscire, almeno per un istante, a sentirsi parte dello stesso universo insieme a tutte le altre forme di vita.

Grazie al leprotto avevo riscoperto il piacere di essere legata a un luogo e la quieta soddisfazione che deriva dall’esplorarlo a fondo, anziché cercare continuamente una via di fuga, convinta che la felicità potesse trovarsi solo in esperienze nuove.

Assolutamente da leggere.

un libro per chi: quando è in mezzo alla natura sente di trovarsi nel posto giusto

autrice: Chloe Dalton
titolo: Io e la lepre
traduzione: Marinella Magri
editore: Neri Pozza
pagg. 304
€ 20

Chi ha scritto questo post?

Emiliano-romagnola, ragazzina negli anni ’80, si è trasferita a Milano nel 2008 e per molto tempo è stata un "angelo custode di eventi".
Da anni si occupa anche di libri: modera incontri letterari, ha ideato e realizzato la rassegna Segreta è la notte e conduce diversi gruppi di lettura.
Pratica mindfulness dal 2012, sogna sempre le montagne, ascolta musica jazz e vive un'intensa storia d'amore con il suo beagle Franco.
È meno cattiva di quello che sembra e vorrebbe morire ascoltando “La Bohéme” di Puccini.

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