Ultima neve di Arno Camenisch

Ogni volta che leggo un libro dello svizzero Arno Camenisch mi ricordo ciò che desidero davvero: una vita semplice.
Una vita montanara come quella di Paul e Georg, i protagonisti di Ultima neve, romanzo breve pubblicato dall’editore Keller.

Ultima neve

Paul e Georg gestiscono uno skilift nel Cantone dei Grigioni.
Si conoscono da sempre e trascorrono insieme buona parte della loro giornata, tenendo in vita l’impianto che per anni è stato meta di tantissime persone e quindi fonte primaria della loro sussistenza. Ogni giorno raggiungono la loro baita, si accomodano e iniziano a preparasi all’arrivo degli sciatori: dividono i biglietti in pile di colore diverso, oliano gli ingranaggi affinché tutto funzioni per il meglio, vigilano sulle condizioni meteo per essere pronti a qualsiasi intemperia.
Ma il tempo non è più quello di una volta. Oggi la neve stenta a scendere e quegli inverni gelidi, con muri di ghiaccio alti metri, non si vedono più da un bel pezzo.
Oggi è già tanto che sui monti ci sia una spruzzata di zucchero a velo, che di certo però non basta a chi vuole indossare gli sci e scendere dalla pista più e più volte, dando un senso all’esistenza di quello skilift.

Verrebbe quasi da dire che fa sempre più caldo come raccontano le vallette del tempo in tivù, anche se quello della Merica, il testa di paglia coi capelli gialli, continua a insistere che sono tutte balle. Chissà come riesce rifarsi la pettinatura uguale tutti i giorni, pazzesco.

Non sono uomini di mondo Paul e Georg. Hanno sempre vissuto tra quelle montagne e hanno sempre fatto quel lavoro, ma la poca esperienza fuori dal loro piccolo orticello non li ha resi ciechi e insensibili rispetto ai cambiamenti, non solo climatici, che lentamente avvengono attorno a loro.
Dice il Paul che suo figlio non ha ancora deciso cosa fare da grande e che questo, ai tempi suoi, non succedeva, mentre oggi ci sono troppe alternative e un giovane non può che perdersi cercando quella che ritiene più giusta, così come succede con l’amore, che ormai dura poche settimane, perché tutto è fugace ed è così facile lasciar andare.
Poi ci sono le botteghe del paese, che da un giorno all’altro non le trovi più, perché chi le gestiva finisce al camposanto e nessuno ha più voglia di faticare a tenerne aperta una, quando basta spostarsi un po’ più in là per trovare tutto in uno di quei supermercati giganteschi, grandi come una città.

Allora, se la neve non cade e se la montagna lentamente si spopola, perché i turisti dovrebbero salire fin qua?

Si capisce perché gli inglesi vengono a curarsi in montagna negli alberghi in voga, dice il Paul, far prendere aria alla testa negli inverni alpini è diventato di moda oltre cent’anni fa, e la Retica a pompare turisti dalle terre piatte fin quassù, dove stendiamo all’aria fresca le anime esaurite come lenzuola appena lavate, adesso cosa ci facciamo coi turisti se non c’è più neve, non possiamo farli camminare tutto il santo giorno, finisce che si prendono uno strappo, e poi non è detto che sia sano marciare d’inverno con questa aria fredda e i polpacci biotti, ti becchi la cistite come quelli dello Schneckenhof nella Foresta nera. Ci fosse un po’ di neve il problema sarebbe risolto, o quanto meno la soluzione in vista, non ci piove, ma se l’inverno abbassa la coda e nella Bassa fa primavera a febbraio, che i parlamentari girano in braghe corte e le donne in gonnella, a chi vuoi che salti in mente di salire a sciare, ci serve lo sparaneve.

La prosa è semplice e schietta, vera come come dovrebbe essere la vita privata di ogni inutile orpello, incantevole e convincente come le favole dei nonni lette davanti al camino.
Tra immagini folcloristiche – la rissa delle maestre a scuola, una lepre da esposizione che stranamente resuscita, il turista rimandato a casa perché reo di voler pagare il biglietto con una carta di credito – e grandi verità – la prima impressione è una condanna, non te ne liberi più – Camenisch racconta con la solita grazia dello scafato narratore la malinconia per i tempi che inesorabilmente cambiano e lasciano spazio a una società perennemente di corsa.
Perché se un tempo nevicava tanto il lunedì, il popolo della montagna saliva per sciare, mentre oggi, invece, è di certo impegnato a fare altro.
Un amarcord, come tutti i romanzi di Camenisch, che apre riflessioni profonde e appaga bisogni ancestrali.

L'ultima neve di Arno Camenisch

un libro per chi: cerca ovunque la pace e il silenzio della montagna

autore: Arno Camenisch
titolo: Ultima neve
traduzione: Roberta Gado
editore: Keller
pagg. 104
€ 12,50

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